2a Guerra Mondiale 1943-8


L'offensiva anglo - americana


Inno Turchia 



Nei giorni 20 e 21 marzo, a prezzo di altissime perdite, la «50a» divisione britannica riuscì ad operare una penetrazione nella linea del Mareth, costituendo un cuneo nello schieramento della «1a» Armata italiana. Ma il 22 il generale Messe ordinò un contrattacco che, condotto dalla « 15a » divisione corazzata tedesca e da reparti di Bersaglieri, recideva alla base il cuneo britannico, annientando buona parte dei reparti della «50a » divisione. In seguito a questa azione, Montgomery rivolgeva tutti i suoi sforzi ad una manovra aggirante attraverso il deserto, già iniziata dal Corpo neozelandese e dai reparti francesi dell'«8a» Armata britannica. Dal 18 marzo infatti queste unità iniziavano la marcia attraverso le zone desertiche del Daher, dirigendo verso la stretta di el-Hamma, che conduceva alle spalle della linea del Mareth. Il giorno 21 il Corpo neo-zelandese, al comando del generale Freyberg, iniziò l'attacco in direzione di el-Hamma. Foto in alto le truppe dell'« 8a» Armata, marciano verso el-Hamma. Al centro un pezzo anticarro inglese in azione al Mareth, durante il contrattacco italo-tedesco. Nella foto in basso un cannone germanico di grosso calibro catturato.

Nel settore di Gafsa il «11» Corpo americano rinnovava i suoi attacchi, lanciando sempre nuove riserve nella mischia, senza però spezzare la resistenza e senza poter impedire i vittoriosi contrattacchi della «Centauro» che riceveva in rinforzo reparti della «154a» e della «214a» divisione corazzata tedesca. Frattanto nel settore di el-Hamma, pernio di tutto il fronte tunisino, la situazione si andava facendo insostenibile per le truppe italo-tedesche. Il 22 marzo un contrattacco della «15a» divisione corazzata germanica non riusciva a ristabilire la situazione. Il 26 gli inglesi, che avendo inviato nella zona anche il X Corpo, disponevano sul posto delle migliori unità dell'«84a» Armata, lanciarono un attacco in forze, scardinando la difesa. Minacciata alle spalle, e solo dopo aver ricevuto l'ordine dal Comando superiore, la «14a» Armata Italiana era costretta ad abbandonare questa linea per ritirarsi sull'Uadi Akarit. Nella foto in alto a sinistra i soldati inglesi all'assalto di una posizione italiana. Notare la tensione nei volti contratti dei combattenti nemici, che attesta l'asprezza della lotta. Al centro a sinistra la «14a» divisione corazzata britannica penetra ad el-Hamma. In basso a sinistra carro pesante tedesco distrutto. In alto a destra « fortezze volanti » americane bombardano l'aeroporto di el-Alouina. A destra al centro le truppe americane entrano a Maknassy. Nella foto in basso la cattura di un lanciarazzi tedesco. I serventi sono caduti vicino al proprio pezzo.

La resistenza Italo - Tedesca




Mentre l'Annata del Mareth si ritirava verso la linea dell'Akarit, nel settore di el-Hamma le unità italo-tedesche di copertura proseguivano la resistenza, facendo segnare il passo alle divisioni britanniche. Il 29 giunse anche a queste unità l'ordine di raggiungere la linea di resistenza della 15 Armata, e le truppe di Montgomery riuscirono cosi a superare finalmente il passo di el-Fiamma. Nella foto in alto le camionette del Raggruppamento Sahariano in azione. Al centro un pezzo controcarro, montato su un automezzo del Raggruppamento, tira contro forze corazzate inglesi a ridosso del « Gebel ». In basso incendiati i mezzi motorizzati nemici gli uomini del Raggruppamento Sahariano rastrellano i prigionieri.


31 marzo 1943. Mentre la «1a » Armata italiana completava il proprio schieramento sulla linea dell'Akarit, il «II» Corpo d'Armata americano riprese, con maggiore intensità, i suoi attacchi nella zona di Gafsa. Ma ogni progresso, ogni conquista di terreno, veniva annullata dagli immediati, decisi contrattacchi della divisione « Centauro », che prodigava senza risparmio i pochi carri armati di cui ancora disponeva. L'attacco americano registrava un completo insuccesso, se si eccettua il solo risultato di tenere legate al fronte poche unità corazzate tedesche. Nelle foto una sorprendente documentazione delle azioni controffensive condotte dalla « Centauro ». In alto i carri armati italiani si avvicinano, sotto il fuoco, ai reticolati americani. Al centro durante un assalto, un nostro carro è centrato in pieno. In basso una cannonata ha mancato un « M. 13 » della « Centauro ».

