| LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO
Con la conquista di Napoli e di. Foggia terminava la prima fase della conquista della penisola italiana, che aveva avuto il risultato di dare nelle mani degli
anglo-americani uno dei massimi porti del Mediterraneo e la più forte base aerea d'Italia, dalla quale si dominava buona parte dei Balcani e dell'Europa centrale.
La seconda fase della campagna aveva invece per obbiettivo principale il superamento dei maggiori ostacoli che si frapponevano al raggiungimento di Roma ed alla conquista dell'Italia centrale. Questa seconda parte delle operazioni sulla penisola aveva la sua prima azione di un certo rilievo con lo sbarco del XIII corpo d'armata della
88a Armata inglese a Termoli, sulla costa adriatica. Lo sbarco aveva successo ed un tardivo contrattacco della
16a divisione corazzata tedesca non era sufficiente a rigettare a mare l'avversario. Nel tempo di circa dieci giorni il grosso della
13a Armata di Montgomery riusciva a congiungersi con le unità sbarcate a Termoli e ad occupare altresì Campobasso ed il passo di Vinchiaturo, stabilendo una linea continua di fronte, dal mare Adriatico al punto
di congiunzione con le unità della 5a Armata del generale americano Clark.
Nello stesso periodo di tempo, sul versante tirrenico, la 5a Armata avanzata combattendo verso la linea del Volturno, dove già si era attestato il grosso delle truppe tedesche. Il dispositivo delle truppe
anglo-americane vedeva il X corpo d'armata britannico lungo la costa ed il
VI americano sulle alture dell'interno. La battaglia del Volturno iniziava il 12 ottobre. A mezzanotte, circa seicento cannoni
anglo-americani iniziavano il martellamento delle linee tedesche. Dopo quasi un'ora di intenso fuoco di artiglieria, i reparti
della 6a divisioni iniziavano il forzamento del fiume con battelli generalmente improvvisati. Il violento fuoco delle armi leggere tedesche e soprattutto la corrente del fiume affondava
numerosi battelli costringendo gli occupanti a raggiungere la sponda a guado od a nuoto. La
46a e la 7a divisione britanniche, la 34a, la 45a e due reggimenti della
3a divisione americana riuscivano a stabilire, nonostante il violento fuoco tedesco e gli accaniti contrattacchi, numerose teste di ponte al di là del Volturno. Invece la
56a divisione inglese ed il 30° reggimento della 3a americana, che attaccavano nella zona tra Capua ed il
varco del Trifisco, venivano respinti. Dopo una intera giornata di assalti e solo dopo che erano cadute le posizioni nei settori circostanti, queste due unità riuscivano a porre finalmente piede oltre il fiume ed a mantenere il possesso della terra conquistata.
Passato il Volturno, iniziavano i combattimenti per eliminare le munitissime posizioni tedesche sistemate sulle alture che dominavano il fiume. Ad ostacolare la spinta in avanti delle divisioni
anglo-americane era anche il maltempo, che trasformava le strade e le pianure italiane in immense distese di fango battute da violenti scrosci di pioggia. Tra la seconda metà di ottobre, data del forzamento del Volturno e la metà di novembre, le unità della
5a Armata raggiungevano, sempre contrastate e contrattaccate duramente, metro per metro, dai soldati del Reich, la zona antistante la maggiore linea di resistenza tedesca.
Qui inglesi ed americani trovavano la strada sbarrata dalle pianure del Garigliano allagate dai tedeschi in ritirata e dal sistema del Monte Camino, saldamente tenuto dalle truppe germaniche. Questo baluardo veniva invano investito dalla 56 divisione britannica, che subiva gravi perdite. Anche la
CCI Brigata Guardie veniva gravemente decimata. Per le alte perdite e per la difficoltà di rifornimento, il generale Clark era costretto ad ordinare agli inglesi di desistere dall'offensiva e ritirarsi dalle pendici conquistate, rientrando nelle linee di partenza.
Nella seconda fase di novembre, mentre sul fronte si registravano attacchi e contrattacchi locali, nelle retrovie veniva riorganizzata l'Armata di Clark. La
82a divisione paracadutisti americana del generale Ridgway lasciava la 5a Armata per l'Inghilterra, mentre giungevano invece due nuove unità: la
2a divisione marocchina ed il I raggruppamento motorizzato italiano dell'esercito fedele al
governo Badoglio. Il 2 dicembre, preceduta da un bombardamento durato due giorni ed effettuato da quasi un migliaio di bocche da fuoco, riprendeva l'offensiva sul versante tirrenico. In 20 giorni di violenti combattimenti, caratterizzati da contrattacchi tedeschi di straordinaria asprezza, la
5a Armata riusciva ad impadronirsi del Monte Camino e del Monte Lungo, i maggiori ostacoli che erano posti sulla strada di Cassino e della valle del Liri. A queste operazioni partecipavano anche reparti italiani. Il mese di dicembre termina con un periodo di calma e di riorganizzazione generale.
Intanto, dopo 1'8 settembre 1943, si erano svolti numerosi combattimenti nei Balcani e nell'Egeo, per il possesso delle basi già tenute dalle truppe italiane. Nel settembre si aveva la resistenza della divisione
Acqui a Cefalonia, che alla fine era sopraffatta dai tedeschi, i quali fucilavano 400 ufficiali e numerosissimi soldati. In ottobre era decisa la sorte delle isole
Egee. Rodi si metteva senza resistenza sotto il controllo germanico, Coo, già occupata dagli inglesi, veniva riconquistata dai tedeschi. A Lero si accendeva una dura lotta fra la guarnigione italiana, appoggiata da numerose unità britanniche, e truppe tedesche, che il 16 ottobre terminavano la conquista dell'isola.
Mentre si verificavano questi avvenimenti sui fronti di guerra, i due governi italiani del Nord e del Sud ricostruivano i
propri eserciti, che avviavano gradatamente verso le linee del fronte. Il 16 novembre si costituiva a Bari un nuovo governo Badoglio, che accoglieva rappresentanze partitiche.
Sulla stessa Bari la notte del 2 dicembre aerei tedeschi compivano un attacco di sorpresa che provocava ingenti danni, con l'affondamento di ben 16 piroscafi ed il danneggiamento di altri 6, oltre le installazioni portuali.
|