2a Guerra Mondiale 1943-34


La Germania sotto le bombe


Inno Rwanda 




Verso la fine del 1943 e poi col 1944, i bombardamenti sulla Germania si facevano quotidiani e raggiungevano effetti sempre più distruttivi. Danni gravissimi subivano tutte le grandi città, e perdite estremamente elevate la popolazione civile, ma il danno maggiore lo subiva la potenza della Wehrmacht. Infatti, benché gli attacchi aerei devastassero una percentuale relativamente non alta sul totale delle industrie tedesche, tuttavia quelle distruzioni effettuate sulle officine più importanti e sulle linee di comunicazione, causavano la paralisi della macchina bellica germanica. Avendo i tedeschi decentrato le singole parti di ogni industria per produrre le parti in serie, i bombardamenti anglo-americani colpivano di preferenza le officine di montaggio, dove giungevano le armi nella fase finale e sulla cui dislocazione essi erano bene informati. Nella foto in alto brucia un edificio durante un attacco notturno su Berlino. In basso a sinistra una bomba di grosso calibro, squarciato il piano stradale, ha raggiunto il sotterraneo di una stazione Berlinese. Nella foto a destra in basso a Berlino, una ragazza aiuta i soldati a ricercare i feriti sotto le macerie.


La distruzione delle linee ferroviarie e di buona parte dei nodi di comunicazione accresceva i danni arrecati alle industrie, rallentando ulteriormente la produzione e ritardando gli invii delle poche armi prodotte verso il fronte. In seguito anche i movimenti di truppe divennero estremamente problematici in tutta la Germania e la struttura organizzativa della Wehrmacht crollò. Nel 1944 e 1945 l'offensiva aerea alleata sulla Germania impedì a quest'ultima, come abbiamo già detto, la messa a punto e la produzione in serie di numerosissime armi nuove di estrema potenza, che avrebbero potuto capovolgere la situazione. Ma anche queste furono distrutte nelle officine di montaggio e nei tempi e nei luoghi più opportuni, dagli americani singolarmente informati di quelli che avrebbero dovuto essere segreti gelosissimi della Wehrmacht. Ma l'aspetto più tragico dei bombardamenti, sia dell'una che dell'altra parte, resterà il sacrificio delle popolazioni civili in una guerra che divenne sempre più inumana. Nella foto in alto a Berlino le vittime sfigurate delle incursioni, prima di essere sepolte. In basso cadaveri di bambine tedesche sui marciapiedi dí Berlino.


Donne inglesi alla armi: esperte in retrocarica.

L'armata rossa dal Kuban a Kiev



Dopo la conquista di Charkov e di Taganrog, le truppe sovietiche conducevano, tra la fine di settembre 1943 e gli ultimi di dicembre, una nuova offensiva su tutto il fronte, appoggiandola con maggiore intensità sul fronte meridionale. In questi mesi di pressione continua i russi riuscivano a scardinare la linea di difesa organizzata dai tedeschi sulla linea del Donetz, dopo la ritirata da Stalingrado. Durante questo periodo, l'unica azione di una certa entità di parte tedesca era la controffensiva personalmente diretta da von Manstein nel settore di Kiev. Nella cartina il territorio conquistato dai sovietici sul fronte centro meridionale con i combattimenti protrattisi dal 30 agosto al dicembre 1943.

