2a Guerra Mondiale 1943-22


L'offensiva tedesca


Inno Gambia 



Nel settore sud del saliente di Kursk le truppe di von Kluge non venivano impegnate a fondo. In questa zona dominavano le grandi azioni delle due opposte artiglierie ed i tedeschi si limitavano a lanciare, di tanto in tanto, vigorose puntate offensive, col solo scopo di sondare la resistenza e la consistenza del dispositivo avversario, e di costituire una diversione capace di impedire ai sovietici di distogliere forze da questo settore per spostarle a difesa di quello meridionale del saliente medesimo, o addirittura per portarlo in offensiva in altra zona del fronte. Per questo, a nord ovest di Kursk, lo schieramento delle forze contrapposte non subiva modifiche rilevanti. Nella foto in alto l'insolita immagine di una batteria di pezzi anticarro sovietici raggiunti e neutralizzati da una colonna dì panzer. In basso carri russi inchiodati sul terreno.

L'epicentro della offensiva tedesca del 5 luglio era invece il settore meridionale del saliente di Klirsk. Ivi le truppe germaniche ottenevano un notevole successo, sfondando il fronte sovietico per una vasta ampiezza nonostante che il Comando russo avesse munito da tempo la zona con un profondo e robusto sistema fortificato, per assicurarsi la protezione di quella che avrebbe dovuto essere base per un prossimo formidabile attacco contro le linee germaniche. Nella foto a sinistra in alto un pezzo automontato tedesco da 150 mm. in piena azione. A sinistra al centro la salva di una batteria germanica sul fronte del saliente di Kursk. In basso a sinistra le armi automatiche della Flak vengono usate, come già in altre occasioni, anche per impiego terrestre, con micidiale efficacia. In alto a destra si preparano le granate anticarro per affrontare i T.34; esse venivano allestite legando intorno alle tipiche « bombe col manico » della fanteria, sei bombe a mano di tipo impiegato dai paracadutisti. In basso a destra nella sua fossa, il « cacciatore di carri » tedesco attende il nemico, con la granata speciale pronta ad essere lanciata.


Una lotta violentissima si accendeva per molti giorni intorno alle principali posizioni sovietiche, che erano in parte avvolte o sorpassate. Ma i protagonisti della battaglia erano i carri armati, che ne sostenevano il peso principale, provocando quella che era definita come la più grande battaglia di carri di tutta la guerra, combattuta senza soste e senza risparmio da ingenti masse di « Tigre » nel campo germanico, e di « T. 34 » in quello sovietico, oltre a numerosi Sherman americani giunti nel quadro degli aiuti inviati alla Russia dal piano « Affitti e prestiti ». Nella foto in alto la fanteria germanica, preceduta dai carri armati, avanza in profondità nel dispositivo sovietico della zona di Kursk. Al centro granatieri tedeschi all'assalto di una ferrovia. In basso reparti della Wehrmacht attraversano un corso d'acqua sotto il fuoco nemico.

11 luglio 1943. Al sesto giorno dell'offensiva, l'Alto Comando tedesco annunciava di aver distrutto nei combattimenti oltre 1.800 carri armati sovietici; mentre alla stessa data i russi sostenevano di averne distrutti 1.500 alla Wehrmacht. Dopo alcuni giorni, un bollettino tedesco dichiarava che le perdite sovietiche ascendevano a ben 5.000 carri armati, oltre 2.000 cannoni e 1.200 lanciabombe. Più che le perdite, però, i russi cominciavano a risentire della sfavorevole situazione strategica che si era venuta a determinare nel settore in cui i tedeschi minacciavano di eliminare del tutto il saliente sovietico di Kursk. Ciò induceva il Comando sovietico ad ordinare al maresciallo Timoscenko di sferrare un vasto movimento controffensivo sull'attiguo saliente tedesco di Orel. Nella foto in alto a sinistra i serventi sovietici uccisi accanto alla tipica mitragliatrice contraerea a quattro canne. A sinistra al centro prigionieri russi passano accanto al proprio pezzo controcarro inutilizzato. In basso a sinistra un e T. 34 fuori combattimento. In alto a destra il generale Hórnlein, comandante della divisione di granatieri corazzati Grossdeutschland, una delle migliori unità tedesche in Russia. In basso a destra granatieri tedeschi camuffati per la guerra in terreno palustre.


14 luglio 1943. Inizia la seconda fase della Doppelschlacht: la controffensiva russa contro Orel. I pericoli che si profilavano per lo schieramento tedesco erano due. Anzitutto la perdita di Orel, importante nodo logistico e tattico, indispensabile alla Wehrmacht. Poi, la eventualità che i sovietici, da Orel, potessero far gravitare la loro minaccia sulla ferrovia Brjansk-Mosca, determinando il disgregamento dello stesso fronte settentrionale. La minaccia pareva imminente, sopratutto per la straordinaria ampiezza del settore d'attacco sovietico, Questa situazione, aggravata dalla rilevante entità delle forze lanciate dai sovietici nella mischia, aveva il potere di capovolgere interamente la situazione, annullando l'iniziale vantaggio germanico. Nelle foto, le drammatiche sequenze di una carica di cavalleria cosacca. In alto, la carica dei cosacchi vista attraverso la lente di un cannocchiale telemetrico. Al centro i cavalli al galoppo senza il cavaliere, falciato dalle armi automatiche tedesche. In basso carogne per le strade di un villaggio dopo i furiosi combattimenti della cavalleria sovietica contro le formazioni corazzate germaniche.



1 agosto 1943. Per la prima volta nel corso della guerra, le raffinerie di petrolio di Ploesti, in Romania, venivano attaccate da bombardieri americani. Gli apparecchi incursori, 200 quadrimotori « Liberators », partivano dalle basi del Mediterraneo orientale e compivano uno dei « raids » più lunghi fra quelli effettuati in massa ed in assetto di guerra, raggiungendo risultati notevolissimi, non solo per le vaste distruzioni arrecate agli impianti, ma anche per le conseguenze che si riflettevano direttamente ed in maniera determinante, sulla efficienza della Wehrmacht, che riceveva da Ploesti il 50 % del proprio carburante. Lo sgancio delle bombe veniva effettuato a bassa quota, anche perché i tedeschi ed i romeni non si aspettavano un attacco in massa sulla zona, data la lontananza delle basi nemiche. Nella foto a sinistra in alto un quadrimotore americano a bassissima quota sulle raffinerie in fiamme. In alto a destra le miniere Creditul colpite dall'incursione americana. In basso un altra veduta degli impianti petroliferi in fiamme. Notare anche in questa foto, di fonte americana, la quota estremamente bassa delle formazioni di bombardieri attaccanti.

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