2a Guerra Mondiale 1943-25


La resa dell'Italia


Inno Oman 




3 settembre 1943. Il 27 agosto il generale Zanussi, che aveva portato con sé il generale inglese Carton de Wiart, prigioniero di guerra, veniva inviato ad Algeri, dove, interrogato da generali inglesi ed americani, forniva numerose altre notizie di carattere militare. Il 31 agosto Castellano tornava a Cassibile comunicando l'accettazione di Badoglio delle condizioni imposte dal nemico. Infine, il 3 settembre, sempre a Cassibile, veniva firmato l'armistizio tra l'Italia e le Nazioni Unite alla presenza del generale Eisenhover. Firmatari: il generale Bedell Smith per Eisenhower, ed il generale Castellano per Badoglio. Le condizioni implicavano la resa di tutte le forze italiane di terra, di cielo e di mare, ed il rifiuto di consegnare ai tedeschi armi di qualsiasi tipo. Nella foto in alto Bedell Smith appone la sua firma al documento. In piedi, da sinistra, il commodoro britannico Roger Dick, il maggior generale americano Lowell Rocks, il capitano inglese de Hann, Castellano, il generale inglese Strong (dietro Castellano) e Montanari, funzionario del Ministero degli Esteri. Nella foto in basso a sinistra cordiale stretta di mano tra il gen. Castellano ed il gen. Eisenhower dopo l'accordo. Nella foto a destra il generale Castellano firma l'armistizio di Cassibile.



8 settembre 1943. La sera del 7 settembre giungevano segretamente a Roma il generale americano Maxwell Taylor, vice comandante dell'82a divisione paracadutisti, ed il colonnello Gardiner, per concretare il lancio della 82a divisione nei pressi di Roma; ma le tergiversazioni di Badoglio dominato esclusivamente dalla paura fisica dei tedeschi e degli altri esponenti militari italiani, convinceva gli americani a sospendere l'operazione. Il giorno seguente formazioni aeree americane bombardavano a tappeto Frascati, sede del Comando tedesco. Quest'ultimo, fuori dell'abitato, restava intatto, mentre la cittadina era completamente distrutta, con la conseguente morte di circa 6.000 italiani e nessun tedesco. Il giornalista inglese D. Brown (« The inside story of Italy's surrender afferma che fu il generale Castellano. a Cassibile, a prospettare agli anglo-americani il bombardamento di Frascati: « Egli aveva posto il dito sul bersaglio », dice il cronista riferendosi alle indicazioni date da Castellano sulla carta della zona. Nella foto in alto la villa sede del comando di Kesselring a Frascati. Nella foto in basso a sinistra il disseppellimento delle innocenti vittime della indiscriminata incursione americana. In basso a destra una Chiesa di Frascati diroccata dalle bombe.


8 settembre 1943. La mattina dell'8 settembre alle ore 12, Rahn, incaricato d'affari tedesco, veniva ricevuto da Vittorio Emanuele III che gli confermava la prosecuzione della guerra da parte dell'Italia. Alle ore 17,30 l'agenzia Reuter comunicava la notizia dell'armistizio che era stato firmato il 3. Alle 19,45 la radio italiana diffondeva un proclama di Badoglio annunciante l'armistizio. La sera stessa Badoglio, i principali esponenti militari italiani e la famiglia reale effettuavano precipitosi preparativi per allontanarsi da Roma. Il 9 settembre, all'alba, un corteo di macchine uscito dalla capitale li conduceva a Pescara. Da qui il gruppo passava ad Ortona, dove si imbarcava sulla corvetta Baionetta che li trasportava a Brindisi. Intanto, in tutta Italia, le unità dell'Esercito, rimaste senza ordini, si disfacevano rapidamente o venivano disarmate dai tedeschi. Solo in poche zone, tra le quali quella di Roma, veniva effettuata una certa resistenza alla imposizione tedesca di cedere le armi. Nella foto in alto truppe motorizzate italiane presso Porta S. Paolo. Al centro fanti italiani appostati ed appoggiati da mezzi corazzati leggeri, a San Paolo. Nella foto in basso artiglierie italiane nella stessa zona, in una pausa fra i combattimenti.




9 settembre 1943. L'investimento di Roma da parte della 3a divisione corazzata tedesca da nord e della 2a divisione paracadutisti da sud, si sviluppò tra il 9 e il 10 settembre. La Capitale era difesa da unità di consistenza bellica limitata: le divisioni corazzate Ariete e Centauro, divisione « Granatieri di Sardegna », divisioni di fanteria Piave, Sassari e Piacenza, ed alcuni battaglioni delle divisioni Lupi di Toscana e Re. I migliori episodi di resistenza vennero effettuati dalle divisioni Granatieri e Piave, benchè la maggioranza degli ufficiali nutrisse sentimenti fascisti, ed aderisse, dopo la caduta di Roma all'Esercito della RSI. Discreta prova forniva anche la divisione e Ariete, mentre la Sassari si disfaceva rapidamente. In alto a sinistra un soldato tedesco catturato per le vie di Roma. In basso a sinistra pezzo anticarro tedesco distrutto. In alto a destra semovente italiano fuori combattimento. A destra al centro una visione della zona di S. Paolo dopo i combattimenti. In basso a destra Medaglie d'Oro conferite a combattenti italiani per la difesa di Roma.

