2a Guerra Mondiale 1943-16/A


L'invasione della Sicilia


Inno Messico 



Nelle prime ore del 10, molti dei paracadutisti nemici venivano catturati dai nostri reparti. Ma gli altri reparti della 1a divisione britannica e della 82a americana, che si erano dispersi durante il lancio, compivano azioni di sabotaggio e di disturbo alle spalle dei reparti costieri italiani. Intanto, per tutta la giornata del 10 i gruppi mobili ed i gruppi tattici italiani (di effettivi non eccedenti il reggimento) conducevano violenti e ripetuti contrattacchi contro i reparti americani e britannici, specie contro questi ultimi, nella zona di Siracusa. Ad Augusta, invece, non ancora investita nè da terra nè dal mare, l'ammiraglio Leonardi, comandante della piazza, faceva distruggere le difese costiere (circa 200 cannoni); autodistrutti anche il Centro radio della base di Augusta ed un treno armato. Su tutta la regione che comprendeva le teste di sbarco, erano sempre presenti i nostri aerei e quelli della Luftwaffe, che martellavano senza soste le navi ed i reparti di invasione. La sera del 9 venivano silurati 4 piroscafi, ed il giorno 10 affondati il cacciatorpediniere americano Maddox, il dragamine Sentine e numerosi mezzi da sbarco. Nella foto in alto un convoglio anglo-americano attaccato dalla nostra aviazione. In basso una nave americana, carica di munizioni, salta in aria centrata in pieno.


11 luglio 1943. La sera del 10, alle ore 21, carri armati britannici entravano nell'abitato di Siracusa. Lo stesso giorno i paracadutisti americani occupavano Vittoria, ma dovevano dopo qualche ora sgomberare molte posizioni per il forte contrattacco del gruppo mobile italiano < E > e dei superstiti della < XVIII > brigata costiera. Il giorno 11 veniva lanciato un contrattacco verso Siracusa dalla Colonna Ronco, della divisione Napoli, che riusciva a riguadagnare molto del terreno conquistato dagli inglesi; ma nella stessa giornata nuovi assalti nemici, condotti con forze soverchianti e grossi gruppi corazzati, respingevano la esigua unità del Colonnello Ronco verso l'interno. Un altro reggimento della Napoli, il 76a fanteria, era impegnato più a nord; questo reparto fu l'unico della divisione a salvarsi dalla distruzione e continuò a combattere per tutto il resto della campagna, aggregato alla divisione corazzata tedesca «Herman Goring ». Il resto della divisione Napoli, sui Monti Iblei, contrastava tenacemente l'avanzata della 5a, della 50a e della 51a divisione della < 8a > Armata britannica. Nella foto in alto mezzi motocorazzati. della 3a divisione di fanteria americana sbarcano sulla spiaggia di Licata. In basso a Gela prende terra la 1a divisione USA,


11 luglio 1943. La giornata dell'11 luglio si dimostrava la più pericolosa per la «75» Armata americana. Infatti, nel settore della « 1a » divisione statunitense, la divisione italiana Livorno e la tedesca Goring, portavano un violento contrattacco in direzione di Gela. I reparti italiani della « Livorno » travolgevano ben presto le resistenze americane e giungevano all'abitato del piccolo centro, a poco più di un chilometro dal mare. La pressione dei tedeschi era invece arrestata prima, a 5 o 6 km. dalla costa. Il generale Patton, comandante della 75a Armata, ordinava alla la divisione di prepararsi per il reimbarco. Intanto si sviluppava violentissima la reazione degli incrociatori e delle navi da battaglia alleate, che aprivano il fuoco da distanza ravvicinata contro i reparti dell'Asse avanzanti. Questo bombardamento navale, unito ad una serie di micidiali attacchi aerei, costringevano la « Livorno » e la « Goring » a sospendere l'azione offensiva, e nei giorni successivi a ritirarsi verso l'interno. Nella foto in alto truppe americane sulla spiaggia di Scoglitti tentano di rendere praticabile il terreno costruendo delle piste con le loro tipiche guide metalliche. In basso mentre si portano a terra i materiali, i soldati britannici preparano la spiaggia per lo sbarco delle forze corazzate.



 

12 luglio 1943. Oltre quelli della « Livorno » e della «  Goring », altri contrattacchi erano condotti per tutto il giorno 11 dal Gruppo tattico « Venturi », dal « X » Raggruppamento semoventi (che si batterà fino ad essere completamente distrutto), e dal Gruppo tedesco «  Neapel ». Nel settore di sbarco della a 7° Armata USA, i Bersaglieri del XXXV battaglione costringevano gli americani a ripiegare da molte posizioni. Nello stesso settore, un violento contrattacco del Raggruppamento italiano « Schreiber ». Al centro della zona di sbarco, sui Monti Iblei, il grosso della divisione a « Napoli » era accerchiata presso Palazzolo Acreide e resisteva valorosamente. Il giorno 12, alle ore 18, truppe britanniche sbarcavano ad Augusta, da navi attraccate alle banchine del porto; l'operazione si compiva senza contrasto di sorta, anche perchè le batterie costiere erano state auto distrutte. A nord ovest della città, accorrevano il « 76° » fanteria « Napoli » ed il Gruppo tedesco «  Schmalz », impedendo che il nemico dilagasse verso la Piana di Catania. Nel settore orientale aveva inizio una violenta offensiva americana contro la 207a divisione costiera che difendeva Agrigento. Il giorno 13 cessava la resistenza dei resti della divisione «  Napoli », accerchiata a Palazzola Acreide dalla a 5a, 50a e 51a divisioni britanniche e dai paracadutisti. Gli ultimi reparti della gloriosa unità si stringevano in quadrato attorno alla bandiera ed al Comandante, fino a che non venivamo sommersi dalle schiaccianti forze nemiche. Nella foto in alto artiglierie pesanti britanniche concentrano il fuoco sui centri di resistenza italiani e germanici. In basso a sinistra truppe americane in marcia. In basso a destra uno straordinario documento: un aereo nemico abbattuto dalla nostra caccia. Il pilota si lancia dall'aereo in fiamme senza paracadute nel vano tentativo di trovare salvezza.

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