2a Guerra Mondiale 1943-36


La battaglia dell'isola degli orsi


Inno Vanuatu 



Se la potenza dell'arma sottomarina germanica era diminuita, tuttavia la marina britannica non era ancora riuscita ad assicurare una sufficiente garanzia di navigazione sulle rotte artiche, attraverso le quali i convogli effettuavano il rifornimento di materiali da guerra alla Unione Sovietica. Questa insicurezza era ancora mantenuta anche a causa della guerra di corsa che i tedeschi combattevano con l'impiego delle navi da battaglia e degli incrociatori da battaglia. L'accanimento, delle unità germaniche contro i convogli artici era dovuto alla entità dei rifornimenti che essi trasportavano in Russia, in buona parte per questa strada e solo secondariamente attraverso l'Iran. Durante tutto il conflitto l'Unione Sovietica riceveva, tra l'altro, 10.000 carri armati, quasi 15.000 aerei e ben 427.000 camionette ed autocarri, tutti attraverso la legge Affitti e prestiti istituita da Roosevelt, nel 1941. Nella foto in alto i convogli artici diretti in Russia comprendevano fino a 40 o 50 navi, che navigavano in una decina di file affiancate. In basso un convoglio artico in navigazione verso Arcangelo, nella Russia settentrionale.


Oltre gli invii di apparecchi e mezzi motocorazzati, gli occidentali fornivano alla Russia durante la guerra anche numerose unità navali. Anzitutto 90 piroscafi per il trasporto dei materiali sulle rotte artiche e ben 197 torpediniere e 105 cacciasommergibili per proteggere queste rotte dagli attacchi aeronavali e sottomarini germanici. Alle unità da guerra si aggiungeva anche un nave da battaglia britannica, la Royal Sovereign, che veniva prestata ai russi e ribattezzata Arcangelsk, ma che questi non restituivano dopo il termine del conflitto se non in cambio della cessione della corazzata italiana Giulio Cesare. Con queste unità battenti bandiera sovietica, oltre alle poche altre della flotta artica russa, con le squadre navali britanniche e anche americane, gli alleati curavano la sicurezza delle rotte polari con le quali rifornivano la Russia. Nelle foto le sovrastrutture coperte di ghiaccio delle navi anglo-americane sulla rotta artica di Murmansk ed Arcangelo.




2 dicembre 1943. Il giorno di Natale del 1943 erano in navigazione nel. Mare Artico, in prossimità dell'Isola degli Orsi, due convogli anglo-americani, rispettivamente di 22 e 19 navi da trasporto, fortemente scortate da cacciatorpediniere e corvette. Scorta indiretta, la corazzata Duke of York, l'incrociatore leggero Jamaica, e la 10a divisione incrociatori (incr. pesante Norfolk e incr. leggeri Belfast e Sheffield. Alle ore 9,21 la 10a divisione britannica avvistava l'incrociatore da battaglia tedesco Scharnhorst che cercava di intercettare il convoglio ed apriva il fuoco tra i 9.000 ed i 12.000 metri. Poi la nave tedesca si allontanava, ma alle 12,21 tornava nuovamente all'attacco, aprendo il fuoco a 10.000 metri e colpendo con i suoi proiettili da 280 mm. gli incrociatori Norfolk e Sheffield. Per alleggerire la situazione, i cacciatorpediniere inglesi andavano all'attacco col siluro, e la nave tedesca si allontanava. Nella foto in alto le torri trinate di prua dell'incrociatore Belfast. In basso a sinistra gli artiglieri britannici che hanno colpito la Scharnhorst, in gruppo sotto le torri, prodiere da 356 mm. della Duke of York. A destra al centro l'ammiraglio sovietico Golovko, comandante della flotta russa del nord, si congratula con l'ammiraglio britannico Fraser, comandante in capo della Home Fleet, che al comando delle unità britanniche, aveva partecipato alla battaglia dell'Isola degli Orsi. A destra in basso l'ammiraglio Fraser in mezzo agli ufficiali del suo Stato Maggiore.


Nel primo pomeriggio la 10a divisione incrociatori si congiungeva con la corazzata Duke of York, armata di 10 cannoni da 356 mm. e con l'incrociatore Jamaica. Insieme, tutte queste unità si lanciavano all'inseguimento della Scharnhorst, giungendo nuovamente a contatto balistico alle 16,47. La nave tedesca, accerchiata dagli incrociatori e dalla corazzata britannica, affrontava quest'ultima con la quale combatté fino alle 18,44. Poi riuscì ad allontanarsi ed a porsi fuori del tiro dei 356, ma inseguita dai cacciatorpediniere venne colpita da tre siluri, che ne rallentarono ulteriormente la velocità. Raggiunto dal grosso britannico, l'incrociatore da battaglia germanico veniva semidistrutto dalla Duke of York ed infine affondato, alle ore 19,45, dagli incrociatori. Le unità britanniche raccoglievano solo 136 superstiti dei 1.461 membri dell'equipaggio; fra questi nessun ufficiale. In alto l'incrociatore da battaglia Scharnhorst. In basso la corazzata Duke of York.