Medaglie d'Oro della battaglia di Tunisia. Da sinistra a destra: 1) Il capitano pilota Urbano Mancini, particolarmente distintosi al comando di aerosiluranti prima e durante la battaglia per la Tunisia. 2) Il tenente di vascello Franco Mezzadra, che nella battaglia navale di « Mezzo Agosto » aveva affondato un incrociatore britannico, durante lo sgombero di Tunisi si sacrificava con la sua motosilurante, incendiata durante un aspro combattimento con unità nemiche. 3) Il tenente Gianni Tatuanti della divisione « Giovani Fascisti », caduto durante un assalto contro forze corazzate americane. 4) Il serg. Claudio Bressanin del «66° Ftr. Trieste» che, benchè ferito contrattaccava truppe britanniche, cadendo alla testa dei suoi uomini. 5) Il caporale Giovanni Cracco del «310» Rgt. Fanteria Carrista che, ferito quattro volte, proseguiva il fuoco cadendo di fronte al nemico.


Nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, il settore centrale del nostro schieramento sull'Uadi Akarit venne attaccato dalla «50a» e dalla «51a » divisione britanniche e dalla «4°» divisione indiana, appoggiate dal fuoco di 450 cannoni. Come già sul Mareth, le truppe dì Montgomery non riuscirono a superare la resistenza e la reazione violentissima delle truppe italiane. Esse proseguirono indomabili nella lotta sulle posizioni iniziali fino a quando il Comando superiore della Tunisia non impose alla «1a» Armata italiana di ritirarsi dall'Akarit, per non essere presa alle spalle in caso di sfondamento del fronte occidentale. Nella foto in alto fanterie italiane, appoggiate da guastatori, si apprestano ad un contrattacco. Nella foto in basso i soldati italiani scattano all'assalto, togliendo alle truppe britanniche le posi«ioni che questi avevano appena occupato a prezzo di altissime perdite.

Dal 7 al 13 aprile 1942, le truppe italiane e tedesche effettuarono un ordinato movimento di ritirata verso la estrema linea difensiva posta a circa 60 km. a sud di Tunisi. Durante il ripiegamento, ogni tentativo di aggiramento e di annientamento delle nostre unità venne stroncato da pronte puntate controffensive. Giunto davanti alla linea di Enfidaville, Montgomery riorganizzò per quasi una settimana le sue truppe, per lanciarle contro le salde posizioni italiane. Il 19 aprile ebbe inizio l'offensiva dell'« 8a » Armata britannica, che falli ancora una volta di fronte alla eroica resistenza italiana. Nella foto in alto a sinistra una nostra posizione durante la battaglia. A sinistra al centro guastatori italiani in azione controffensiva espugnano un fortino nemico. Foto in basso a sinistra le autoblinde della «Centauro » conquistano Gafsa durante l'avanzata nella prima fase della campagna tunisina, Nella foto in alto a destra il generale Calvi di Bergolo, comandante della divisione corazzata « Centauro », con gli ufficiali del suo Stato Maggiore, nel settore di Gafsa. Nella foto in basso a destra i Giovani Fascisti, reduci da Bir el-Gobi, ancora in linea.


Cinque giorni durò l'offensiva di Montgomery contro la «1a» Armata italiana a Enfidaville. Epicentri della lotta il villaggio montano di Takruna ed il Djebel Garci. A Takruna, contro la intera «2a» divisione neozelandese, appoggiata da forti unità corazzate, stavano truppe italiane inferiori agli effettivi di due battaglioni: i resti del 1° battaglione del « Ptr. Trieste », due compagnie della « Folgore », una compagnia Granatieri ed un plotone tedesco. Nonostante la enorme sproporzione di forze, durante cinque giorni di furiosi attacchi e contrattacchi, i soldati italiani non arretravano di un metro. Altrettanto accadeva al Djebel Garci, difeso da elementi delle divisioni « Trieste » e « Pistoia » contro la «4a» divisione indiana, che non riusciva ad avanzare. Riconosciute troppo forti le posizioni italiane, Montgomery sospendeva l'offensiva. L'attenzione dell'Alto Comando alleato si rivolgeva al settore della «5a» Armata germanica, nella quale erano inquadrati anche reparti italiani, come il glorioso Reggimento « San Marco ». Nella foto in alto Camicie Nere da sbarco del Reggimento « San Marco ». Questa unità aveva all'attivo azioni brillantissime, condotte in tutta la campagna di Tunisia, fra le quali spiccano quella compiuta appena dopo lo sbarco contro un gruppo motocorazzato americano, che venne completamente distrutto, e la eliminazione di un reparto di « berretti rossi » (i famosi paracadutisti inglesi) sceso alle spalle del nostro schieramento. Al centro Giovani Fascisti con un pezzo controcarro sostengono l'assalto nemico. In basso i nostri Bersaglieri in un impetuoso contrattacco.


