2a Guerra Mondiale 1943-40


L'attacco alle isole Gilbert


Inno Myanmar 



Mentre la III Flotta dell'ammiraglio Halsey effettuava le operazioni anfibie nelle Salomone occidentali, la VII Flotta americana al comando dell'ammiraglio Nimitz preparava contemporaneamente l'attacco contro le isole di Makin e Tarawa, allo scopo di riconquistare il gruppo delle isole Gilbert, già britanniche ed occupate dai giapponesi nella prima fase della guerra. Per questa operazione la VII Flotta si suddivideva in 6 Task Forces modello Task Force 50 (11 portaerei, 6 navi da battaglia, 6 incrociatori, 22 caccia) per la protezione dell'operazione, 51 (formata dal solo incrociatore Indianapolis, nave ammiraglia), 52, (3 navi da battaglia, 3 portaerei, 2 incrociatori, 13 caccia) per l'appoggio allo sbarco a Makín, 53 (3 navi da battaglia, 5 portaerei, 3 incrociatori e 21 caccia) per l'appoggio allo sbarco a Tarawa, 54 (formata dalle unità da sbarco) e 57 comprendente tutte le forze aeree accentrate (bombardieri di base a Funafuti; velivoli della VII Forza Aerea dislocati alle Samoa, Phoenix, Baker; forze per la difesa delle isole Ellice; 900 aerei dell'aviazione imbarcata). Nella foto in alto attacco aereo americano contro l'isola di Nauru, ad occidente delle Gilbert. In basso partenza di aerei da una unità della Task Force 53.


19 novembre 1943. Per iniziare la preparazione all'operazione anfibia contro Makin e Tarawa, diciannove quadrimotori americani partiti dalla base di Funafuti gettavano 21 tonnellate di bombe sull'isola di Betio, perno della difesa dell'atollo di Tarawa. Nella stessa giornata, verso sera, 3 incrociatori pesanti americani riprendevano il martellamento dell'isola, colpendola a lungo con i loro pezzi. Frattanto, durante la notte, le unità che trasportavano le truppe d'assalto, riunite nel V Corpo Anfibio che ammontava a 22.000 uomini, 6.500 per Makine 15.500 della 2a div. marines per Tarawa, si avvicinavano alle spiagge di sbarco. All'alba del giorno 20 i due atolli venivano sottoposti ad alcune ore di bombardamento aereo e navale, cui partecipavano anche le modernissime navi da battaglia con i loro cannoni da 406 mm.. Nella foto in alto i marines all'assalto sul terreno ondulato di Tarawa, sconvolto dalle esplosioni e cosparso di palmizi smozzicati. Nelle foto in basso truppe americane avanzano a Makin precedute da incendi e distruzioni provocati dai bombardamenti aeronavali.

20 novembre 1943. Alle ore 10.40 le prime ondate di marines raggiungevano le spiagge settentrionali dell'isola di Butaritari, nell'atollo di Makin, nella quale erano presenti circa 800 giapponesi fra soldati e lavoratori coreani che si difendevano accanitamente appoggiandosi ad un intenso tiro di mortai e di mitragliatrici. Ciò nonostante le truppe d'assalto degli Stati Uniti formavano una robusta testa di sbarco ed iniziavano l'avanzata verso l'interno. Nella foto a sinistra in alto soldati americani all'assalto di una collina fortificata nell'atollo di Tarawa. A sinistra al centro si sbarcano materiali e mezzi corazzati anfibi a Makin. A sinistra in basso la resa dei rari superstiti giapponesi a Tarawa. A destra in alto obice americano da 75 mm. in azione nella jungla di Makin. A destra al centro un idrovolante quadrimotore della marina nipponica abbattuto nella laguna di Makin. In basso feriti americani vengono ricaricati sui mezzi da sbarco e riportati sulle navi.


20 novembre 1943. L'assalto alle spiagge di Tarawa veniva invece effettuato con un'ora di anticipo sull'operazione di Makin. Qui i reparti da sbarco americani presero d'assalto con particolare impeto le spiagge dell'isola di Betio (la maggiore dell'atollo di Tarawa) difesa da circa 2.700 soldati nipponici e 1.100 lavoratori coreani. La tenace resistenza nipponica inflisse alle forze da sbarco statunitensi notevoli perdite. La relazione ufficiale americana infatti così descrisse l'aspra lotta a Tarawa: (La piccola isola era coperta di cadaveri, tutto era distrutto ed incendiato; le casematte giapponesi si erano potute conquistare solo mediante i lanciafiamme e getti di benzina infiammata attraverso le strette feritoie). Nella foto in alto marines in azione con lanciafiamme contro le postazioni giapponesi sistemate in caverna. Nella foto in basso un lanciafiamme americano elimina col suo micidiale getto infuocato un reparto nipponico annidato in una capanna.


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