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2a Guerra Mondiale 1943-3/A |
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L'attacco Tedesco |
Inno Kiribati |
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| Man mano che le forze tedesche si inoltravano verso il centro della città,
le difese russe si facevano sempre più rigide, e non valsero a piegarle lo
impiego frequentissimo di reparti di pionieri, truppe d'assalto e mezzi corazzati. Le mitragliatrici, i lanciafiamme, i cannoni ed i mortai tedeschi
furono costretti a snidare ed annientare una ad una le numerosissime
posizioni sovietiche disseminate fra le case diroccate della città. In
alto da un mezzo semicingolato due granatieri germanici aprono il fuoco con la
mitragliatrice contro una delle tante minacciose macerie di Stalingrado.
In basso a sinistra un franco tiratore tedesco appostato e pronto a sparare sui soldati avversari. Questo tipo di combattente fu una delle
caratteristiche più comuni della battaglia per Stalingrado, sia da parte
sovietica che germanica. Nella foto in basso a destra un obice tedesco
completa, a distanza ravvicinata, la spaventosa opera di distruzione già
portata a buon punto dai bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria pesante. |
![]() Il contrasto dei mastodontici edifici industriali della città moderna con le casupole e le baracche di legno ammassate presso le rive del Volga fu quasi annullato dalla comune caratteristica della desolazione e della distruzione più completa. La immane tempesta di ferro e di fuoco scatenata su Stalingrado dai combattimenti rese i vecchi ed i nuovi quartieri una immensa distesa di rovine. In mezzo a queste rovine si decidevano i destini della campagna di Russia, i sovietici si battevano per sopravvivere, ed i tedeschi per mantenere ad ogni costo la supremazia. Nella foto il famoso complesso industriale «Barricata rossa», teatro di furibondi scontri, fotografato dalla linee tedesche con l'ausilio di un cannocchiale telescopico. |
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| Conquistate le fabbriche «Barricata rossa» e «Scercinski», le truppe
germaniche si accanirono invano contro le officine «Ottobre rosso», che però
non furono mai occupate. La disperata resistenza dei sovietici, l'alto grado
di logoramento e di stanchezza delle unità tedesche e le dure condizioni
dell'inverno russo, esaurirono di fronte a Stalingrado l'offensiva di von
Paulus e la stessa superiorità della Wehrmacht. sull'esercito russo. Da
questo momento le truppe germaniche non ebbero più tregua, d'inverno e d'estate, fino al drammatico epilogo fra le macerie di Berlino. Nella
foto in alto a sinistra il bottino di una unità tedesca nella steppa a sud di
Stalingrado, cannoni, autocarri ed un pittoresco cammello. Nella foto
centrale colonne di prigionieri russi vengono avviati dai tedeschi verso le
retrovie. In basso a sinistra interrogatorio di donne-soldato della «Armata
Rossa » catturate nei combattimenti fra le rovine. In alto a destra il gen.
Strecker comandante delle forze tedesche arresesi per ultime a Stalingragrado. A destra in
basso i fanti germanici osservarono alcuni civili che, durante una pausa dei combattimenti, escono dalle cantine delle case distrutte. |
La difesa Sovietica
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| 19 Novembre 1942. La
controffensiva lanciata dall' Alto Comando sovietico per decidere il destino di Stalingrado e di tutta la campagna di
Russia, raggiunse obbiettivi tangibili dopo pochi giorni. Le linee germaniche e
romene vennero frantumate ed in breve tempo la prima fase dell'azione sovietica fu portata a termine con la decimazione di ben tredici divisioni
tedesche e con la perdita di un rilevante numero di carri armati e mezzi
di artiglieria. Nella foto in alto le fanterie sovietiche vanno all'attacco
fra le rovine della città. A sinistra al centro azione russa in corso
all'interno di una officina. A sinistra in basso un cimitero di carri germanici
resta sul campo a testimoniare l'asprezza della battaglia. Foto centrale a
destra le truppe russe assaltano alcuni ruderi ove si sono asserragliati i
tedeschi. In basso a destra un sabotatore sovietico stringendo in pugno il suo « parabellum », viene lanciato attraverso le acque del Volga
steso sul suo strano barchino, in azione di disturbo dietro le linee tedesche. |
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