Fallita la prova di Montgomery contro la nostra « 1a » Armata, ebbe inizio, il 22 aprile, l'attacco sul settore centrale del fronte tunisino, a sud-est della capitale. Le unità prescelte a condurlo furono il «V» ed il «IX» Corpo della « la » Armata britannica, che lanciarono nella mischia 4 divisioni di fanteria e 2 corazzate su un fronte di circa 30 km, Il giorno seguente attaccò il «II» C. A. americano, nel settore occidentale Biserta-Mateur. La «5a» Armata tedesca si difese valorosamente e condusse anche contrattacchi con i reparti corazzati della divisione « Góring » appena arrivati sul fronte, ma i risultati furono trascurabili per le cospicue riserve gettate nella mischia dagli anglo-americani. Questi ultimi, detenendo il dominio del mare e dell'aria, ricevevano ogni giorno ingenti quantità di materiale, mentre i nostri rifornimenti, già in partenza molto più modesti, venivano falcidiati dal blocco nemico. In questi giorni, nel disperato tentativo di rifornire le truppe di Tunisia, le formazioni degli aerei da trasporto italiani e germanici, subirono altissime perdite, che ascesero, il 18 aprile, a circa 50 aerei. Nella foto in alto « S 82 » italiani verso la Tunisia, Foto al centro una formazione di « Ju 52 » tedeschi sorvola l'isolotto di La Galite, diretta a sud. In basso, un eccezionale documento fotografico: aerei da trasporto tedeschi, che per sfuggire alle puntate dei caccia avversari volano a pelo di acqua, vengono mitragliati da una formazione di bimotori americani.




Durante la battaglia per la Tunisia si distinsero particolarmente gli equipaggi delle navi mercantili e delle unità di scorta che assicuravano un regolare flusso di rifornimenti alle truppe impegnate. I convogli infatti, costretti a navigare nelle acque del Canale di Sicilia., reso ancora più angusto dagli estesi campi minati, furono esposti continuamente alla tremenda offensiva aero-navale anglo-americana. Le aride cifre che riportiamo bastano a dare la visione del dramma dei nostri convogli. Dal 12 novembre 1942 al 13 maggio 1943 furono sbarcate in Tunisia 294.000 tonnellate di rifornimenti, oltre 67.000 uomini e circa 10.000 carri armati e automezzi. Mentre nella prima fase della lotta le perdite non superavano il 23%, nei primi giorni di maggio si registrarono perdite del 77% dei materiali inviati. Nel Canale di Sicilia inoltre 243 navi andarono perdute e di queste il 67% per la sola offesa nemica. Nelle foto in alto a sinistra 1) il Cap. di Corvetta Settica, Medaglia d'Oro alla memoria, che al comando del caccia « Folgore » si immolò con la sua nave in un aspro scontro contro incrociatori nemici. 2) il Cap. di Fregata Foscari, decorato anch'egli di Medaglia d'Oro, comandante del caccia « Camicia Nera». Le due unità durante un servizio di scorta, avevano contrattaccato una divisione di incrociatori britannici, mettendo a segno due siluri e numerosi colpi di cannone. Nella foto in alto a destra un convoglio italiano in navigazione verso la Tunisia. Nel riquadro il Capitano di L. C. Cesare Rosasco, decorato di Medaglia d'Oro al V. M., per aver affondato a colpi di cannone un sommergibile inglese che aveva attaccato in superficie la sua unità mercantile navigante senza scorta. In basso a sinistra la « Rotta della morte » attraverso i campi minati del canale di Sicilia. In basso a destra una immensa fiammata nella notte segna la fine di un trasporto italiano.

<< precedente 1943 successiva >>

1 1a 2 3 3a 4 5 6 7 8 9 10 11 11a 12 12a 13 13a 14 14a 15 16 16a 17 17a

18 18a 19 19a 20 20a 21 22 22a 23 24 24a 25 26 27 28 28a 29 30 31 31a 32 32a 33 34

35 35a 36 37 37a 38 38a 39 40 40a 41
                                               
 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.