Da sinistra a destra i protagonisti della battaglia di Stalingrado. 1) Il
maresciallo von Paulus, comandante della « 6a » armata tedesca a Stalingrado.
Il maresciallo von Paulus fu protagonista di uno dei più clamorosi ed
inesplicabili eventi del secondo conflitto mondiale. Infatti, dopo aver
brillantemente condotto l'azione offensiva della « 63 » armata contro la città
intitolata al dittatore rosso, caduto prigioniero, si fece promotore tra le
truppe tedesche catturate di un movimento detto « Freies Deutschland »
(Germania libera) e, dalla radio di Mosca, svolse attivissima propaganda,
illustrando ai connazionali l'impossibilità di vincere la guerra e la necessità
di liberarsi di Hitler e del nazismo. Benchè ancor oggi non sia nota la
verità, una delle teorie più attendibili sulla defezione del maresciallo tedesco
fu quella che spiegava l'improvviso odio di von Paulus al nazismo con la
distruzione della « 63 » armata causata dall'ordine di resistenza ad oltranza
dato personalmente da Hitler e ritenuto inutile dal maresciallo von Paulus.
2) Il maresciallo von Manstein, conquistatore di Sebastopoli, che comandò
le truppe durante il fallito tentativo di sbloccare la « 63» armata
accerchiata a Stalingrado. 3) Il maresciallo Voronov che, come rappresentante del
Comando supremo sovietico, diresse le operazioni per la riconquista di
Stalingrado. 4) Il generale Rokossowski, comandante delle truppe russe sul
fronte del Don, che condusse l'offensiva contro la « 63» armata tedesca.
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| LA BATTAGLIA DI
STALINGRADO
Le armate tedesche ed alleate si erano mosse fin dal luglio 1942 dalle loro
posizioni di fronte a Charkov e, raggiunta Voronezh avevano compiuto una diversione dilagando
verso Sud, nella grande pianura tra il Don ed Volga. Qui, mentre le forze corazzate del
generale von Kleist invadevano il Caucaso, la «4a» e la «6a» armata germanica attaccavano in direzione
di Stalingrado, scatenando quell'offensiva che non ebbe i risultati sperati e condusse anzi al
crollo del fronte tedesco-alleato ed alla tragica ritirata dell'inverno 1942-43.
L'Alto Comando germanico aveva previsto come primo obiettivo della «4a» e della «6a»
Armata l'annientamento della «62a» Armata russa che presiedeva le numerose e forti difese nella
steppa antistante Stalingrado. Il piano tedesco fu frustrato dalla tenace resistenza sovietica che
permise alla «62a» Armata di sfuggire alla classica manovra a tenaglia, tante volte attuata con
successo, ritirandosi combattendo tra le macerie della grande città del Volga che divenne l'epicentro dei furiosi combattimenti.
Prima dell'attacco delle truppe terrestri l'aviazione tedesca rovesciò ininterrottamente su
Stalingrado centinaia di migliaia di bombe annullando praticamente il poderoso potenziale
bellico industriale della città. Dopo oltre centomila attacchi aerei tutti i grandiosi depositi che
avevano rifornito le armate russe del fronte meridionale erano in fiamme. Particolarmente
colpite furono le importanti attrezzature portuali sul Volga ed i tre enormi complessi industriali: «Barricata rossa», «Ottobre rosso» e «Scercinski».
