2a Guerra Mondiale 1943-40/A


L'attacco alle isole Gilbert


Inno Perù 



21 novembre 1943. Nell'atollo di Makin, sull'isola di Butaritari, per tutto il giorno 20 ed il 21 novembre si prolungavano durissimi combattimenti fra gli 800 giapponesi ed i 6.500 marines. Alla sera del 21 questi riuscivano ad avere ragione dei difensori e concludevano vittoriosamente la campagna per Makin. In due giorni di battaglia le perdite nipponiche assommavano, su un totale di 800 uomini a 696 morti e 104 prigionieri, questi ultimi quasi tutti lavoratori coreani. Le perdite americane si limitavano invece a 63 morti e 150 feriti, cui si aggiungevano altri 43 morti e 20 feriti provocati sulla nave da battaglia Mississippi dall'accensione prematura di una carica di artiglieria da 406 mm. Nella foto in alto il ponte di volo di una portaerei nipponica durante le operazioni di partenza degli apparecchi. A sinistra in basso un aereo giapponese si stacca dal ponte di volo. A destra in basso un apparecchio nipponico sorvola una propria formazione navale.


21 novembre 1943. A Betio, nonostante la accanita resistenza giapponese, le truppe d'assalto americane riuscivano a conquistare la parte occidentale dell'isola, mentre sulla estremità orientale erano respinti tutti gli attacchi. Allo scopo di aggirare l'ostacolo, nel pomeriggio le truppe d'assalto statunitensi sbarcavano sull'isolotto di Bairiki (nello stesso atollo di Tarawa, ad oriente di Betio), incontrandovi lieve resistenza da parte del debole presidio nipponico. Mentre si svolgevano queste operazioni sulle spiagge e nelle jungle di Makin e Tarawa, le forze aeronavali della marina nipponica compivano il massimo sforzo per ostacolare l'operazione anfibia della VII Flotta dell'ammiraglio Nimitz, ma senza riuscire ad ottenere risultati apprezzabili, data la enorme inferiorità di forze. In queste operazioni veniva duramente colpita, durante un attacco di 15 aerosiluranti giapponesi, la portaerei Indipendence. Nella foto in alto apparecchio giapponese in azione contro un atollo delle Gilbert. Nella foto in basso formazione di bimotori da bombardamento nipponici in volo di guerra nel cielo di Tarawa.


23 novembre 1943. Durante la prima metà del giorno 23 le truppe americane, che avevano facilmente superato nei giorni precedenti la resistenza nipponica a Bairiki, passavano da quest'isola alla costa orientale di Betio, ancora in saldo possesso delle truppe giapponesi. Per tutta la giornata si combattevano durissimi scontri ma, nonostante la tenacia ed il valore delle unità del Tenno, i reparti d'assalto della Divisione marines riuscivano in serata a terminare la distruzione delle forze giapponesi ed a concludere la conquista dell'isola contesa. Con Betio e Bairiki cadeva nelle mani degli americani tutto l'atollo di Tarawa, ma tale successo era pagato a duro prezzo, con la perdita di 3.301 morti, pari al 22% circa delle forze impiegate. La guarnigione nipponica (3.800 uomini compresi i lavoratori coreani) subiva perdite leggermente superiori: 3.654 morti ed i 146 superstiti prigionieri. Di questi ultimi solo 14 erano soldati e tutti feriti. Nella foto in alto l'attacco di apparecchi giapponesi contro una formazione navale americana. In basso tiro di unità nipponiche durante l'operazione delle isole Gilbert.


La conquista di Tarawa concludeva il ciclo operativo americano nell'anno 1943 contro lo schieramento giapponese del Pacifico centrale. Infatti per colpire efficacemente la munitissima base navale di Tunk, nelle isole Caroline, perno del sistema difensivo nipponico, era necessario poter disporre delle isole Marshall, potentemente fortificate. Questa situazione aveva reso necessaria l'occupazione delle isole Gilbert, le cui basi erano indispensabili per le operazioni anfibie svoltesi nel 1944 contro le Marshall e le Caroline. Inoltre questi tremendi combattimenti furono determinanti per le successive azioni anfibie anglo-americane, sia sul fronte del Pacifico, sia sul fronte Europeo. Prima di allora infatti le esperienze di sbarco si limitavano alle azioni contro la Sicilia, l'Africa del Nord ed alcuni settori del Pacifico meridionale e, come abbiamo visto, le forze da sbarco alleate non avevano incontrato serie difficoltà nell'occupazione delle nostre spiagge. Le esperienze di sbarco nel Pacifico riusciranno poi preziose agli americani in Normandia per l'invasione dell'Europa. Nella foto aerosiluranti nipponici attaccano unità USA a nord della N. Britannia.


Le perdite delle basi navali e soprattutto aeree nei settori delle Salomone, delle Gilbert, della Nuova Guinea e della Nuova Britannia, costituiva un colpo gravissimo, per le forze nipponiche. Infatti, la relativa facilità con cui erano cadute queste posizioni giapponesi frustrava completamente la tattica di logoramento contro le forze anfibie americane. Tattica determinata dalle gravi perdite subite dalla marina Imperiale nipponica letteralmente sopraffatta dall'enorme potenziale bellico industriale americano. Durante la prima fase del conflitto alle 9 portaerei nipponiche se ne erano aggiunte 4 di nuova costruzione, ma nello stesso periodo, 6 unità di questo tipo erano state affondate dalle forze aero navali statunitensi. Ne le 2 enormi corazzate da 75.500 t., la Yamato e la Musashi, varate nei cantieri giapponesi alla fine del 1941, erano in grado di sostenere la situazione quando si pensi che, oltre ad 8 navi da battaglia, gli americani avevano varato fino ai 1943 ben 51 portaerei di vario tipo e tonnellaggio. A questa situazione di palese inferiorità l'Alto Comando nipponico aveva cercato di ovviare dislocando negli aeroporti disseminati sul fronte del Pacifico numerose forze dell'aviazione navale. E' chiaro quindi come l'occupazione delle basi insulari costituisse una gravissima perdita per le forze giapponesi. Nella foto un aerosilurante nipponico, in volo verso il nemico, sorvola le unità della flotta.


25 novembre 1943. Allo scopo di rinforzare le proprie truppe nel gruppo di Bougainville, l'Alto Comando giapponese faceva partire da Rabaul, nella Nuova Britannia, 5 cacciatorpediniere con circa 700 soldati a bordo, da trasportare nell'isola di Buka (alla estremità nord occidentale di Bougainville). Queste unità, appena giunte fuori del porto, nello stretto di San Giorgio tra la Nuova Britannia e la Nuova Irlanda, venivano intercettate, nella notte tra il 24 ed il 25 novembre, da 5 Cacciatorpediniere americani. Nel combattimento che ne seguiva, 3 unita nipponiche venivano affondate ed 1 danneggiata, mentre tutti i caccia statunitensi restavano illesi. Nella foto in alto la portaerei americana Indipendence colpita da un aereo silurante il 21 novembre. Al centro la portaerei di scorta Liscome Bay, affondata il 24 dello stesso mese al largo dell'atollo di Makin. Nella foto in basso il sommergibile giapponese (della classe 1.53) che affondò la Liscome Bay.


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