2a Guerra Mondiale 1943-3 (1942)


L'attacco Tedesco


Inno Fiji 



Mentre le unità terrestri investivano la zona centrale della città, l'offensiva aerea toccava il culmine. Ormai, quella che la letteratura sovietica orgogliosamente amava definire la «Regina della steppa», non è più che un immane cumulo di fumanti macerie. Tra le case distrutte divampa una lotta senza quartiere. Benchè assolutamente inadeguata a contenere l'offensiva aerea germanica, l'aviazione sovietica compì tuttavia violente azioni di contrasto. Secondo notizie di fonte russa, si calcola che circa 400 aerei tedeschi siano stati messi fuori combattimento. Nella foto a sinistra gli immensi depositi di carburante sulle sponde del Volga centrati in pieno bruciano. Tutto intorno il terreno è evidentemente sconvolto dalle incursioni aeree tedesche. A sinistra dall'alto in basso una eccezionale sequenza fotografica sul bombardamento della fabbrica « Ottobre rosso ».


3 Settembre 1942. Dopo aver occupato Kalatsc la 65 Armata tedesca, a coronamento di una massiccia offensiva, sfonda il fronte sovietico davanti a Stalingrado lungo tutti quaranta chilometri della sua ampiezza, portando la lotta davanti ai primi sobborghi della città. Ormai al comando russo è impossibile proseguire con la tattica ritardatrice adottata nella prima fase del conflitto. Le dure parole di Stalin «Stalingrado deve essere difesa ad ogni costo, finché a difenderla rimanga un solo uomo» e gli speciali battaglioni di intercettazione sovietici incaricati di aprire il fuoco su chiunque avesse abbandonato le difese della città, resero Stalingrado il baluardo contro cui si infransero gli attacchi delle migliori unità tedesche. Nella foto in alto artiglierie e mezzi cingolati tedeschi si apprestano a prendere posizione nelle vicinanze della città. Al centro batterie tedesche davanti a Stalingrado. In basso reparti della « 4a » Armata rastrellano gli ultimi nidi di resistenza delle difese esterne della città.


L'Alto Comando tedesco tentò di insaccare la «62a» Armata sovietica, dislocata tra il Don ed il Volga a difesa di Stalingrado, in una gigantesca tenaglia che, chiudendosi nell'abitato di Stalingrado, avrebbe dovuto annientare completamente le forze russe. Gli aspri combattimenti impegnati sulle ali dalle truppe sovietiche ebbero l'effetto di ritardare l'avanzata germanica, permettendo così alla «62a» Armata russa di ritirarsi gradatamente, per poi impegnarsi a fondo nella lotta tra le macerie della città. In alto granatieri germanici prendono d'assalto una altura facente parte del sistema difensivo sovietico. In basso carri armati tedeschi avanzano a valanga nel tentativo di chiudere in una morsa le forze avversarie.



14 Settembre 1942. La prima fase dell'investimento di Stalingrado fu cosi conclusa. Il 14 settembre le forze germaniche giunsero in vista del Volga ma non riuscirono a congiungersi nell'abitato della città ancora saldamente nelle mani dei difensori. In questi primi combattimenti le perdite subite dalla Wehrmacht furono notevoli. Certamente superiori le perdite sovietiche che peraltro non intaccarono le poderose riserve che i comandi russi stavano ammassando dietro la sponda orientale del Volga e tra Stalingrado e Voronezh, in previsione della tremenda offensiva invernale. Nella foto in alto a sinistra il generale von Paulus ed il suo Stato Maggiore seguono da un osservatorio avanzato l'andamento delle operazioni. A destra formazioni di granatieri corazzati, sui caratteristici mezzi semicingolati, avanzano sulle sconvolte piste che conducono  a Stalingrado. In basso le autoblinde di un raggruppamento esplorante della 4a armata, tedesca concludono la travolgente avanzata che le ha condotte in vista del Volga.


15 Settembre 1942. Fallita la manovra di accerchiamento della «62a» Armata sovietica, il Comando tedesco lanciò le truppe della 6a Armata del generale von Paulus, in attacco frontale contro Stalingrado, premendo verso il centro della città da tre lati. Da questo momento, quella che era stata una battaglia in campo aperto divenne una furiosa lotta fra le macerie dei quartieri devastati. La battaglia si frazionò cosi in innumerevoli scontri di estrema violenza per il possesso di una officina, di una strada, di una casa, di un mucchio di macerie. Nella foto in alto alla periferia di Stalingrado reparti di granatieri battono con armi automatiche caseggiati semi diroccati che i russi hanno trasformato in altrettanti piccoli fortini. In basso le formazioni d'assalto della Vehrmacht irrompono a ondate successive tra le macerie delle sconvolte strade centrali di Stalingrado.


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