2a Guerra Mondiale 1943-6 (1942)


La battaglia aeronavale delle isole Salomone


Inno Taiwan 



Il 26 ottobre 1942 la flotta nipponica al comando dell'ammiraglio Nagumo otteneva dopo dieci ore di combattimento, un notevole successo sulla flotta americana dell'ammiraglio Kinkaid che fu costretta ad invertire la rotta ed allontanarsi verso la Nuova Caledonia. In questa battaglia, detta « delle Isole Santa Cruz », veniva affondata la portaerei statunitense « Hornet », e colpita la «Enterprise », insieme alla modernissima nave da battaglia « South Dakota.» e ad unità minori. L'essere rimasto senza portaerei efficienti, mentre i giapponesi disponevano ancora della « Zulkako » e della « Junyo » intatte (oltre alle due danneggiate), induceva l'ammiraglio americano a rompere il contatto. Nella foto in alto un incrociatore pesante della Marina imperiale naviga, con le altre unità della flotta, verso il nemico. In basso si apre il fuoco da un caccia giapponese.

13, 14 e 15 novembre 1942. Si combatte la battaglia navale per Guadalcanal. Essa costituì lo scontro decisivo fra le due flotte avversarie nel mare delle Salomone, e si concluse con la sconfitta giapponese, sconfitta che la flotta del Tenno non seppe più rimontare, e sfociò nell'abbandono di Guadalcanal. In alto a sinistra l'eccezionale foto ritrae l'affondamento dell'incrociatore ausiliario americano « Colhoun », mentre un'altra unità statunitense assiste impotente all'ultimo atto della tragedia. A sinistra al centro ed in basso due eccezionali documenti sugli scontri notturni nelle acque dell'arcipelago delle Salomone. Al centro un incrociatore americano sotto il tiro giapponese. E' visibile la vampata di un colpo nipponico in partenza. In basso un altro raro documento di guerra: la fotografia mostra due incrociatori statunitensi sotto il fuoco. In alto a destra le torri binate di una nave da battaglia giapponese. In basso a destra: una divisione di navi da battaglia del Sol Levante in navigazione verso il nemico.


La battaglia combattuta dal 13 al 15 novembre 1942 nelle acque di Quadalcanal fu determinante ai fini della conclusione della lotta nell'arcipelago delle Salomone. Lo scontro fu causato dalla impellente necessità per i nipponici di sbarcare importanti forze terrestri a Guadalcanal e per arginare la costante pressione delle forze americane. L'Alto Comando giapponese contava per la realizzazione del suo piano soprattutto sulle gravi perdite sofferte dalla marina americana nella battaglia di Santa Cruz. Durante la notte del 13 novembre quindi, mentre una divisione di corazzate giapponesi bombardava l'aeroporto di Henderson Field nel tentativo di neutralizzare il potenziale aereo statunitense, una squadra di incrociartori americani attaccava decisamente le unità nipponiche, cogliendole completamente di sorpresa mediante l'uso del radar. La battaglia, combattuta a distanza tanto ravvicinata che più volte le opposte formazioni schierarono di entrare in collisione, fu una delle più accanite tra i combattimenti dell'intero conflitto nippo-americano, e si concluse con la vittoria delle armi statunitensi. Furono affondate una corazzata giapponese, la « Hiyei » e due cacciatorpediniere, mentre le forze americane perdevano tre incrociatori e due caccia. In alto una nave da battaglia giapponese in azione. In basso le artiglierie di un incrociatore pesante americano sparano, tanto sono vicine, con alzo « O» sulle corazzate giapponesi.



Il 14 novembre la flotta da battaglia giapponese rinnovò il bombardamento dell'aeroporto americano di Guadalcanal, mentre i convogli da sbarco nipponici si avvicinavano sempre più all'isola contesa. Durante la notte sei incrociatori e quattro caccia giapponesi colpirono ripetutamente il campo di Henderson Field, contrastate da sporadici attacchi di siluranti americane, che comunque impedirono lo svolgimento completo dell'azione. Nel frattempo aerei dell'aviazione navale americana, alzatisi in volo dalla portaerei « Enterprise » attaccavano il convoglio giapponese in rotta per Guadalcanal affondando otto trasporti ed uno degli incrociatori che aveva eseguito il bombardamento notturno. Nonostante gli attacchi aerei americani quattro trasporti giapponesi riuscivano ad incagliarsi sulle coste di Guadalcanal ed iniziavano le operazioni di sbarco. Nella foto in alto le unità di un convoglio nipponico manovrano disperatamente per sfuggire all'azione area statunitense. In basso a sinistra un caccia giapponese sotto il tiro dell'aviazione americana. A destra l'affondamento di uno dei trasporti nipponici centrato in pieno dalle bombe americane.


Il 15 novembre una squadra nipponica giunse nelle acque di Guadalcanal per proteggere lo sbarco iniziato il giorno precedente. Contemporaneamente giungevano nello stesso settore le corazzate americane « Washington» e « South Dakota » che attaccarono decisamente le unità giapponesi, affondando la corazzata « Kirishima » ed un caccia, mentre l'aviazione navale completava la distruzione dei trasporti giapponesi arenati sulla spiaggia di Guadalcanal durante la notte precedente. Si concludeva così la battaglia decisiva per il possesso delle Salomone: infatti da questo momento in poi le truppe del Tenno a Guadalcanal, vista l'impossibilità di ricevere ulteriori rinforzi, furono ridotte sulla difensiva. Nella foto in alto la corazzata statunitense « Washington » apre il fuoco sulla flotta giapponese. Nella eccezionale foto sono visibili (in alto a destra) i proiettili da 406 mm. sparati dalle grosse artiglierie americane. In basso la fine di una nave mercantile giapponese sotto una tempesta di bombe.