L'ARMATA ROSSA DAL KUBAN A KIEV

L'offensiva sovietica dell'estate 1943, condotta inconsuetamente dai russi durante la stagione calda, aveva la funzione di preparare quella decisiva dell'autunno-inverno dello stesso anno. Infatti i tedeschi, dopo la battaglia di Stalingrado e lo sfondamento del fronte, avevano posto a proprio schieramento di resistenza la linea del Donetz, estremamente solida non solo per le fortificazioni apprestatevi, ma soprattutto per la sua posizione geografica, che presentava un fronte accorciato e quasi rettilineo. Il compito di scardinare i punti di maggiore potenza del nuovo schieramento della Wehrmacht avevano gli attacchi russi lanciati tra la primavera, del 1943 e la fine di agosto. Così avvenivano la seconda fase della Doppelschlacht, che tra l'altro liberava i russi dalla grave minaccia tedesca sul saliente di Kursk, e le battaglie per la conquista di Charkov, per il superamento della linea fortificata del Kalmius e del caposaldo di Taganrog. Terminata con la fine di agosto la prima parte dell'offensiva russa, aveva luogo ai primi di settembre la seconda fase. Epicentri della lotta, il fronte tra i laghi Ladoga e Ilmen, il settore Vjazhma-Smolensk e Briansk. Più a sud, dopo Charkov, i sovietici si spingevano ancora ad ovest, investendo la zona di Poltava e conducendo aspri combattimenti a cavallo della linea Kiev-Charkov. All'estremo sud del fronte i punti di maggiore pressione erano costituiti dal medio corso del Donetz, tra Jzhium e Voroscilovgrad e dalla linea del Mius sulle coste settentrionali del Mare d'Azov. Nella prima metà di settembre i sovietici, oltre a registrare notevoli progressi territoriali tra Charkov e Poltava, riuscivano ad avanzare lungo le coste del Mare d'Azov, avvicinandosi a Mariupol (conquistata il 16 settembre). Il 15 cadeva Briansk. Il giorno seguente l'importante porto di Novorossijsk, nella testa di ponte del Kuban, attaccato invano per molti mesi dai russi, che avevano compiuto perfino azioni anfibie. Il 23 settembre i sovietici entravano in Poltava, la storica città ucraina che ricorda una decisiva vittoria di Pietro il Grande sull'esercito svedese. Il 25 i tedeschi evacuavano Smolesk e Roslavl, sul fronte settentrionale. Con la fine di questo mese i russi terminavano inoltre la rioccupazione della testa di ponte del Kuban e della penisola di Taman. Dopo alcuni giorni di relativa calma su tutto il fronte orientale, il Comando sovietico lanciava una nuova offensiva nei primi giorni di ottobre. Nel settore settentrionale l'epicentro era a Velikje Luki, dove i russi cercavano di eliminare l'istrice tedesco per poi tagliare la ferrovia Leningrado-Vitebsk, che correva parallela al fronte e che costituiva una buona linea di comunicazione per í tedeschi. Nel settore centrale i maggiori attacchi venivano effettuati dalle truppe sovietiche lungo l'autostrada Smolensk-Minsk, ed avevano lo scopo di raggiungere la Bielorussia e poi la Polonia nord orientale. Sul fronte sud le armate russe compivano i massimi sforza sul medio corso del Donetz, tentando di allargare le tre teste di ponte stabilite sul Dnjeper in quei giorni a nord di Kiev, a sud dì Pereyaslav e presso Cremenciug. All'estremo sud cadeva Melitopol, mentre poco più a nord i tedeschi sgomberavano Dnjepropetrovsk ed iniziavano lo sgombero dell'ansa del Dnjeper. Con queste operazioni la Crimea restava tagliata