2a Guerra Mondiale 1943-22/A


La controffensiva sovietica


Inno Maldive 



Per la nuova minaccia sovietica contro il saliente di Orel, le truppe germaniche erano costrette a rallentare la propria pressione nei settori di Kursk e Bjelgorod, ed inviare altre forze più a nord, per bloccare l'attacco russo. Ed infatti, nonostante alcuni vantaggi territoriali conseguiti dai sovietici, questi venivano fermati davanti alla città di Orel dalla accanita resistenza della Wehrmacht e dalle riserve che questa faceva prontamente affluire nella zona. Intanto, dietro le prime linee, il Comando germanico andava apprestando rapidamente una cintura difensiva che consentisse di reggere con maggiore saldezza ai poderosi urti del nemico. Nella foto in alto una colonna di T. 34 lanciati a tutta velocità verso le linee germaniche, nel settore di Orel. In basso i carri armati sovietici T. 34 impegnano un furioso combattimento alla periferia di un villaggio


Ben presto anche la controffensiva sovietica si esauriva, dopo aver raggiunto pienamente il suo obiettivo, di stornare cioè la minaccia tedesca contro, il saliente russo di Kursk. Ma questa doppia battaglia, la « Doppelschlacht » di Kursk-Orel, assumeva particolare importanza non solo per estrema violenza ,che l'aveva caratterizzata, ma anche per aver segnato l'ultimo tentativo germanico di offensiva a vaste proporzioni sul fronte orientale. D'ora in poi, non si tratterrà, per la Wehrmacht, che di semplici azioni controffensive di alleggerimento, e definite da scopi molto limitati. Al termine di questa doppia battaglia, il Comando sovietico annunciava di aver conseguito i propri scopi sconfiggendo decisamente i tedeschi, e di aver distrutti 3.000 carri armati e 1.400 aerei. Il Comando germanico dichiarava che l'arresto della offensiva tedesca a Kigsk era dovuta a sopraggiunte intemperie. Nella foto in alto batterie da campagna sovietiche in azione. In basso fuoco notturno di una batteria russa.


Il Comando sovietico non si accontentava del successo controffensivo di Orel, ma si accingeva a tradurre in pratica piani di operazioni ben più vasti ed ambiziosi. Essi seguivano i dettami dei progetti di offensiva generale su tutti i fronti, concordata con gli anglo-americani, e si giovava degli attacchi che questi stavano preparando ed iniziando nel Mediterraneo, e minacciavano già sulla Manica. Inoltre urgeva per il Comando sovietico la riconquista di ampie zone del territorio nazionale, non solo per motivi sentimentali o di prestigio, ma sopratutto perché queste zone erano fra le più fertili e le più ricche della Russia, ed offrivano quindi la possibilità di alleggerire notevolmente la situazione economica e degli approviggionamenti che nell'Unione Sovietica si andava facendo sempre più grave. Nella foto in alto un panzer di medio tonnellaggio ripreso dalla feritoria di un carro russo. Al centro il carro armato tedesco è fuori combattimento. In basso un semovente tedesco tipo Ferdinand distrutto.


L'inizio della offensiva sovietica era graduale. Nella seconda meta di luglio i russi incominciavano ad intensificare le operazioni locali intorno al nodo tattico-logistico di Orel, accrescendo sempre di più l'intensità e la pesantezza degli attacchi. Ben presto gli assalti delle truppe del maresciallo Timoscenko e del generale Rokossowski assumevano l'aspetto di una vera e propria grande offensiva. I tedeschi opponevano a questa azione una energica resistenza, condotta con molta abilità, consistente nella cosiddetta « difesa elastica » e con un sapiente impiego delle riserve corazzate e di fanteria. Ma nonostante la forza ancora valida del dispositivo tedesco e la bravura dei Comandi, le unità sovietiche riuscivano a realizzare, giorno per giorno, nuovi vantaggi territoriali, avvicinandosi sempre più alla città di Orel. In alto un carro armato pesante tedesco « Tigre » in fiamme. Sullo sfondo, un altro Tigre fuori combattimento. In basso fanti sovietici avanzano tra macerie e carcasse di carri germanici.


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