La Russia in guerra: le bajadere della flotta.

La battaglia del Volturno



Dopo la conquista di Napoli e di Foggia gli anglo-americani iniziavano una seconda fase della campagna d'Italia, tendente a superare le più munite posizioni tedesche sulla via di Roma. L'operazione riusciva solo parzialmente, perché la linea più forte di resistenza, la Linea Gustav, che passava per Cassino e la valle del Liri, non cadde prima del 1944. Nella cartina la zona di operazioni della battaglia del Volturno, dei Monte Camino e dello scacchiere adriatico. Attraverso questi scontri principali si svolse la durissima campagna dei mesi, di ottobre, novembre e dicembre del 1943. Poi iniziò la terza fase con l'inferno di Cassino.


LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO

Con la conquista di Napoli e di. Foggia terminava la prima fase della conquista della penisola italiana, che aveva avuto il risultato di dare nelle mani degli anglo-americani uno dei massimi porti del Mediterraneo e la più forte base aerea d'Italia, dalla quale si dominava buona parte dei Balcani e dell'Europa centrale. La seconda fase della campagna aveva invece per obbiettivo principale il superamento dei maggiori ostacoli che si frapponevano al raggiungimento di Roma ed alla conquista dell'Italia centrale. Questa seconda parte delle operazioni sulla penisola aveva la sua prima azione di un certo rilievo con lo sbarco del XIII corpo d'armata della 88a Armata inglese a Termoli, sulla costa adriatica. Lo sbarco aveva successo ed un tardivo contrattacco della 16a divisione corazzata tedesca non era sufficiente a rigettare a mare l'avversario. Nel tempo di circa dieci giorni il grosso della 13a Armata di Montgomery riusciva a congiungersi con le unità sbarcate a Termoli e ad occupare altresì Campobasso ed il passo di Vinchiaturo, stabilendo una linea continua di fronte, dal mare Adriatico al punto di congiunzione con le unità della 5a Armata del generale americano Clark. Nello stesso periodo di tempo, sul versante tirrenico, la 5a Armata avanzata combattendo verso la linea del Volturno, dove già si era attestato il grosso delle truppe tedesche. Il dispositivo delle truppe anglo-americane vedeva il X corpo d'armata britannico lungo la costa ed il VI americano sulle alture dell'interno. La battaglia del Volturno iniziava il 12 ottobre. A mezzanotte, circa seicento cannoni anglo-americani iniziavano il martellamento delle linee tedesche. Dopo quasi un'ora di intenso fuoco di artiglieria, i reparti della 6a divisioni iniziavano il forzamento del fiume con battelli generalmente improvvisati. Il violento fuoco delle armi leggere tedesche e soprattutto la corrente del fiume affondava numerosi battelli costringendo gli occupanti a raggiungere la sponda a guado od a nuoto. La 46a e la 7a divisione britanniche, la 34a, la 45a e due reggimenti della 3a divisione americana riuscivano a stabilire, nonostante il violento fuoco tedesco e gli accaniti contrattacchi, numerose teste di ponte al di là del Volturno. Invece la 56a divisione inglese ed il 30° reggimento della 3a americana, che attaccavano nella zona tra Capua ed il varco del Trifisco, venivano respinti. Dopo una intera giornata di assalti e solo dopo che erano cadute le posizioni nei settori circostanti, queste due unità riuscivano a porre finalmente piede oltre il fiume ed a mantenere il possesso della terra conquistata. Passato il Volturno, iniziavano i combattimenti per eliminare le munitissime posizioni tedesche sistemate sulle alture che dominavano il fiume. Ad ostacolare la spinta in avanti delle divisioni anglo-americane era anche il maltempo, che trasformava le strade e le pianure italiane in immense distese di fango battute da violenti scrosci di pioggia. Tra la seconda metà di ottobre, data del forzamento del Volturno e la metà di novembre, le unità della 5a Armata raggiungevano, sempre contrastate e contrattaccate duramente, metro per metro, dai soldati del Reich, la zona antistante la maggiore linea di resistenza tedesca. Qui inglesi ed americani trovavano la strada sbarrata dalle pianure del Garigliano allagate dai tedeschi in ritirata e dal sistema del Monte Camino, saldamente tenuto dalle truppe germaniche. Questo baluardo veniva invano investito dalla 56 divisione britannica, che subiva gravi perdite. Anche la CCI Brigata Guardie veniva gravemente decimata. Per le alte perdite e per la difficoltà di rifornimento, il generale Clark era costretto ad ordinare agli inglesi di desistere dall'offensiva e ritirarsi dalle pendici conquistate, rientrando nelle linee di partenza. Nella seconda fase di novembre, mentre sul fronte si registravano attacchi e contrattacchi locali, nelle retrovie veniva riorganizzata l'Armata di Clark. La 82a divisione paracadutisti americana del generale Ridgway lasciava la 5a Armata per l'Inghilterra, mentre giungevano invece due nuove unità: la 2a divisione marocchina ed il I raggruppamento motorizzato italiano dell'esercito fedele al governo Badoglio. Il 2 dicembre, preceduta da un bombardamento durato due giorni ed effettuato da quasi un migliaio di bocche da fuoco, riprendeva l'offensiva sul versante tirrenico. In 20 giorni di violenti combattimenti, caratterizzati da contrattacchi tedeschi di straordinaria asprezza, la 5a Armata riusciva ad impadronirsi del Monte Camino e del Monte Lungo, i maggiori ostacoli che erano posti sulla strada di Cassino e della valle del Liri. A queste operazioni partecipavano anche reparti italiani. Il mese di dicembre termina con un periodo di calma e di riorganizzazione generale. Intanto, dopo 1'8 settembre 1943, si erano svolti numerosi combattimenti nei Balcani e nell'Egeo, per il possesso delle basi già tenute dalle truppe italiane. Nel settembre si aveva la resistenza della divisione Acqui a Cefalonia, che alla fine era sopraffatta dai tedeschi, i quali fucilavano 400 ufficiali e numerosissimi soldati. In ottobre era decisa la sorte delle isole Egee. Rodi si metteva senza resistenza sotto il controllo germanico, Coo, già occupata dagli inglesi, veniva riconquistata dai tedeschi. A Lero si accendeva una dura lotta fra la guarnigione italiana, appoggiata da numerose unità britanniche, e truppe tedesche, che il 16 ottobre terminavano la conquista dell'isola. Mentre si verificavano questi avvenimenti sui fronti di guerra, i due governi italiani del Nord e del Sud ricostruivano i propri eserciti, che avviavano gradatamente verso le linee del fronte. Il 16 novembre si costituiva a Bari un nuovo governo Badoglio, che accoglieva rappresentanze partitiche. Sulla stessa Bari la notte del 2 dicembre aerei tedeschi compivano un attacco di sorpresa che provocava ingenti danni, con l'affondamento di ben 16 piroscafi ed il danneggiamento di altri 6, oltre le installazioni portuali.