fuori, essendo ancora interamente occupata dalle unità germaniche e romene. Ma la minaccia più grave, agli inizi di novembre, si presentava par il fronte tedesco nella zona di Kiev. Infatti i russi, il 6 di questo mese, conquistavano la Capitale ucraina e si spingevano notevolmente più ad occidente, giungendo nei pressi delle città di Korosten e Zhitomir. Per parare la minaccia di questa penetrazione in profondità, a metà  novembre i tedeschi lanciavano una violenta controffensiva. Una armata germanica, comandata dal maresciallo von Manstein ed appoggiata da forti unità corazzate, attaccava le unita russe nel settore di Kiev, tra Zhitomir e Korosten. La prima di queste due città, nel corso dei furiosi combattimenti che vi venivano impegnati, cambiava più volte occupante. Mentre proseguiva la controffensiva germanica in direzione di Kiev, continuava la controffensiva russa su tutto il resto del fronte, specie a Gomel, Smolensk, Vitebsk, Zhaporoje e Krivoj Rog. Il 25 novembre i sovietici riuscivano ad impadronirsi di Gomel e nei giorni successivi passavano il Dnjeper in quel settore. dirigendo verso le paludi del Pripet. Sul medio corso del fiume intanto, tra Cercassi e Cremenciug, le truppe germaniche resistevano validamente e spesso contrattaccavano, contenendo l'offensiva russa. Solo agli inizi di dicembre l'Alto Comando della Wehrmacht disponeva per lo sgombero di Cercassi e l'abbandono di tutto il medio e basso corso del fiume. Nello stesso mese di dicembre, mentre i russi attaccavano su tutta 1a linea del fronte, i tedeschi ottenevano gli ultimi successi offensivi ad ovest di Kiev, raggiungendo il fiume Teteres e riconquistando Radomyzl. Poi la controffensiva di von Manstein si esauriva ed i sovietici attaccavano pesantemente anche in questo settore. Alla fine dell'anno, proprio a Zhitomir, essi sfondavano il fronte germanico e si impadronivano definitivamente di questa contesa città e di Korosten. Intanto nell'autunno e nell'inverno del 1943 avevano luogo importanti incontri internazionali nel campo delle Nazioni Unite. Nel mese di ottobre la conferenza dei ministri degli esteri inglese, americano e sovietico a Mosca, in novembre il convegno di Teheran, che vedeva per la prima volta insieme Churchill, Roosevelt e Stalin. Prima di Teheran, Churchill e Roosevelt si fermavano al Cairo incontrandosi con Chang Kai-shek e, dopo l'incontro con Stalin nella capitale persiana, tornavano in quella egiziana per conferire con Imset Ineonii presidente della repubblica turca, la cui politica si era avvicinata alle democrazie occidentali quando la sconfitta della Germania appariva ormai probabile. Nello stesso periodo, e per lo stesso motivo, il Portogallo accedeva finalmente alle richieste anglo-americane dì impiego delle basi aeronavali delle Isole Azzorre, che per la loro posizione al centro dell'Atlantico potevano garantire le rotte oceaniche dagli attacchi dei sommergibili tedeschi. Nell'Atlantico del nord frattanto proseguiva la lotta sulle rotte dei convogli artici che trasportavano i rifornimenti alla Russia, anche se con minore intensità, data la ridotta efficienza delle forze aeronavali germaniche. Il giorno di Natale del 1943 questa lotta culminava con la battaglia navale dell'isola degli Orsi, nella quale veniva affondata da preponderanti forze britanniche la nave da battaglia germanica Scharnhorst di 26.000 tonnellate.

