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2a Guerra Mondiale 1943-17/A |
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Il bombardamento di Roma |
Inno Olanda |
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![]() 19 luglio 1943. Lo stesso giorno in cui si teneva il Convegno di Feltre, nei quale Mussolini e Hitler discutevano della situazione nel teatro di guerra del Mediterraneo, con particolare riguardo agli avvenimenti del fronte italiano, l'aviazione americana compiva la prima incursione aerea su Roma, con settecento fortezze volanti. Il bombardamento della Capitale produceva molti danni e molte vittime nel popoloso quartiere Tiburtino. Subito dopo l'attacco aereo, mentre si provvedeva ai primi soccorsi ed alle ricerche fra le macerie, le autorità si recavano sui posti maggiormente colpiti. Nella foto a sinistra in alto fortezze volanti a americane nel cielo italiano. A destra in alto il generale americano Doolittle, comandante dell'unità aerea che ha compiuto il bombardamento di Roma. Doolittle era un tecnico dei < bombardamenti a tappeto > delle grandi città, e come tale comandò anche le formazioni americane che attaccarono Tokyo. In basso veduta aerea di Roma durante la violenta incursione aerea del 19 luglio. |
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| I bombardieri restarono sulla città per molto tempo, sganciando su di essa
tonnellate e tonnellate di bombe. I danni arrecati alle installazioni
ferroviarie ed a tutti quegli obbiettivi che potevano in qualche modo rivestire
importanza ai fini militari, furono relativamente trascurabili a confronto
di quelli subiti dalle case di abitazione, dalle chiese, dagli ospedali,
sventrati senza alcuna discriminazione. Il < bombardamento a tappeto
> per la sua stessa natura non poteva fare distinzioni di sorta, e non ne fece. Le
perdite subite dalla popolazione civile furono elevate e costituirono un
brusco e doloroso risveglio per quanti speravano di essere immuni dalle offese dall'aria, dato il carattere particolare della città, e la vicinanza del
Vaticano. Nella foto a sinistra in alto distrutti i quartieri nelle vicinanze
del rione Tiburtino. A sinistra in basso la tomba di famiglia di Pio XII non è stata risparmiata. A destra in
alto case diroccate, macerie, trasporto di masserizie scampate alla distruzione: ecco il quadro di Roma nel
luglio 1943. Al centro a destra colpiti anche gli istituti sanitari dell'Università. In basso a
destra nel Verano, le bombe hanno dissotterrato i morti. |
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| Le zone di Roma più colpite dalla tremenda incursione del 19 luglio erano
i quartieri popolari del Tiburtino e S. Giovanni. In stridente contrasto
con tutte le promesse già formulate, gli anglo-americani portavano così la
morte e la distruzione fra la gente più povera e più umile di Roma. Ma
i futuri liberatori si erano prefissi lo scopo di fiaccare la resistenza morale
del popolo italiano, e perciò tendevano a troncarla alla base. Nella foto
a sinistra in alto gli effetti del bombardamento nel quartiere di S. Lorenzo ove la storica Basilica venne letteralmente rasa al suolo. A sinistra
al centro l'ospedale Regina Elena duramente colpito. A sinistra in basso
a S. Lorenzo un monaco si aggira fra le macerie della chiesa devastata dalle
bombe. A destra in alto case sventrate e muri crollati nella Roma del luglio 1943. A destra in
basso un quartiere popolare colpito dagli aerei nemici. |
L'occupazione di Palermo
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| 23 luglio 1943. Sul nuovo fronte nella zona
nord orientale della Sicilia venivano schierati, sullo Jonio il < XIV
> corpo d'Armata tedesco, e sul Tirreno il < XII > italiano. Il secondo era costituito dagli 8 battaglioni di
fantleria delle divisioni « Aosta » ed « Assietta ». Il primo invece comprendeva
la divisione granatieri corazzati germanica 15a Sizilien (2 gruppi da
combattimento tedeschi ed il < Gruppo Coco > italiano) e la divisione
corazzata tedesca « Góring (4 gruppi da combattimento tedeschi, ed i resti
Ciel < 76a > reggimento italiano di fanteria della divisione < Napoli
>). Mentre le forze dell'Asse si andavano attestando sulle linee avanzate del nuovo
schieramento, le truppe U. S. A. il 23 luglio, facevano il loro ingresso in
Palermo. Il 25 luglio 1943 gli opposti eserciti si fermavano sulla linea Cefalù-Nicosia-Agira-Monte Turcisi-Piana di Catania, e si preparavano alle
imminenti decisive battaglie. Nella foto in alto gli americani entrano a
Palermo. In basso a sinistra a Palermo, applausi e fiori al nemico che ha
vinto. A destra il gen. Patton, comandante della 7a Armata U.S.A. in cordiale colloquio col cardinale Lavitrano, arcivescovo di Palermo. |
![]() L'America in guerra: è arrivato l'accordatore. |
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