2a Guerra Mondiale 1943-23


La controffensiva sovietica


Inno Marocco 



Negli ultimi giorni di luglio 1943 i tedeschi erano costretti a sgomberare l'importante centro di Bolkhov, ultima stazione ferroviaria di una certa entità prima della città di Orel. Dopo Bolkhov, le truppe sovietiche giungevano nelle immediate vicinanze di Orel, toccandone i sobborghi orientali. I tedeschi contendevano al nemico il terreno metro per metro, per evitare che la pressione russa si trasformasse in una travolgente avanzata e scompaginasse tutto il settore, mettendo in movimento, per conseguenza, anche il fronte settentrionale. La battaglia quindi aveva l'aspetto di una grande lotta di logoramento, più che di una vera e propria offensiva, aspetto che dovrà poi assumere più tardi, nel pieno della stagione estiva. Nella foto in alto truppe motorizzate sovietiche in movimento verso occidente. Notare gli « half-track », i mezzi semicingolati americani, e le camionette pure statunitensi. Nella foto in basso truppe celeri sovietiche assaltano di slancio un nido di resistenza tedesco,

5 agosto 1543. Le truppe russe penetravano nell'abitato di Orel, mentre le forze germaniche iniziavano lo sgombero della città stessa e dell'intero saliente che minacciava di essere tagliato fuori dalle colonne di attacco sovietiche che stavano per congiungersi alle spalle del nemico. I tedeschi però riuscivano a far passare per lo stretto corridoio ancora aperto, buona parte degli uomini e dei materiali, ed a schierarlo su una successiva linea di resistenza. Intanto il Comando russo spostava l'apicentro dell'offensiva più a sud investendo il settore di Eqelgorod. Nella foto in alto a sinistra un aereo d'assalto russo « Stormovik », impiegato con successo contro i carri armati, munito di razzi alari. A sinistra al centro carri tedeschi centrati dai razzi degli « Stormovik ». A sinistra in basso Katiusce sovietiche in azione. In alto a destra il generale Rudenko, comandante di una unità aerea sovietica, distintasi nei combattimenti dell'estate 1043. In basso a destra una officina aeronautica russa.


Pochi giorni dopo la perdita di Orel, la Wehrmacht doveva registrare anche quella dell'importante centro di Bjelgorod. Anche per questa località il Comando germanico riusciva a porre in salvo buona parte delle proprie unità, ma la perdita di Bjelgorod, aggiunta a quella di Orel, portava tutto il dispositivo difensivo tedesco ad una situazione di estremo indebolimento. Rendendosi conto di questo stato di cose, i sovietici passavano ben presto ad una nuova fase dell'offensiva, estendendo il fronte di attacco verso sud, fino al settore di Charkov. Intanto sul fronte meridionale, presso le coste del Mare d'Azov, il generale Tolbuchin andava raccogliendo dodici fra le migliori divisioni di cavalleria e forti unità di artiglieria, per investire anche l'estremità meridionale del fronte. Nelle foto, dall'alto in basso, le tre fasi di una carica di cavalleria, nelle sterminate pianure dell'Ucraina. Notare, nella foto in alto, i carri veloci e gli aerei, che appoggiano le travolgenti cariche della cavalleria cosacca.


23 agosto 1943. La nuova fase dell'offensiva russa dell'estate 1943 aveva i suoi punti principali nei centri di Brjansk, Vjazhma, Sumi e Charkov, con particolare insistenza nel settore di quest'ultima località. Mentre si andava accrescendo l'intensità della spinta contro la seconda città dell'Ucraina le divisioni sovietiche non cessavano di lanciare continui attacchi locali, a carattere diversivo, in tutti i settori del fronte, con particolare riguardo alla zona di Leningrado, del Lago Ladoga e della testa di ponte del Kuban. Il 23 agosto 1943, le truppe russe rientravano in Charkov, già riconquistata il 18 febbraio dello stesso anno, e di nuovo perduta, per la controffensiva di von Manstein, il 19 marz. Nella foto in alto le fanterie sovietiche all'assalto nei sobborghi di Charkov. In primo piano un granatiere germanico caduto, fronte al nemico. In basso semoventi leggeri russi rientrano nelle macerie del grande centro ucraino, incontrando sul loro cammino i relitti dei « panzer » tedeschi.


