| LA
BATTAGLIA AERONAVALE DELLE ISOLE SALOMONE
Lo sbarco americano a Guadalcanal e la ripresa offensiva delle forze anglo-americane nella
Nuova Guinea costituirono i segni tangibili del mutato corso della guerra
nello scacchiere dell'Oceano Pacifico. Segni di un mutamento che ebbe le sue prime avvisaglie sul
mare, come è logico, del resto, trattandosi di un teatro di guerra prevalentemente marittimo
con la vittoria americana nella battaglia delle isole Midway. Siamo all'inizio dell'inverno 1942. Tragica
apertura di stagione per le forze del Tripartito, che con queste tre battaglie perdute vede il tramonto
della fortuna militare e della sua supremazia su tutti i fronti: Stalingrado,
El Alamein, Guadalcanal. Nel teatro di guerra del Pacifico e dell'Asia
sudorientale, il mantenimento dell'iniziativa da parte delle forze annate imperiali nipponiche si
registrava ormai solo in casi sporadici ed assolutamente limitati. In Birmania la prodigiosa
avanzata delle divisioni giapponesi in un terreno impraticabile e ad enorme distanza dal territorio
nazionale, da Rangoon ad Akyab e a Mandalay era pressochè esaurita. Giunti presso il confine
indiano, i soldati del Tenno furono fermati da una serie infinita di piccoli scontri, ed anche da
battaglie di un certo rilievo, nel settore di Imphal ed in quello di
Akyab. Ma l'invasione dell'India, che era nelle speranze del Tripartito e
dei nazionalisti indiani di Subhas Chandra Bose, non divenne mai realtà.
Strettamente legato allo scacchiere indo-malese e di valore per quest'ultimo determinante,
era il settore di guerra del Pacifico sudoccidentale, formato dal quadrilatero geografico Isole
Salomone, Mar dei Coralli, Arcipelago Bismark, Isole Caroline. Questa immensa distesa di acque,
costellata da innumerevoli isole ed atolli, costituiva il punto chiave, la cerniera, di tutto il
sistema strategico nipponico, poiché forniva protezione e sicurezza ai collegamenti tra le isole
della madrepatria e la zona indomalese, ricca di petrolio e quindi indispensabile alla Marina
imperiale. Non a caso, infatti, le basi principali della flotta nipponica, fino a che esse non
verranno occupate dagli americani, restavano l'atollo di Truk (isole
Caroline), Rabaul (Nuova Britannia, nell'arcipelago Bismarck) e Kavieng
(Nuova Irlanda, nello stesso arcipelago). Su questo settore facevano perno i due grandi
schieramenti giapponesi: quello fronte ad est, che correva dalle isole
Marshall, a Wake, alle Aleutine; l'altro, fronte a sud ed a sud est, che si estendeva
attraverso la Nuova Guinea, l'Indonesia e la Birmania. La lotta per il possesso del Pacifico
sudoccidentale, che sembrava destinato a subire passivamente il dominio delle armi del Sol Levante,
ebbe inizio a Guadalcanal, il principale settore del saliente giapponese sul fronte del Pacifico,
quando gli americani attaccavano con estrema decisione e riscattavano i rovesci subiti nella
prima fase delle operazioni. L'entità della posta era evidente ad entrambi i contendenti, ed in questa
coscienza essi conducevano una dura lotta senza quartiere, in una gara di tenacia e di valore
veramente ammirevoli. Le fasi dello sbarco americano sulle coste settentrionali
di Guadalcanal, principale delle Isole Salomone, la lotta per l'aereoporto di Henderson Field e poi
le battaglie navali di Savo e delle Salomone orientali. La lotta per il controllo
dell'arcipelago delle Salomone, e gli eventi che indussero l'Alto Comando nipponico a decidere lo
sgombero dell'importante settore. Ai primi di ottobre del 1942 la situazione
nell'isola di Guadalcanal era ancora favorevole ai giapponesi. Per ovviare a ciò gli americani
inviavano in rinforzo forti contingenti di « marines ». I tentativi nipponici di intercettare e
distruggere le navi che rifornivano continuamente le truppe statunitensi di Guadalcanal, portarono alla
battaglia navale di Capo Esperance, quell'agguato notturno nel quale il radar e la conseguente
maggiore precisione di tiro degli americani affondarono due incrociatori e due
cacciatorpediniere giapponesi. Dopo qualche giorno la flotta da bombardamento nipponica distruggeva tutti
gli aerei sulle piste di Henderson Field. Ma il 15 ottobre, altri 4.000 soldati degli Stati Uniti
prendevano terra a Guadalcanal, ad onta di ogni azione della flotta giapponese, che in questo
momento deteneva il predominio nella zona. Dal 15 al 21 ottobre le truppe nipponiche
conducevano una impetuosa offensiva contro le posizioni americane, ma il valore leggendario dei
soldati del Tenno non riusciva ad aver ragione della saldezza dello schieramento nemico. Anche
tentativi di sbarco, effettuati il 22 ottobre si rivelavano vani per le truppe giapponesi, che
lasciavano sul terreno 2.000 caduti e 12 carri armati. Il 26 ottobre, a nord est di Guadalcanal, si
accendeva la battaglia navale delle Isole Santa Cruz, terminata dopo dieci ore di scontri
aeronavali con la vittoria della squadra nipponica, che affondava, con il concorso di aerei suicidi, la
portaerei « Hornet ». Restavano danneggiate, da parte giapponese, le portaerei « Zuiho » e «
Shokaku », e nelle file statunitensi, la modernissima nave da battaglia « South Dakota» e la
portaerei « Enterprise ». Novembre è il mese cruciale per l'isola di
Guadalcanal. Agli inizi del mese contingenti nipponici tentano uno sbarco a Punta
Koli, ma vengono quasi interamente distrutti. Un nuovo convoglio di truppe e rifornimenti, allestito a
Bougainville, giunge nelle acque contese nei giorni 13, 14 e 15 novembre, quando si sviluppa nelle sue fasi
alterne la battaglia aeronavale che ebbe risultati disastrosi per le armi imperiali. La perdita di 2
corazzate, 1 incrociatore pesante e 3 cacciatorpediniere (contro 3 incrociatori leggeri e 7
caccia degli americani) aggravata soprattutto dalla distruzione completa del convoglio giapponese
che era partito da Bougainville. Non varrà a compensarla la brillante vittoria notturna della
squadriglia cacciatorpediniere dell'Ammiraglio Tanaka che presso il Capo
Tassafaronga, affonderà nella notte del 30 novembre l'incrociatore pesante americano « Northampton ».
Ma ormai il destino dell'isola è segnato. Le truppe americane, che ricevono continui
rifornimenti, respingono sempre più verso l'interno le forze giapponesi, che hanno visto fallire tutti
i tentativi operati dall'Alto Comando imperiale di portare loro aiuto. La lotta si trasferisce nella
jungla, ed è una lotta di stanamento e di annientamento dei reparti nipponici che si nascondono
e combattono in un territorio estremamente difficile. Per la prima volta gli americani, anche a
costo di dure perdite, compiono con successo la loro « iniziazione » ai combattimenti nella
jungla, che avevano visto fino a ieri dominatori incontrastati i soldati del Sol Levante. Contro
questo sforzo continuo, alimentato in misura sempre maggiore dalle crescenti possibilità della
gigantesca macchina bellica ed industriale degli Stati Uniti, l'eroismo delle truppe giapponesi a
nulla vale. Alla fine dell'anno l'Alto Comando nipponico sospende i tentativi di rinforzare la
guarnigione, che viene completamente evacuata l'8 febbraio 1943.
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