2a Guerra Mondiale 1943-4 (1942)


La difesa Sovietica


Inno Guinea Equatoriale 



Si venne a ripetere all'inverso, la tragica vicenda cui Stalingrado aveva assistito nell'autunno. Questa volta furono i russi ad attaccare ed i tedeschi a difendere metro per metro quelle stesse macerie che poco prima avevano tanto duramente conquistato. Così come Stalin era stato il primo animatore della disperata resistenza sovietica, anche Hitler ordinò alla «6a» Armata del generale von Paulus di non cedere un passo nella speranza di capovolgere nuovamente a favore delle armi tedesche la tragica situazione. A tale scopo vennero concentrate nelle retrovie germaniche molte divisioni per una azione controffensiva. Nella foto a sinistra in alto soldati russi sparano contro le linee tedesche prima di iniziare l'attacco. In basso a sinistra fanti sovietici accorrono con fucili mitragliatori per fronteggiare un contrattacco germanico. Foto a destra prigionieri tedeschi, duramente provati dai combattimenti, escono a braccia alzate dalle macerie della città. Ovunque cadaveri a testimoniare l'asprezza della lotta.


All'inizio di dicembre il Comando tedesco concentro nel settore di Kotelnikovo 8 divisioni, ed altrettante nel settore di Tormossin, allo scopo di rompere l'accerchiamento e liberare la «6a» Armata insaccata a Stalingrado. Le truppe di von Paulus sarebbero entrate in azione allorchè le divisioni liberatrici, comandate dal generale von Manstein, sarebbero giunte a 15 km dalla sacca. In questo modo le unità sovietiche, prese tra due fuochi, sarebbero state travolte ed il fronte meridionale tedesco ricostituito. Il Comando sovietico reagì dapprima attaccando, su un altro settore del fronte, lo schieramento romeno ed ungherese, frantumandoli e prendendo alle spalle la « 8a » Armata italiana che fu costretta cosi a ripiegare, e poi opponendo alla manovra controffensiva tedesca una tattica ritardatrice, che logorò le truppe di von Manstein. Infine i russi gettarono nella lotta grosse formazioni corazzate tenute in riserva, e con esse fecero fallire il tentativo germanico di liberare la « 6a » Armata. In alto un carro armato tedesco in azione tra le rovine. In basso anticarro sovietici in azione nel settore del complesso industriale « Barricata rossa».


Neutralizzata la controffensiva germanica contro la zona di Stalingrado, le truppe russe ripresero i loro attacchi nel settore dell'ansa del Don e nella sacca in cui era rinchiusa l'Armata di von Paulus. Nel corso del tentativo di von Manstein i russi dichiararono di aver messo fuori combattimenti 22 divisioni tedesche. All'inizio di gennaio la sacca di Stalingrado continuò lentamente a restringersi operando una lenta consunzione delle forze che vi erano rinchiuse. In alto la visione di uno dei campi di battaglia di Stalingrado, cosparso di cannoni ed automezzi distrutti, cadaveri, carogne di animali e neve, neve dappertutto. Nella foto in basso una « katiuscia », effettua il suo tiro micidiale contro le linee germaniche.


10 Gennaio 1943. Inizia l'offensiva finale delle forze sovietiche contro i resti della «6a» Armata accerchiate a Stalingrado. Il Comando della Wehrmacht fece numerosi tentativi per rifornire con aerei le truppe di von
Paulus, ma la grave scarsezza di munizioni e di viveri non poté essere eliminata. Frattanto i sovietici appoggiavano il loro attacco con miriadi  di « katiusce ». In alto i micidiali lanciarazzi russi bombardano, da una  postazione fissa sulla sponda orientale del fiume, le linee germaniche.  In basso sullo sfondo delle rovine sfilano le colonne dei prigionieri tedeschi.