30 agosto 1943. Il 22 agosto, la cavalleria del generale Tolbuchin attaccava sul fronte meridionale investendo la zona di Taganrog, organizzata come caposaldo ad istrice. La sera dello stesso giorno i cosacchi occupavano la stazione di Amvrosieka sulla linea Statino-Taganrog, isolando l'istrice dalle sue basi di rifornimento. Il 25 dopo il calar del sole, con una carica notturna di cavalleria, veniva investita la linea fortificata del fiume Kalmius. I cavalieri rossi impiegavano bazookas, i micidiali lanciarazzi anticarro, e mine senza neppure scendere da cavallo. Nella battaglia del Kalmius portavano ognuno in groppa con sé un fante che, giunto a breve distanza dal nemico, balzava da cavallo ed andava all'attacco con un piccolo lanciafiamme individuale. Il 28 agosto Taganrog era tagliata fuori, il 29 direttamente investita. ed il 30 agosto, con il forte concorso delle artiglierie e delle Katiusce, la città cadeva. Nella foto in alto carri Sherman di fabbricazione americana avanzano in Ucraina. In primo piano ammucchiati i resti di soldati tedeschi. Nella foto in basso prigionieri germanici in un campo di raccolta nelle retrovie russe.


La Germania in guerra: discesa in picchiata.