La battaglia del 13, 14 e 15 novembre fu caratterizzata dalla mancanza, nella flotta giapponese, di navi portaerei. Il Gran Quartier Generale Imperiale, volendo limitare la perdita di navi di questa categoria, volle imperniare una certa fase della lunga battaglia nei mari delle Salomone sull'intervento esclusivo degli aerei di base a terra. Gli americani invece non rinunciarono mai all'impiego delle navi portaerei, portandole in zona di combattimento perfino danneggiate, come si ebbe a verificare per la portaerei «Enterprise».«Poichè - scriveva, l'ammiraglio Halsey quel tempo anche mezza nave contava». Nelle foto riportiamo una straordinaria sequenza che ritrae le varie fasi dell'attacco di un aereo suicida giapponese ad una portaerei statunitensi. In alto a sinistra i marinai americani corrono sul ponte di volo per evitare di essere investiti dall'aereo nemico. Al centro a sinistra l'aereo suicida sta arrivando, ed il personale di bordo della portaerei si butta ai lati della nave. In basso a sinistra l'esplosione. In alto a destra divampano gli incendi e l'equipaggio mette in azione gli estintori. Nella foto a destra al centro un aspetto del ponte di volo dopo l'attacco. Nella foto in basso a destra sul ponte ancora danneggiato e rappezzato con mezzi di fortuna già si apprestano gli aerei per la battaglia.

Vista la sempre crescente importanza dell'aviazione negli scontri navali, fu intensificata al massimo negli Stati Uniti la produzione di numerosi tipi di navi portaerei, particolarmente studiate per i vari usi cui erano destinate. Per le particolari necessità del fronte del Pacifico venne costruito un gran numero delle cosiddette portaerei di squadra, grandi unità attrezzate per condurre in azione grosse formazioni aeree. Queste navi, riunite in squadre agenti indipendentemente per la prima volta nella storia delle operazioni navali, costituirono la principale forza d'attacco americana nella lotta contro il Giappone. Anche in questo particolare settore fu il potenziale industriale americano a decidere le sorti dello scontro: si pensi infatti che gli Stati Uniti al termine del conflitto possedevano oltre cento unità di questo tipo (oltre a quelle messe in campo dalla Marina Britannica) contro una decina giapponesi, di cui solo alcune varate durante la guerra, le due unità tedesche tipo «Graf Zeppelin» e le due unità italiane tipo « Aquila », approntate verso la conclusione del conflitto e mai entrate in azione. Inoltre le portaerei americane furono dotate di importantissime attrezzature Radar e di modernissimi impianti di mitragliere antiaeree, che raggiunsero persino il calibro di 47 e di 76 mm. Le maggiori unità della flotta statunitense furono dotate di complessi antiaerei che raggiungevano, ed in alcuni casi sorpassavano, le 150 bocche da fuoco automatiche. Questa impressionante attrezzatura bellica mise in grado le forze navali americane di fronteggiare con successo, malgrado le gravi perdite, i tremendi attacchi dei « Piloti Sucidi» nipponici. Nelle due foto le mitragliere di una portaerei U.S.A. in azione.



Guadalcanal è il centro di tutti gli scontri, di tutti i combattimenti, di tutti i singoli innumerevoli episodi della guerra aeronavale del Pacifico sudoccidentale. Intorno a quest'isola le due parti contendenti disputano la posizione di predominio, e questa passa da appannaggio del Giappone ad esclusività, degli Stati Uniti. Nella foto In alto una silurante giapponese sta per scomparire inghiottita dalle acque dal mare. Al centro la visione di un convoglio americano dopo un attacco aereo nipponico. Al centro sono visibili le colonne di fumo degli aerei giapponesi precipitati in mare. In basso il sommergibile statunitense « Argonaut », di quasi 3.000 tonnellate, affondato mentre posava mine nelle acque di Guadalcanal.



8 febbraio 1943. Si conclude la tragedia di Guadalcanal. In questa dura battaglia, iniziata il 7 agosto con lo sbarco dei « marines » e protrattasi per 7 mesi esatti, giapponesi ed americani hanno dato il meglio della propria capacità combattiva ed hanno sacrificato con grande eroismo e sprezzo delle perdite, le proprie forze migliori. In quest'isola prima sconosciuta delle Salomone si sono decise le sorti della guerra. In alto a sinistra la drammatica foto di un marinaio americano ucciso al suo posto di combattimento. Foto in alto a destra soldati nipponici hanno condotto all'estrema dimora i propri camerati caduti, dove riposeranno all'ombra dello stendardo guerriero del Sol Levante. Nella foto in basso su una nave americana i rappresentanti delle varie specialità imbarcate rendono gli ultimi onori alle salme dei compagni caduti nei tremendi combattimenti.


L'America in guerra: cannoni senza palle.

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