Il 10 settembre, avendo la 3a divisione corazzata tedesca sospeso gli attacchi presso il lago di Bracciano, le divisioni Ariete e Piave potevano ritirarsi verso Tivoli, secondo i piani prestabiliti. Ma in questi movimenti, la prima si sfaldava e restava ad effettivi molto ridotti. Similmente avveniva per quasi tutti i reparti italiani di Roma non impegnati in combattimento, che si scioglievano ed i soldati in abiti civili e camuffati si disperdevano. Lo stesso giorno intanto, essendo ormai i tedeschi penetrati da sud all'interno della città ed essendo ridotte al minimo le forze italiane della difesa, il generale Calvi di Bergolo, comandante della Centauro, negoziava la cessazione delle ostilità con il Comando germanico. I tedeschi si impegnavano a non occupare militarmente la città, eccettuati alcuni punti (come l'EIAR e l'Ambasciata tedesca) ed a lasciare all'interno di essa reparti di fanteria italiana per il mantenimento dell'ordine pubblico. Nella foto a sinistra in alto paracadutisti tedeschi al centro di Roma, davanti al Palazzo di Giustizia. Sullo sfondo il Castel S. Angelo. A sinistra in basso un paracadutista germanico, armato di Panzerfaust, davanti al Vittoriano. In alto a destra una mitragliatrice tedesca piazzata presso S. Pietro. A destra al centro Motociclisti in Piazza S. Pietro. In basso la corvetta Baionetta che condusse a Brindisi il Re ed il governo fuggiasco.







Tra il 9 ed il 10 settembre le truppe tedesche in Italia riuscivano a disarmare, con scarso contrasto, l'Esercito italiano. In Italia la Wehrrnacht disponeva di 6 divisioni corazzate, 11 divisioni granatieri, fanteria e paracadutisti e 2 brigate. A queste il governo di Badoglio poteva opporre, la sera dell'8 settembre, 2 divisioni motocorazzate, 17 divisioni di fanteria, ed 8 divisioni di forza ridotta. Tutte le unità italiane erano notevolmente inferiori a quelle tedesche per uomini, armamento ed organizzazione, e molte di esse erano in avanzato disfacimento già dalla mattina del 9. Ciò nonostante si ebbero dei casi di resistenza valorosa, così come dei casi di passaggio al fianco dei tedeschi di intere unità, con tutti i loro ufficiali e soldati e con tutte e armi, e equipaggiamento, come la « Nembo » in Sardegna, la Legione s Tagliamento in Croazia, le unità della Decima Mas a La Spezia. Anche in Francia e nei Balcani le truppe italiane si sciolsero, ma specie in quest'ultima regione si ebbero alcuni episodi di resistenza accanita e prolungata. In alto il sacrificio infelice del sommergibile Velella affondato dal sommergibile inglese Shakespeare, il 7 settembre 1943 e cioè quattro giorni dopo che era stato firmato l'armistizio. Al centro a sinistra il proclama di Badoglio listato a lutto sul Corriere della Sera. A destra soldati del disciolto esercito italiano si avviano, vestiti con rimasugli di uniformi, alle proprie case. In basso militari italiani decorati di Medaglia d'Oro per le operazioni di resistenza al disarmo tedesco.



Secondo le condizioni poste dagli anglo-americani, la flotta italiana avrebbe dovuto raggiungere i porti controllati dagli Alleati. In base a queste disposizioni, il ministro della Marina, ammiraglio Raffaele De Courten ordinava alle squadre navali di La Spezia e di Taranto, ed alle altre unità italiane del Mar Tirreno e dell'Adriatico di raggiungere Malta, issando in segno di resa un pennello nero. Il nucleo maggiore della Flotta italiana era la Squadra di La Spezia, comandata dall'ammiraglio Carlo Bergamini, che lasciava la base la notte tra l'8 ed il 9 settembre, ed alla quale si erano aggiunti incrociatori e cacciatorpediniere di base a Genova. Questa formazione navale, che comprendeva le navi da battaglia Roma, Italia, Littorio fino al 26 luglio e « Vittorio Veneto », navigava in direzione sud, ad ovest della Corsica, quando veniva attaccata da bombardieri tedeschi che riuscivano ad affondare la Roma con due bombe radiocomandate, uccidendo l'ammiraglio Bergamini ed oltre 1.200 uomini dell'equipaggio. Nella foto a sinistra in alto la corazzata Roma in navigazione. Nelle foto a sinistra in basso una eccezionale documentazione di fonte tedesca sull'affondamento della Roma. In alto a destra l'ammiraglio Bergamini, decorato di Medaglia d'Oro dal governo Badoglio, ed anche da quello della RSI, che sosteneva la tesi che la direzione di Bergamini fosse la Spagna e non Malta. Nella foto a destra in basso una eccezionale fotografia di fonte italiana dell'esplosione della corazzata Roma.


Dopo la morte di Bergamini, il comando della formazione navale italiana veniva assunto dall'ammiraglio Romeo il 10 settembre, durante la mattina, una piccola nave greca andò incontro alla squadra italiana per scortarla fino a Malta. Intanto giungevano da Taranto le corazzate Andrea Doria e Caio Duilio, gli incrociatori leggeri Cadorna e Pompeo Magno ed il cacciatorpediniere Da Recco, che erano sotto il comando dell'ammiraglio di divisione Alberto Da Zara. La corazzata Giulio Cesare a giunse in ritardo, per l'ostilità dell'equipaggio, che non voleva consegnarsi al nemico. Nella foto in alto la flotta italiana in navigazione verso Malta, inquadrata dai cannoni delle corazzate inglesi Valiant e Warspite. Nella foto in basso navi da battaglia e incrociatori della flotta italiana davanti a Malta.


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