La resa dell'Italia


LA RESA DELL'ITALIA

Conseguenza diretta del colpo di Stato del 25 luglio 1943 che determinò la caduta del fascismo, fu l'inizio di trattative da parte dell'Italia per giungere ad una cessazione delle ostilità. Queste trattative, per il timore di una reazione tedesca, vennero effettuate nella massima segretezza e vennero accompagnate con frequenti e ripetute assicurazioni, alle autorità politiche e diplomatiche germaniche, di fedeltà all'alleanza ed alla causa comune. Il primo movimento italiano di ricerca di contatto col nemico avveniva il 3 agosto 1943, a Lisbona, dove il Consigliere di Legazione italiano marchese Blasco D'Ajeta, per incarico diretto del Ministro degli Esteri Guariglia, aveva un primo incontro col ministro aggiunto inglese Watkinson, in assenza dell'ambasciatore sir Ronald Campbell. Analogo passo faceva a Tangeri il Console Generale Berio, che si incontrava col Ministro residente britannico Gascoigne. Fin dalle prime trattative, il tema sul quale si facevano illusioni i rappresentanti del governo Badoglio, era la richiesta di un aiuto anglo-americano per sganciare l'Italia dall'alleanza con i tedeschi che disponevano di molte divisioni sul suolo italiano e si facevano sempre più sospettosi. Ma le istruzioni che i governi di Gran Bretagna e degli Stati Uniti inviavano subito ai loro parlamentari nelle due città neutrali, in risposta ai passi italiani, insistevano sulla formula della resa incondizionata. Altri contatti vennero presi, sempre da parte degli stessi inviati, fino al 13 agosto, cioè fino alla missione Castellano. Intanto il 14 agosto a Bologna ed il 16 a Tarvisio, i generali ed i diplomatici italiani assicuravano i colleghi tedeschi che partecipavano ai convegni che l'Italia, secondo la formula badogliana, avrebbe tenuto fede alla parola data. Nello stesso periodo, per sollecitare la buona volontà italiana alla resa, gli anglo-americani conducevano spaventosi attacchi aerei contro tutti i principali centri della penisola. Non a caso Churchill aveva detto dopo il 25 luglio: « L'Italia sarà distrutta e bruciata da un capo all'altro... ». Il l° agosto, per ordine di Badoglio e Guariglia, tramite il gen. Ambrosio, il generale Castellano partiva per la Spagna e per il Portogallo, accompagnato dal funzionario Montanari del Ministero degli Esteri, come interprete e con un biglietto da visita dell'ambasciatore inglese presso il Vaticano Osborne per il suo collega sir Samuel Hoare, ambasciatore a Madrid. Il 15 agosto Castellano conferiva a Madrid con Hoare, che lo indirizzava a Lisbona, provocando una conferenza tenutasi il 19 ed il 20, cui partecipavano, oltre i due italiani, il generale americano Walter Bedell Smith, il generale inglese Strong ed il diplomatico americano Kennan. In questa conferenza, benché fossero resi noti al nemico molti segreti militari italiani e tedeschi, Castellano non riuscì ad avere se non assicurazioni molto vaghe circa il futuro trattamento dell'Italia e promesse molto inferiori alle richieste sull'aiuto per la lotta contro i tedeschi, mentre veniva rimessa sul tappeto la formula della resa incondizionata. Castellano ripartiva allora per riferire a Roma, mentre giungeva a Lisbona un altro inviato, questa volta per iniziativa del generale Carboni, capo del SIM, nella persona del generale Zanussi, ufficiale addetto del Capo di S. M. Roatta, accompagnato dal generale inglese Carton de Wiart, nostro prigioniero, espressamente liberato. Questa frenesia di capitolazione determinata dal fatto che i generali italiani congiurati non si fidavano l'uno dell'altro, insospetti gli anglo-americani e Zanussi rischiò di essere fucilato come spia nonostante avesse vuotato anche lui il sacco dei segreti militari italiani e tedeschi. Da Lisbona il Zanussi venne tradotto ad Algeri e quindi a Cassibile ove venne riconsegnato a Castellano quando il 31 agosto questi fece ritorno presso il Comando Alleato con la risposta affermativa di Badoglio sulle condizioni di resa. Com'è noto alle 17,15 del 3 settembre, sotto una tenda nei pressi di Cassibile Castellano e Bedell Smith, per le due parti, firmavano il documento della capitolazione italiana. Subito dopo la firma il plenipotenziario Bedell Smith consegnò a Castellano le « clausole aggiuntive s e cioè quelle militari politiche ed economiche accettate dal governo Badoglio al buio e con le quali il popolo italiano veniva praticamente venduto agli anglo-americani. Il fatto inaudito venne definito dallo stesso Generale Eisenhower uno sporco affare al punto che a suo avviso il documento si sarebbe potuto pubblicare solo dieci anni dopo la fine della guerra. Non diversamente la pensavano gli inglesi che arrivarono addirittura a coniare un vocabolo per il loro s Oxford Dictionary ispirato a Badoglio e precisamente « Te badogliate » che vuol dire « Tradire scioccamente ». Nella notte tra il 3 ed il 4 settembre, l'« 8a » Armata britannica varcava lo stretto di Messina e sbarcava sulla costa calabra, incontrando scarsa resistenza da parte del « VII » CA italiano e della 29a divisione granatieri corazzati tedesca. Pochi casi di resistenza valorosa non potevano fermare le truppe di Montgomery che 