Ma fu tra questi cumuli di macerie che la Wehrmacht fu arrestata definitivamente nella
sua avanzata in territorio russo. Le parole di Stalin «Stalingrado deve essere mantenuta ad
ogni costo, finchè a difenderla rimanga un solo uomo » furono l'ordine perentorio alle truppe
sovietiche impegnate. Speciali battaglioni di « intercettazione e repressione» furono costituiti per
impedire che si verificassero casi di resa o di diserzione. Ed infatti quando le truppe germaniche
giunsero a contatto con le difese degli estremi sobborghi occidentali della città incontrarono
una resistenza che fin dai primi combattimenti si rivelò fermissima. In mezzo alle macerie degli
edifici ed agli scheletri fumanti delle officine, nei crateri delle bombe e dei proiettili, nidi di
mitragliatrici, mortai e tiratori scelti sovietici dovettero essere snidati uno ad uno. Il sistema
difensivo era poi rafforzato dalle fortificazioni che erano scampate alla distruzione, da lunghe
teorie di carri interrati facenti funzione di improvvisati fortini corazzati e da numerosissime «katiusce» piazzate sull'altra sponda del Volga, che
operavano contro le truppe germaniche con sempre maggiore intensità. Il feroce accanimento con cui tedeschi e russi
si contesero i resti della città va spiegato non solo con la fondamentale importanza strategica
del settore, chiave di volta di tutta la parte centro-meridionale del fronte russo dal Caucaso a
Mosca, ma anche da motivi di carattere politico e psicologico. Per i russi Stalingrado era uno dei
primi centri dell'industria sovietica ma soprattutto portava il nome di Stalin, che l'aveva
personalmente difesa ai tempi della controrivoluzione e della guerra civile. Questo significato
simbolico aveva colpito non poco anche l'immaginazione di Hitler, che vedeva nella conquista di
Stalingrado la sconfitta morale del bolscevismo. Non a caso all'attacco della città furono
impegnate oltre alle truppe tedesche, la legione degli «Ustascia», cioè i fascisti croati addestrati in
Italia con i reparti della Milizia, e le truppe dell'esercito slovacco, mentre a nord-ovest ed a sud
della città le truppe italiane, romene ed ungheresi formavano le ali del gigantesco dispositivo
che aveva per cuneo la «6a» armata di von Paulus, principale e sfortunata protagonista di
quelle tragiche giornate. Ma l'attacco tedesco a Stalingrado falli e segnò la fine della supremazia della Wehrmacht
in Russia, aprendo così la fase discendente della parabola. Il 19 novembre infatti l'impeto
tedesco, che aveva dopo lunghi e durissimi combattimenti espugnato tutti i centri di resistenza
della città ad eccezione delle officine «Ottobre rosso», si esauriva di fronte alla disperata
resistenza sovietica. Lo stesso giorno della cessazione delle operazioni offensive delle truppe germaniche,
l'«Armata Rossa» iniziava la sua grande controffensiva invernale. Essa ripeteva all'inverso il
disegno operativo che i tedeschi non avevano potuto realizzare: manovra a tenaglia a nord ed
a sud della città, tendente ad isolare la «6a» armata di von Paulus. Questa volta il piano riuscì
anche perchè il Comando tedesco non volle, per tassativo ordine di Hitler, che un movimento
di ripiegamento allontanasse i soldati del Reich dalle macerie della città tanto duramente
conquistate. Come già per il comando sovietico, ora per quello germanico si imponeva la resistenza
a oltranza, non solo per una ragione di prestigio, ma anche perchè il possesso di Stalingrado
era pregiudiziale per le sorti dell'intero fronte orientale. Per salvare la situazione il comando della
Wehrmacht concepì una contromanovra : strumento di essa fu l'impiego di 16 divisioni fresche,
molte delle quali appena giunte dall'Europa centrale ed occidentale e affidate al comando del
maresciallo von Manstein. Ma l'armata liberatrice, quando mosse all'attacco, incontrò la tenace
resistenza delle truppe russe che riuscirono a logorare in continui combattimenti, attirandola in
una serie di trappole dove venne ripetutamente sconfitta dalle preponderanti forze corazzate
sovietiche. Dopo quest'ultimo sforzo, che segnò la fine dell'iniziativa tedesca sul fronte orientale,
il 10 gennaio 1943 i russi sferrarono l'offensiva finale per la distruzione delle truppe tedesche
accerchiate a Stalingrado. Questo compito venne affidato al generale Rokossowski,
comandante delle truppe sul fronte del Don, mentre al Maresciallo d'artiglieria Voronov,
rappresentante del Quartier Generale del Comando sovietico, veniva affidata la direzione suprema delle operazioni. Il 24 gennaio balzava all'attacco anche la
«62a» armata russa che nel settembre era sfuggita all'accerchiamento tedesco ed aveva
strenuamente difeso la città. Il 31 gennaio il gruppo Nord della «6a» Armata col Feldmaresciallo von
Paulus capitolava. L'altro gruppo comandato dal generale Strecker cessava la resistenza il 2
febbraio 1943. Dopo sei mesi di lotta asperrima, combattuta da ambo le parti con indomito valore,
si concluse quella che rimarrà la più sanguinosa battaglia della storia. Si calcola infatti che essa
sia costata alle due parti in lotta ben due milioni di morti!
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