Dall'Adriatico al Tirreno




Con la conquista di Napoli effettuata il I ottobre 1943 i britannici e gli americani si impadronivano di uno dei maggiori porti del Mediterraneo. Ma le distruzioni apportate dai tedeschi, specie alle installazioni portuali ed alle zone limitrofe, impedivano agli Alleati di servirsene immediatamente. Per poter ovviare a questo inconveniente gli anglo-americani condussero a tempo di primato i lavori di sgombero e di riattivazione del porto di Napoli. Navi affondate, moli distrutti, impianti di scarico ed officine di riparazione e manutenzione inefficienti, vennero rimesse in uso in modo tale da riportare nel porto di Napoli un traffico intensissimo. Con il porto in funzione il generale Clark poteva alimentare validamente la 5a Armata e permetterle di avanzare e combattere la battaglia del Volturno e gli scontri fino a Cassino ed alla valle del Liri. In alto il porto di Napoli all'entrata degli anglo-americani. In basso il porto in efficienza per i rifornimenti della 5aArmata.

3 ottobre 1943. Il XIII corpo d'armata britannico sbarcava le proprie unità di sorpresa nella zona di Ternioli, sulla costa adriatica, stabilendovi una testa di sbarco. Il giorno seguente il Comando della 10a Armata germanica inviava al contrattacco la 164a divisione corazzata che però non riusciva a gettare a mare l'avversario, poiché la testa di sbarco aveva ormai raggiunto un sufficiente grado di solidità. Lo stesso giorno, sempre sul versante orientale della penisola, le unità della 8a Armata britannica avanzavano dalla zona di Foggia lungo il costone meridionale e sud occidentale del promontorio del Gargano, puntando verso Termoli, per congiungersi con le truppe del XIII corpo che vi erano sbarcate. A sinistra in alto una veduta del porto di Termoli con i mezzi da sbarco britannici. A sinistra al centro fuori l'abitato di Termoli, il gen. Montgomery ispeziona le truppe che hanno conquistato la città. A sinistra in basso automezzi britannici sulla strada Termoli-Pescara. A destra in alto genieri inglesi riattivano una strada presso Casalbordino. In basso genieri U.S.A. bonificano un terreno minato del Molise.


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