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2a Guerra Mondiale 1943-38 |
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La battaglia del Volturno |
Inno Liechtenstein |
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| 2 dicembre 1943. Alle
ore 4,30, su tutto il fronte della 5a Armata, 925 pezzi di artiglieria, dei quali ben 820 nel solo settore del Monte Camino, aprivano il fuoco contro le linee tedesche, a preludio di una nuova offensiva. In due giorni di violento bombardamento, le artiglierie
anglo-americane lanciavano ben 206.929 proiettili di tutti i calibri, per un peso totale di 4.066 tonnellate di esplosivo. Dopo l'intenso bombardamento, le truppe britanniche ed americane, in una settimana di violentissimi combattimenti e nonostante i numerosi e pesanti contrattacchi
delle truppe del Reich, riuscivano ad impadronirsi delle posizioni sul Monte Camino. In quel periodo entravano in azione anche la
2a divisione marocchina ed il Raggruppamento italiano, che investiva Monte Lungo, ma veniva respinto con alte perdite. Nella foto in alto a
sinistra paracadutisti tedeschi in linea nel settore centrale del fronte. A sinistra in
basso reparti germanici contrattaccano nella zona del Liri con l'impiego di mezzi semicingolati. A destra in
alto truppe tedesche in linea sul fronte 5a Armata U.S.A. In basso granatieri germanici in marcia. |
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L'eccidio di Cefalonia
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| Contemporaneamente alle operazioni di disarmo dell'esercito italiano nella penisola, la Wehrmacht iniziava l'espugnazione di tutti i centri dei balcani e di tutte le isole dello Jonio e dell'Egeo tenute da reparti italiani. Nel corso di queste operazioni, si accendevano violenti combattimenti nell'isola di Cefalonia tra i reparti tedeschi e la divisione di fanteria italiana Acqui che rifiutava di cedere le armi. Tra il 12 ed il 22 settembre le truppe italiane effettuavano una intrepida resistenza, che costava loro circa 2.000 caduti.
Il giorno 22, essendo venuta a mancare ogni possibilità di resistenza, il generale Antonio
Gandin, comandante della divisione, era costretto a chiedere la resa, che veniva accettata senza condizioni. Dopo la resa le truppe tedesche procedevano alla eliminazione di una buona metà della divisione, fucilando 400 ufficiali e numerosissimi uomini di truppa. Altri 700 uomini, affogavano nell'affondamento di due navi tedesche che li trasportavano prigionieri, per urto contro mine. Nella foto in
alto la baia di Argostoli, luogo dell'eccidio dei soldati della Acqui. Al
centro soldati italiani trasportano in Patria i resti dei loro camerati della divisione
Acqui caduti a Cefalonia. Nelle foto in basso sei Medaglie d'oro al V. M. di Cefalonia. |
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| Nelle nelle isole dell'Egeo si accendeva la lotta tra tedeschi, italiani ed inglesi. Mentre le unità italiane dell'isola di Rodi restavano al fianco delle truppe germaniche, a Coo ed a Lero si verificavano aspri combattimenti. Coo, conquistata il 14 settembre da reparti inglesi, veniva rioccupata da paracadutisti tedeschi il 3 ottobre. Nell'isola di Lero, che resisteva alle forze germaniche, la lotta invece durava più a lungo. Essa era alimentata dalle unità inglesi, assommanti alla forza di una brigata, che si erano stabilite nell'isola per rinforzare la guarnigione italiana. Per alcuni giorni le truppe italiane, il
II Battaglione Fucilieri Irlandesi, il I° Battaglione del Re, il IV Battaglione Butts. ed il
2° Reggimento Royal West Kents resistevano ai violenti attacchi dei Cacciatori delle Alpi e dei paracadutisti germanici, ma non riuscivano a fermarne l'avanzata. Il 16 ottobre anche Lero si arrendeva ai tedeschi. Nella foto a sinistra in
alto mezzi da sbarco tedeschi si avvicinano a Lero. A sinistra al centro truppe tedesche prendono terra. A sinistra in
basso il generale tedesco Miiller interroga dopo la cattura il generale inglese Tinley, comandante delle forze inglesi a Lero. A destra in
alto marinai tedeschi assaltano un'altura. In basso prigionieri britannici a Lero. |
Il governo Badoglio
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| 16 novembre 1943. Mentre nell'Italia controllata dalle truppe anglo americane si accendevano le lotte politiche fra i partiti ad i movimenti delle più eterogenee tendenze, mentre alcuni uomini e schieramenti politici mettevano in dubbio la stessa presenza e legittimità della Casa Savoia o addirittura dello istituto monarchico, il maresciallo Badoglio procedeva alla formazione di un nuovo governo che accoglieva le rappresentanze partitiche, in sostituzione del precedente governo di funzionari che era stato formato il 26 luglio. A presiedere i vari dicasteri furono chiamati: Vito Reale (Interni), Giuseppe de Santis (Giustizia), Guido Jung (Finanze), gen. Taddeo Orlando (Guerra), amm. Pietro Barone (Marina merc.), Giovanni Cuomo (Educazione nazionale), Raffaele de Caro (L.L.P.P.), Tommaso Siciliani (agricoltura), Epicarmo Corbino (Industria), gen. Giovanni di Raimondo (Trasporti), Mario
Fano (Comunicazioni ) Il nuovo governo non riusciva però a placare le critiche e gli attacchi degli esponenti politici, che avrebbero desiderato l'esercizio integrale del potere in mano ai partiti antifascisti del CLN. Ma il governo di Vittorio Emanuele III e di Badoglio era mantenuto soprattutto dalla volontà delle autorità
anglo-americane di occupazione, che non intendevano aumentare il disordine in quel territorio italiano che costituiva la retrovia del loro fronte operativo. Per questo motivo essi più di una volta provvedevano a proibire ed intralciare le manifestazioni dei partiti del CLN, nonostante i commossi appelli che questi lanciavano ogni tanto a Churchill, Roosevelt e Stalin. Appelli senza risposta, naturalmente. Nella foto in
alto il castello svevo di Federico II a Bari, sede del governo Badoglio. Nelle foto in
basso membri del nuovo governo Badoglio ed esponenti dei partiti politici del Comitato di Liberazione Nazionale. |
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