L'avanzata sovietica




Dopo la conquista di Charkov e di Taganrog sul Mar d'Azov (agosto 1943) la spinta offensiva sovietica proseguiva in tutti i settori del fronte, con particolare intensità nella sua parte centro-meridionale. Nella parte centrale, in conseguenza dello svolgimento favorevole ai russi della Doppelschlachty, l'epicentro della lotta era spostato da Kursk-Orel più a nord ovest, nel settore di Briansk, appoggiandosi, sul fianco destro, alla pressione esercitata dalle contigue unità russe contro le difese tedesche tra Vjazhma, Smolensk, Velikje, Luki ed il Lago Ilmen. Obbiettivo del comando sovietico era il raggiungimento della frontiera polacca. Nella foto in alto carri sovietici T. 34 in marcia verso il fronte di Briansk. In basso truppe sovietiche in marcia verso il fronte nel settore tra Velikje Luki ed il lago Ilmen.


Sul fronte merinionaie, mentre forze sovietiche provenienti da Aursk conducevano violenti attacchi nel settore di Stimi allo scopo di sfondare in direzione di Conotop, Priluki e Kiev, più a sud altre unità russe insistevano nella pesante offensiva oltre Charkov nel settore di Foltava ed a cavallo della ferrovia Charkov-Kiev. Nel settore del medio Donetz, tra Jzhium e Voroscilovgrad proseguivano i furiosi combattimenti per il superamento di quella parte di schieramento tedesco che, appoggiato sul fiume, manteneva saldo tutto il fronte meridionale. Sulle coste del Mar d'Azov, dopo i successi riportati nella conquista di Taganrog, la cavalleria di Tolbuchin proseguiva l'avanzata nella zona del Mius, verso la città portuale di Mariupol. Obbiettivo delle armate sovietiche del fronte meridionale era il superamento di quella fascia di terreno che i tedeschi avevano scelto per la difesa al termine della ritirata da Stalingrado, ed il raggiungimento della linea del Dnieper, difficilmente difendibile per la sua lunghezza e tortuosítà. Nella foto in alto da un osservatorio un Comando sovietico segue l'azione offensiva delle proprie truppe. Nella foto in basso una mitragliera russa a quattro canne, apre fuoco contraereo per una incursione di apparecchi tedeschi.



15 settembre 1943. Sul fronte centrale le divisioni sovietiche, dopo aspri combattimenti, si impadronivano della importante città di Brjansk e del centro di Bjeziza, ambedue sull'alto corso della Desna e lanciavano violenti attacchi verso occidente, in direzione di Suraz, circa 80 km. a nord est di Gomel. Frattanto, sulla testa di ponte del Kuban, il 16 settembre i russi riuscivano finalmente a conquistare Novorossijsk, l'importante porto sul Mar Nero per il quale si combatteva da molti mesi. Lo stesso giorno, sulla costa settentrionale del Mare d'Azov, cadeva la città di Mariupol. Anche ad ovest di Charkov le armate sovietiche registravano non pochi guadagni di terreno e benchè duramente contrastate dalle divisioni del Reich, che contendevano il terreno al nemico palmo a palmo, il 23 settembre entravano nella storica città di Poltava, che aveva visto tre secoli prima la riscossa degli eserciti russi di Pietro il Grande contro i vittoriosi svedesi. In alto a sinistra Pietro il Grande, vincitore della battaglia di Poltava. Al centro una stampa dell'epoca riproducente dal vero la resa dell'esercito svedese. A destra Carlo XII di Svezia, il grande sconfitto della storica battaglia. In basso truppe sovietiche snidano le retroguardie tedesche da Briansk.

25 settembre 1943. Sul fronte centro-settentrionale i russi, nel corso della loro offensiva ad ovest di Vjazhma, conquistavano le importanti città di Smolensk, sull'alto corso del Dnjeper, e Roslavl, tenacemente difese dalle truppe tedesche. Negli ultimi giorni di settembre subentrava un breve periodo di relativa calma su tutto il fronte, ad eccezione della testa di ponte del Kuban, dove le unità germaniche e romene, dopo la caduta di Novorossijsk, si andavano ritirando verso la Crimea. Con la fine del mese i sovietici portavano a termine la rioccupazione totale della testa di ponte del Kuban e della penisola di Taman, separata da Kersch, in Crimea, da un breve tratto di mare. Nella foto a sinistra in alto truppe da sbarco sovietiche prendono terra in un settore della testa di ponte del Kuban, alle spalle dei tedeschi in ritirata. A sinistra al centro marinai sovietici in linea fra le macerie di Novorossijsk. In basso a sinistra truppe corazzate russe in avanzata nel Kuban. In alto a destra motovedette veloci sovietiche in missione di guerra sul Mar Nero. A destra al centro una caratteristica mitragliera russa a quattro canne in azione nel Kuban. A destra in basso reparti sovietici rastrellano i soldati tedeschi dispersi nella penisola di Taman.
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