2 Febbraio 1943. La resistenza germanica è agli estremi. Il 31 gennaio si arrendevano il gruppo nord della «6a» Armata, e con esso il generale von Paulus, suo comandante, nominato Feldmaresciallo da Hitler nei giorni della capitolazione. Nella zona meridionale della città resisteva ancora un forte gruppo al comando del generale Strecker. Ma ben presto la situazione di queste ultime unità combattenti si faceva insostenibile e le costringeva a deporre le armi. Il 2 febbraio si concludeva la gigantesca battaglia di Stalingrado, una delle più sanguinose della storia. Nella foto in alto la resa del maresciallo von Paulus, accolto con gli onori militari al Comando sovietico. Nella foto in basso sulla « Piazza degli Eroi », nell'ultimo sobborgo di Stalingrado riconquistato dai sovietici, un soldato sovietico agita la bandiera rossa in segno di vittoria dall'alto di un edificio.


La Germania nel conflitto: la guerra totale.

La battaglia
aeronavale delle
isole Salomone



Dal settembre 1942 al febbraio 1943 si combattè nel Pacifico meridionale la tremenda « Battaglia delle isole Salomone » che decise, come Stalingrado sul fronte russo ed El Alamein sul fronte africano, il conflitto sull'immenso fronte marittimo del Pacifico. Il settore delle isole Salomone era infatti estremamente importante per il Gran Quartier Generale nipponico perché posto al vertice dei due enormi schieramenti giapponesi: quello che dalle isole Aleutine all'Australia fronteggiava il continente americano e quello che dall'Australia agli estremi confini dell'India assicurava all'Impero Nipponico il possesso dei territori che fornivano le materie prime necessarie alle esigenze del conflitto. Ben si spiega quindi il feroce accanimento con cui giapponesi ed americani si contesero le spiagge, le paludi e le impenetrabili giungle dell'isola di Guadalcanal, principale base giapponese nell'arcipelago delle Salomone. Nella cartina è visibile il teatro dei combattimenti che decisero le sorti del conflitto nell'Oceano Pacifico.