non trovavano davanti a sé seri ostacoli: la divisione tedesca si ritirava e le truppe italiane si disperdevano. Solo i reparti dell'aviazione, insieme alle unità della Luftwaffe del generale von Richtofen si prodigavano fino all'estremo. La linea di combattimento si andava spostando sempre più verso nord, in direzione della Sila. All'alba dell'8 settembre poi, due sbarchi alle spalle del fronte, uno a Pizzo sul Tirreno e l'altro sullo Jonio, affrettavano la ritirata dei tedeschi ed affievolivano ulteriormente la resistenza italiana. Per iniziativa del capo del SIM gen. Carboni, il 7 settembre si recava clandestinamente a Roma il generale americano Taylor accompagnato dal colonnello Gardiner, per concretare il lancio di paracadutisti americani nei pressi della capitale, richiesto da Badoglio nelle precedenti trattative. Ma questa volta invece erano proprio le esitazioni di Badoglio tendenti a prorogare la dichiarazione dell'armistizio, e quindi anche il lancio, a far desistere Etsenhower dall'operazione su Roma. Il comandante alleato ordinò invece il bombardamento di Frascati che Castellano aveva indicato come sede del Comando tedesco in Italia. Bombardamento che costò alla ridente cittadina dei Castelli Romani seimila morti senza che un solo tedesco venisse colpito poiché il comando aveva sede in una villa lontano dall'abitato. Alle 17,15 dell'8 settembre la radio americana diffuse la notizia della capitolazione dell'Italia. Alle 19,45 la voce di Badoglio attraverso un disco che precedentemente aveva avuto cura di incidere dava alla radio l'ordine di cessare combattimenti non senza aver aggiunto che le armi dovevano reagire contro eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. Il Paese veniva così gettato nel caos e posti alla mercé delle rappresaglie dei tedeschi che erano stati ripetutamente ingannati. Difatti, oltre alle assicurazioni di tener fede all'alleanza date negli incontri di Bologna e di Tarvisio e di cui è stato fatto cenno più innanzi, il 1° settembre l'incaricato di affari e poi ambasciatore tedesco Dr. Rahn, che aveva sostituito von Mackensen, veniva ricevuto dal Ministro degli Esteri Guariglia il quale gli dichiarava testualmente: « Il governo Badoglio è deciso a non capitolare e di continuare la guerra a fianco della Germania. Metterò tutta la mia energia a disposizione per realizzare questa decisione che condurrà a una collaborazione militare sempre più stretta e conseguente ». Il giorno 3 Badoglio convocò l'incaricato tedesco al quale fra l'altro disse testualmente "Io sono il maresciallo Badoglio e vi convincerò coi fatti che non era giusto non avere fiducia in me. Naturalmente il desiderio di pace nel popolo, specie fra le donne, è grande ma noi combatteremo e non capitoleremo mai ». Mentre diceva questo Castellano era già da quattro giorni a Cassibile e poche ore dopo firmava la resa. Il 4 settembre il Dr. Rahn si incontra con il Capo di S.M.G. Ambrosio il quale esprime suo rammarico perché i tedeschi dimostravano di non avere più fiducia in lui accentuando con molta energia che egli « è sempre animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune ». Il giorno 8 settembre a mezzogiorno Vittorio Emanuele III riceve per la visita ufficiale di presentazione il Ministro Rahn. Il rapporto telegrafico del rappresentante germanico cosi dice. Durante la mia odierna visita il Re Vittorio Emanuele mi ha parlato anzitutto della situazione generale militare. Egli segue attentemente i combattimenti al fronte orientale ammira lo spirito combattivo delle truppe tedesche, la loro tradizione militare, l'organizzazione e l'armamento che purtroppo l'esercito italiano non ha mai raggiunto. Per quanto riguarda la situazione in Italia, egli spera che il governo del Reich si sarà convinto nel frattempo della buona volontà e della fedeltà di alleato del governo Badoglio e dell'esercito italiano e che la fiduciosa collaborazione militare avviata negli ultimi giorni porterà i suoi frutti. L'Italia non capitolerà mai. Quanto ad alcune mende che sono rimaste, è convinto che presto spariranno. Badoglio è un bravo, vecchio soldato, a cui riuscirà certamente con tattica elastica di arrestare la pressione delle sinistre, le quali dopo vent'anni di esclusione dalla vita nazionale, credono venuta la loro ora. Al termine della conversazione il Re ha sottolineato di nuovo la decisione di continuare sino alla fine la lotta al fianco della Germania, con la quale l'Italia è legata per la vita e per la morte. Nella reazione a questo inganno da parte del Re e del Governo Badoglio i tedeschi misero tutta la loro violenta brutalità. Nella notte fra l'8 ed il 9 settembre e nelle prime ore del 9, mentre Badoglio, i capi militari ed i membri della famiglia reale si allontanano precipitosamente da Roma in preda alla delirante paura di essere catturati dai tedeschi avevano inizio i primi movimenti da parte delle truppe germaniche per disarmare le unità delle forze armate italiane. L'operazione che si effettuava tra il 9 ed il 10 incontrava scarsa resistenza e spesso era prevenuta dallo spontaneo scioglimento di unità e reparti. I casi di resistenza più decisa si verificavano intorno a Roma, che però capitolava il 10 settembre. Altri reparti invece, anche se limitati, passavano al completo dalla parte dei 
