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2a Guerra Mondiale 1943-16 |
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La resa di Pantelleria |
Inno Iceland |
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| 18 maggio 1943. Ha inizio una violenta offensiva aerea
anglo-americana contro l'isola fortificata di Pantelleria, difesa da 11.000 uomini e 180
cannoni, al comando dell'ammiraglio Pavesi. Essa è interamente rocciosa e
difficilmente occupabile. Cosi scriveva Eisenhower nel suo libro « Crociata
in Europa »: « Topograficamente Pantelleria presentava ostacoli quasi spaventosi per un assalto ... Molti dei mostri comandanti, esperti
ed ufficiali di S. M., erano decisamente contrari all'operazione, perchè un
fallimento avrebbe avuto un effetto scoraggiante sul morale delle truppe
da impegnare contro le coste della Sicilia ». Per questi motivi veniva
iniziata l'azione aerea sull'isola, sempre più intensa fino a sganciare su
Pantelleria, in soli sei giorni (tra il 6 e l'11 giugno 1948), ben 5.000 tonnellate
di bombe. Il 5 giugno avevano inizio anche gli attacchi aerei su Lampedusa. Nella foto in
alto l'aeroporto di Milo, in Sicilia, neutralizzato dalle incursioni
anglo-americane. Nella foto in basso a sinistra bombardamento su Pantelleria. Il paesaggio è sconvolto dal fuoco e dal fumo degli incendi. Nella
foto in basso a destra aerei nemici bombardano l'isola di Lampedusa. |
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| I bombardamenti di Pantelleria ottenevano ben scarsi risultati sulle
installazioni militari opportunamente sistemate in caverna, ma provocavano
seri disagi alla popolazione civile dell'isola. Negli ultimi giorni, ai
quotidiani e perenni attacchi aerei, si aggiungevano i bombardamenti navali.
L'11 giugno, avvicinandosi all'isola la flotta di invasione, l'ammiraglio
Pavesi si arrendeva, dichiarando che « mancava l'acqua alla popolazione
civile ». Sull'aeroporto, veniva stesa una grande croce bianca, ed il
nemico poteva così mettere piede nella piazzaforte senza colpo ferire. Su
questa inesplicabile resa, cosi scrive l'ammiraglio Borneo Bernotti nel suo
libro < La guerra sui mari>», « L'11 giugno Pantelleria si trovava in condizioni disperate: ma il prolungamento della resistenza,
sino a contrastare al nemico la presa di possesso con l'azione delle truppe,
era imposto dal principio fondamentale per cui una piazza prima di arrendersi deve aver combattuto fino all'estremo ». Nella foto in alto a
sinistra bombardieri americani tempestano di bombe Pantelleria. A sinistra al
centro bombardamento navale notturno contro l'isola. In basso a sinistra soldati inglesi, sbarcati, si
impadroniscono delle nostre postazioni e dei nostri cannoni. In alto a
destra la croce bianca, segno di resa, sull'areoporto di Spadillo, a Pantelleria. In basso a
destra prigionieri italiani in attesa di essere avviati nei campi di concentramento anglo-americani. |
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| Nella relazione del Comando Supremo Americano
(Overseas Editions, New York, 1944 ) il generale Arnold, comandante in capo della
aviazione dell'esercito degli Stati Uniti, scriveva, riguardo alla resa di
Pantelleria: ...quando sbarcammo ci accorgemmo che una guarnigione animata da un altro
spirito avrebbe potuto continuare a combattere: il numero delle vittime nemiche era stato straordinariamente esiguo; negli
hangars sotterranei, ben poco danneggiati, c'erano degli apparecchi
intatti; c'erano ancora acqua e viveri nell'isola: quello che avevamo distrutto
era la volontà di combattere. Il giorno 11 si arrendeva anche l'isola di
Lampedusa, poco fortificata e tenuta da 4.000 uomini al comando del valoroso Capitano
di Vascello Bernardini. Lampedusa aveva resistito con estrema decisione, respingendo un primo tentativo di sbarco. In alto a
sinistra l'ammiraglio Pavesi all'atto della cattura. A sinistra al
centro su Lampedusa non sventola più il Tricolore. A sinistra in basso il
comandante Bernardini, difensore di Lampedusa. A destra in alto l'aeroporto
di Pantelleria con gli hangars in caverna. A destra al centro l'interno
degli hangars sotto la montagna, A destra in basso soldati italiani e
popolazione civile rastrellati dalle truppe nemiche dopo lo sbarco a Pantelleria. |
L'invasione della Sicilia
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