LA BATTAGLIA AERONAVALE DELLE ISOLE SALOMONE

Lo sbarco americano a Guadalcanal e la ripresa offensiva delle forze anglo-americane nella Nuova Guinea costituirono i segni tangibili del mutato corso della guerra nello scacchiere dell'Oceano Pacifico. Segni di un mutamento che ebbe le sue prime avvisaglie sul mare, come è logico, del resto, trattandosi di un teatro di guerra prevalentemente marittimo con la vittoria americana nella battaglia delle isole Midway. Siamo all'inizio dell'inverno 1942. Tragica apertura di stagione per le forze del Tripartito, che con queste tre battaglie perdute vede il tramonto della fortuna militare e della sua supremazia su tutti i fronti: Stalingrado, El Alamein, Guadalcanal. Nel teatro di guerra del Pacifico e dell'Asia sudorientale, il mantenimento dell'iniziativa da parte delle forze annate imperiali nipponiche si registrava ormai solo in casi sporadici ed assolutamente limitati. In Birmania la prodigiosa avanzata delle divisioni giapponesi in un terreno impraticabile e ad enorme distanza dal territorio nazionale, da Rangoon ad Akyab e a Mandalay era pressochè esaurita. Giunti presso il confine indiano, i soldati del Tenno furono fermati da una serie infinita di piccoli scontri, ed anche da battaglie di un certo rilievo, nel settore di Imphal ed in quello di Akyab. Ma l'invasione dell'India, che era nelle speranze del Tripartito e dei nazionalisti indiani di Subhas Chandra Bose, non divenne mai realtà. Strettamente legato allo scacchiere indo-malese e di valore per quest'ultimo determinante, 
era il settore di guerra del Pacifico sudoccidentale, formato dal quadrilatero geografico Isole Salomone, Mar dei Coralli, Arcipelago Bismark, Isole Caroline. Questa immensa distesa di acque, costellata da innumerevoli isole ed atolli, costituiva il punto chiave, la cerniera, di tutto il sistema strategico nipponico, poiché forniva protezione e sicurezza ai collegamenti tra le isole della madrepatria e la zona indomalese, ricca di petrolio e quindi indispensabile alla Marina imperiale. Non a caso, infatti, le basi principali della flotta nipponica, fino a che esse non verranno occupate dagli americani, restavano l'atollo di Truk (isole Caroline), Rabaul (Nuova Britannia, nell'arcipelago Bismarck) e Kavieng (Nuova Irlanda, nello stesso arcipelago). Su questo settore facevano perno i due grandi schieramenti giapponesi: quello fronte ad est, che correva dalle isole Marshall, a Wake, alle Aleutine; l'altro, fronte a sud ed a sud est, che si estendeva attraverso la Nuova Guinea, l'Indonesia e la Birmania. La lotta per il possesso del Pacifico sudoccidentale, che sembrava destinato a subire passivamente il dominio delle armi del Sol Levante, ebbe inizio a Guadalcanal, il principale settore del saliente giapponese sul fronte del Pacifico, quando gli americani attaccavano con estrema decisione e riscattavano i rovesci subiti nella prima fase delle operazioni. L'entità della posta era evidente ad entrambi i contendenti, ed in questa coscienza essi conducevano una dura lotta senza quartiere, in una gara di tenacia e di valore veramente ammirevoli. Le fasi dello sbarco americano sulle coste settentrionali di Guadalcanal, principale delle Isole Salomone, la lotta per l'aereoporto di Henderson Field e poi le battaglie navali di Savo e delle Salomone orientali. La lotta per il controllo dell'arcipelago delle Salomone, e gli eventi che indussero l'Alto Comando nipponico a decidere lo sgombero dell'importante settore. Ai primi di ottobre del 1942 la situazione nell'isola di Guadalcanal era ancora favorevole ai giapponesi. Per ovviare a ciò gli americani inviavano in rinforzo forti contingenti di « marines ». I tentativi nipponici di intercettare e distruggere le navi che rifornivano continuamente le truppe statunitensi di Guadalcanal, portarono alla battaglia navale di Capo Esperance, quell'agguato notturno nel quale il radar e la conseguente maggiore precisione di tiro degli americani affondarono due incrociatori e due cacciatorpediniere giapponesi. Dopo qualche giorno la flotta da bombardamento nipponica distruggeva tutti gli aerei sulle piste di Henderson Field. Ma il 15 ottobre, altri 4.000 soldati degli Stati Uniti prendevano terra a Guadalcanal, ad onta di ogni azione della flotta giapponese, che in questo momento deteneva il predominio nella zona. Dal 15 al 21 ottobre le truppe nipponiche conducevano una impetuosa offensiva contro le posizioni americane, ma il valore leggendario dei soldati del Tenno non riusciva ad aver ragione della saldezza dello schieramento nemico. Anche tentativi di sbarco, effettuati il 22 ottobre si rivelavano vani per le truppe giapponesi, che lasciavano sul terreno 2.000 caduti e 12 carri armati. Il 26 ottobre, a nord est di Guadalcanal, si accendeva la battaglia navale delle Isole Santa Cruz, terminata dopo dieci ore di scontri aeronavali con la vittoria della squadra nipponica, che affondava, con il concorso di aerei suicidi, la portaerei « Hornet ». Restavano danneggiate, da parte giapponese, le portaerei « Zuiho » e « Shokaku », e nelle file statunitensi, la modernissima nave da battaglia « South Dakota» e la portaerei « Enterprise ». Novembre è il mese cruciale per l'isola di Guadalcanal. Agli inizi del mese contingenti nipponici tentano uno sbarco a Punta Koli, ma vengono quasi interamente distrutti. Un nuovo convoglio di truppe e rifornimenti, allestito a Bougainville, giunge nelle acque contese nei giorni 13, 14 e 15 novembre, quando si sviluppa nelle sue fasi alterne la battaglia aeronavale che ebbe risultati disastrosi per le armi imperiali. La perdita di 2 corazzate, 1 incrociatore pesante e 3 cacciatorpediniere (contro 3 incrociatori leggeri e 7 caccia degli americani) aggravata soprattutto dalla distruzione completa del convoglio giapponese che era partito da Bougainville. Non varrà a compensarla la brillante vittoria notturna della squadriglia cacciatorpediniere dell'Ammiraglio Tanaka che presso il Capo Tassafaronga, affonderà nella notte del 30 novembre l'incrociatore pesante americano « Northampton ». Ma ormai il destino dell'isola è segnato. Le truppe americane, che ricevono continui rifornimenti, respingono sempre più verso l'interno le forze giapponesi, che hanno visto fallire tutti i tentativi operati dall'Alto Comando imperiale di portare loro aiuto. La lotta si trasferisce nella jungla, ed è una lotta di stanamento e di annientamento dei reparti nipponici che si nascondono e combattono in un territorio estremamente difficile. Per la prima volta gli americani, anche a costo di dure perdite, compiono con successo la loro « iniziazione » ai combattimenti nella jungla, che avevano visto fino a ieri dominatori incontrastati i soldati del Sol Levante. Contro questo sforzo continuo, alimentato in misura sempre maggiore dalle crescenti possibilità della gigantesca macchina bellica ed industriale degli Stati Uniti, l'eroismo delle truppe giapponesi a nulla vale. Alla fine dell'anno l'Alto Comando nipponico sospende i tentativi di rinforzare la guarnigione, che viene completamente evacuata l'8 febbraio 1943.