tedeschi. In Francia le truppe italiane non opponevano quasi resistenza, mentre in altri settori la maggior parte delle divisioni si dissolveva rapidamente nell'anelante desiderio di ciascun soldato, e spesso anche degli ufficiali, di tornare a casa. Il bilancio della crudele reazione tedesca fu la cattura di ben 650.000 soldati e 22.000 ufficiali italiani che, piombati in carri bestiame, furono avviati verso i campi di internamento in Germania. Ben più triste fu la sorte delle 22 divisioni dislocate nei Balcani e nell'Egeo che restarono in balia dei partigiani e delle popolazioni balcaniche che ne massacrarono la maggior parte degli effettivi o furono distrutte dai tedeschi come avvenne a Cefalonia, o gettati nei campi di prigionia in Egitto come avvenne ai soldati della Divisione Cuneo che si erano affiancati subito agli inglesi. L'aspetto più doloroso della capitolazione dell'Italia fu la resa della flotta, ancora in piena efficenza combattiva. Da elementi emersi dopo la fine della guerra non si può escludere che il tradimento fosse già in atto se oltre al clamoroso caso dell'ammiraglio Maugeri riconosciuto reo di intelligenza con il nemico, l'ammiraglio Zacharias, capo del servizio segreto navale degli Stati Uniti, nel suo libro Secret Missions cosi fra l'altro poté scrivere: Noi mantenevamo i contatti con vari elementi dissidenti dei più alti ranghi della Marina Italiana e attraverso questi preparavamo la resa della flotta. La notte dell'8 settembre il Ministro della Marina Ammiraglio De Courten diramava a tutte le navi l'ordine di issare il pennello nero, dipingere sulle prore cerchi neri e fare rotta per Malta. Qualche unità si auto affondava, altre raggiungevano porti neutrali mentre la maggior parte obbedì all'ordine dato in nome del Re, di eseguire lealmente le clausole dell'armistizio che escludevano la cessione delle navi a stranieri. Fu un ennesimo inganno come risultò poi chiaro all'atto della firma del dettato di pace nel 1941 che valse però a risolvere nel senso della obbedienza agli ordini il dramma della maggior parte degli ufficiali imbarcati più inclini a restare fedeli alla tradizione in uso presso tutte le marine e cioè che la propria nave si affonda ma non si consegna al nemico. La perfidia inglese approfittò della situazione per infliggere alle nostre navi la cocente umiliazione di mandare a guidare agli ancoraggi
di Malta (nel testo inglese è detto <To shepherd> che vuol dire guidare il gregge delle pecore) la piccola nave greca Olga e quella francese Le Terrible. La tragedia veniva completata con la perdita della modernissima nave da battaglia Roma di 35.000 T. affondata da una bomba radiocomandata tedesca vicino alle coste della Sardegna. Il 9 settembre intanto la 5a Armata americana (1 corpo americano ed 1 britannico) sbarcava nel Golfo di Salerno incontrando specie nei giorni seguenti, una violenta reazione tedesca. Il 12 settembre un reparto di truppe speciali di SS e paracadutisti germanici, al comando del maggiore Skorzeny, liberava Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso, dove era stato rinchiuso dopo Ponza e La Maddalena.


Nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1943, truppe dell'e 82 a Armata britannica sbarcavano in Calabria partendo dai porti della vicina Sicilia. Le truppe dell'Asse, il VII CA italiano e la «29a» divisione granatieri tedesca, duramente provate dai combattimenti in Sicilia, opponevano scarsissima resistenza. L'abnegazione dell'aviazione italo-tedesca non riuscita a contrastare seriamente l'azione britannica. Alcuni giorni dopo, il 9 setterhbre 1943, la « 5a » Armata americana sbarcava a Salerno. Nella cartina: le direttrici degli sbarchi anglo-americani.


A conferma della apocalittica profezia di Churchill le principali città della penisola furono sottoposte a massicci attacchi con la conseguente distruzione di innumerevoli case d'abitazione, opere d'arte e con la morte e la miseria per migliaia e migliaia di cittadini. Nella foto formazioni di fortezze volanti nel cielo italiano. E' notevole l'effetto delle scie bianche che si formano nella atmosfera per effetto dell'alta quota.


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