| LA BATTAGLIA DEI CARRI ARMATI
Con la fine di marzo, dopo la riconquista tedesca di Charkov, il disgelo aveva completamente
arrestato le operazioni militari. Ma la stasi operativa si prolungava anche dopo
il termine del disgelo, quando cioè le favorevoli condizioni atmosferiche avrebbero consentito
qualsiasi operazione militare. Questa stasi di inconsueta lunghezza in
confronto a quella degli altri anni, ben 104 giorni, era dovuta alla non sufficiente preparazione
di entrambi gli eserciti. La Wehrmacht usciva appena da una lunga stagione di ripiegamenti e
di perdite, che aveva conosciuto il disastro di Stalingrado e la perdita del Caucaso e dei suoi
pozzi petroliferi appena raggiunti. Per tutto l'inverno le truppe germaniche erano state costrette
a subire l'iniziativa del nemico. Particolarmente dal novembre 1942, dopo che i sovietici avevano
il fronte ai due lati di Stalingrado, le unità tedesche furono costrette a combattere duramente
e logorarsi non per vincere, non per ristabilire la situazione, ma per sfuggire al completo
annientamento. Neppure l'esercito sovietico era ancora in grado di riprendere l'offensiva. Esso risentiva della
durissima e cruenta marcia che l'aveva portato da Stalingrado fino a Charkov. E quanto
fosse indebolito al termine di questa lunga avanzata, lo dimostra il facile successo conseguito dalla controffensiva di von Manstein che riusciva a
riconquistare Charkov ed a distruggere in una sacca numerose forze dell'Armata del generale
Popov. In questa situazione, era logico che la tattica di entrambi i contendenti fosse quella di
rinforzare i propri dispositivi accumulando ingenti riserve sia per l'attacco che per la difesa.
Nel giugno 1943, a metà del mese, i russi davano un primo segno di risveglio, lanciando un
attacco locale nel settore di Orel, allo scopo di saggiare la resistenza
avversaria. Nonostante il forte concorso delle artiglierie e l'imponenza
delle unità messe in campo la difesa germanica non aveva difficoltà a respingere tutti i tentativi
sovietici. Sempre in giugno, altri attacchi venivano condotti, da truppe sovietiche, davanti
a Novorossijsk stilla testa di ponte del Kuban,
contro le linee tedesche e romene, che non solo bloccavano prontamente gli assalti dei russi, ma
addirittura costringevano questi a sgomberare alcune posizioni recentemente conquistate presso
Novorossijsk. Il 17 giugno, nel settore del Donetz, prendevano l'iniziativa i tedeschi, attaccando con unità di
carri Tigre mai impiegati fino a quel momento, le posizioni sovietiche, notevolmente
rinforzate da innumerevoli carri armati di vecchio tipo interrati ed adoperati come fortini
corazzati. Ma anche in questo settore non avveniva nessuna sostanziale modifica allo schieramento
del fronte. Il settore decisivo era quello di Kursk-Orel, pernio di tutto il fronte settentrionale e di quello
meridionale, e punto d'unione dei due. Qui erano due salienti. A nord quello di Orel, tedesco,
proteso nello schieramento russo. A sud, e contiguo a quello di Orel, il saliente russo di Kursk,
proteso nello schieramento tedesco. La rettifica di questa gigantesca « S » capovolta avrebbe dato
nelle mani del vincitore il controllo dell'intero importantissimo settore. Questo obbiettivo
volevano raggiungere sia i russi che i tedeschi. Così si accese la Doppelschlacht, la doppia
battaglia di Kursk-Orel. La battaglia venne scatenata dai tedeschi, che tentavano di eliminare il saliente sovietico di
Kursk. Ai primi di luglio un attacco locale portava alla conquista di un'altura dominante
presso Bjelgorod, ed i russi reagivano prontamente per riconquistarla. Il 5 luglio 1943 forti unità
corazzate e di fanteria germaniche, al comando del maresciallo von Kluge, iniziavano l'offensiva
contro Kursk. Nella parte nord del saliente il Comando tedesco diradava gli
attacchi, mantenendo ad essi la semplice funzione di « assaggi » e di impegni delle forze nemiche, limitando la
maggior parte dell'azione distruttiva all'intenso fuoco delle artiglierie. Nella parte meridionale
invece la Wehrmacht compiva il massimo sforzo, riuscendo ad aprire una ampia breccia nel
dispositivo sovietico. In questa breccia penetravano le colonne corazzate germaniche, che sorpassavano
i caposaldi sovietici ed impegnavano violenti scontri con le unità similari avversarie. Nasceva
così la più grande battaglia di carri di tutta la seconda guerra mondiale, combattuta in
prevalenza tra « Tigre » tedeschi e « T. 34 » sovietici. A metà luglio i tedeschi avevano annunciato
di aver messo fuori combattimento, in questa battaglia, ben 5.000 carri armati. Né il Comando
sovietico dava notizie meno esuberanti dopo gli effetti distruttivi conseguiti con l'impiego degli
aerei lanciarazzi. Il 14 luglio iniziava la seconda fase della « Doppelschtlacht ». I russi, per evitare l'eliminazione
del settore di Kursk seriamente minacciato dalla azione germanica, investivano a loro volta
l'intero settore di Orel e prolungavano l'ampiezza di attacco fino ad una sessantina di chilometri a nord
di questa Città. A causa di tale potente diversione, il Quartier Generale tedesco fu
costretto ad alleggerire notevolmente gli attacchi a Kursk e spostare numerose unità nel settore di
Orel, riuscendo così a conservare la città, pur avendo perduto il terreno circostante.
Nella seconda metà di luglio la controffensiva sovietica contro Orel dava inizio alla prima
fase della grande offensiva russa dell'estate 1943, fase caratterizzata dal logoramento
dell'avversario. Nonostante la tenace resistenza germanica, il 5 agosto i russi penetravano nell'abitato di
Orel costringendo i tedeschi a sgomberare l'intero saliente. Dopo pochi giorni cadeva in mani
sovietiche anche l'importante centro di Bjelgorod. Impadronitisi così del settore centrale del
fronte i russi iniziavano lo scardinamento dell'intero dispositivo tedesco da Brjansk e Vjazinna a
Charkov. Ed il 23 agosto, per la seconda volta, i russi riconquistavano la contesa città ucraina e
questa volta per sempre. Intanto il 22 agosto aveva inizio l'offensiva lungo le coste del Mare
di Azov, contro Taganrog, che cadeva il 30 agosto. Nella sosta fra la « Doppelschlacht » e l'offensiva estiva russa, gli aerei americani
bombardavano, per la prima volta, i pozzi petroliferi di Ploesti, in Romania, apportando ad essi ingenti
danni.
|