Primi di ottobre 1942. A Guadalcanal le truppe giapponesi, valendosi della loro superiorità numerica, conducevano violenti attacchi contro le posizioni del corpo di spedizione americano che occupava la parte settentrionale dell'isola, intorno all'aeroporto di Henderson Field. Per ovviare a questa situazione, che poneva sul tappeto l'eventualità di uno sgombero di Guadalcanal, il Comando americano inviava altre truppe sull'isola contesa. Ai primi di ottobre sbarcava un nuovo reggimento di « marines », nonostante il contrasto aeronavale e terrestre delle unità nipponiche. Nella foto in alto le operazioni di sbarco, ed i loro protagonisti più tipici, i piccoli mezzi che facevano la spola tra la flotta e la costa, trasportando sulle spiagge infuocate di Guadalcanal le ondate dei « marines ». In basso una rarissima foto di eccezionale drammaticità: un mezzo da sbarco americano è stato centrato in pieno da una granata giapponese. Notare gli uomini ridotti a brandelli dalla tremenda esplosione e scaraventati in aria.



15 ottobre 1942. Continua il rafforzamento del corpo di spedizione americano a Guadalcanal, effettuato mentre infuriano i combattimenti nella jungla. Altri 4.000 uomini con il relativo materiale bellico prendono terra sulle coste settentrionali dell'isola. Questa operazione aveva un eccezionale valore, poichè veniva effettuata mentre la flotta giapponese dominava tutta la zona ed eseguiva ogni notte pesanti bombardamenti contro gli apprestamenti militari americani. Nella foto in alto un trasporto americano, ancorato in una zona di bassi fondali, sbarca le truppe che toccano terra a piedi, con l'acqua alla cintola. In basso a sinistra l'ammiraglio Halsey, nominato il 18 ottobre 1942 Comandante in Capo delle forze americane del Pacifico meridionale, in sostituzione dell'ammiraglio Ghormley. Nella foto in basso al centro soldati americani che attraversano un fiume nell'interno di Guadalcanal. A destra in basso il generale Vandegrift, comandante delle truppe da sbarco impegnate nell'isola di Guadalcanal.


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