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2a Guerra Mondiale 1943-15 |
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L'invasione dell'Italia |
![]() Il 10 luglio 1943 la «7a» Armata americana e «l'8a» Armata britannica iniziavano le operazioni di sbarco in Sicilia, dopo che l'isola di Pantelleria era stata conquistata dagli anglo-americani praticamente col solo massiccio intervento dell'aviazione da bombardamento. Elemento determinante di questa prima grande battaglia sul territorio nazionale, fu l'enorme sproporzione di mezzi tra le truppe attaccanti e le forze dell'Asse che difendevano l'isola. Ciò nonostante, salvo casi sporadici, le truppe italo-tedesche si batterono eroicamente, resistendo in molti casi sino all'ultimo uomo, mettendo spesso in gravi difficoltà le truppe anglo-americane avanzanti. Nella cartina le direttrici dello sbarco e dell'avanzata anglo-americana in Sicilia. |
| L'INVASIONE
DELL'ITALIA
Nella conferenza tenuta ad Algeri da Winston
Churchili il 29 maggio 1943 la maggiore decisione presa fosse quella di procedere alla invasione
dell'Italia partendo dalla Sicilia. Abbiamo pure visto come la preparazione
allo sbarco fosse compiuta mediante violenti bombardamenti sulle città portuali e sulle basi di
tutta Italia. Ma nel luglio e nell'agosto 1943, la offensiva aerea si allargava ulteriormente,
colpendo sistematicamente tutti i centri abitati della penisola. Caratteristica di questa seconda fase
erano i « bombardameni a tappeto », effettuati da formazioni massicce di quadrimotori a volte
inglesi e spesso americani. In questi attacchi a tappeto venivano devastate indiscriminatamente
le nostre più belle città e venivano uccisi a decine di migliaia uomini, donne, vecchi e bambini.
Il fine che gli anglo-americani si prefiggevano era quello di spezzare il morale del popolo italiano
e privarlo della volontà di continuare a combattere. Prima di sbarcare in Sicilia, le forze
anglo-americane investivano duramente, dall'aria e dal mare, l'isola fortificata di Pantelleria riducendola
alla resa prima ancora di iniziarvi le operazioni di sbarco. Negli stessi giorni cadeva anche l'isola
di Lampedusa. La data dello sbarco in Sicilia era stata fissata per il 10 luglio. La zona designata per le
operazioni anfibie era costituita dalle spiagge sudorientali dell'isola, da Siracusa a Licata.
La difesa della Sicilia era affidata alla 1a Armata italiana, comandata dal
generale Guzzoni, suddivisa in tre categorie di unità: le divisioni e le brigate costiere, i gruppi mobili e tattici, le
divisioni da combattimento. Le prime (5 div. e 2 brig. disseminate su tutta l'estensione delle coste
siciliane) avevano il compito di resistere al nemico sulle spiagge, logorandolo il più possibile;
i secondi dovevano fornire appoggio immediato ai punti maggiormente minacciati; mentre le
terze dovevano contro manovrare ed affrontare il nemico nella battaglia decisiva. Le divisioni di
manovra e di combattimento nell'isola, le sole che avessero una qualche efficienza, erano appena
6: divisioni italiane di fanteria « Aosta », « Assietta » e « Napoli »; divisione italiana di fanteria motorizzata « Livorno
»; divisione germanica di granatieri corazzati « 15° » Sizilien » (suddivisa in
gruppi da combattimento) e divisione corazzata germanica « Herman Góring ».
Perché appaia più chiaro l'effettivo valore di queste unità, è opportuno fare un piccolo cenno
agli organici, in confronto diretto con quelli delle unità similari del nemico. Le divisioni
costiere italiane avevano effettivi generalmente inferiori ai 10.000 uomini, e le brigate costiere
ancora più esigui; le divisioni di fanteria, su 8 battaglioni, non superavano gli 11.000 uomini; la
motorizzata « Livorno », con 8 battaglioni di fanteria arrivava ai 14.000. E' bene tener presente che
invece le divisioni britanniche ed americane, sempre su 9 battaglioni, non scendevano mai al di
sotto dei 17.000-18.000 uomini. Le divisioni tedesche annoveravano, la «
Sizilien » 6 btg. fanteria e 2 btg. carri, e la « Garing » 2 di fanteria e 3 di
carri. Riguardo al materiale bellico, le divisioni anglo-americane disponevano ciascuna di 192
cannoni ed un centinaio di carri; le italiane di 72 pezzi di artiglieria; le tedesche 70-80 cannoni e
da 70 a 100 (la Goring ) carri armati. Contro queste forze italiane e tedesche, che
comprendevano 200.000 uomini (47 battaglioni fanteria), 498 cannoni, 265 carri armati e 238
aerei, gli anglo-americani avevano preparato 11 divisioni (2 corazzate) e 14 brigate o gruppi tattici
(12 corazzati), per un totale di 250.000 uomini (66 btg. fanteria), 1.800
cannoni, 8.000 mezzi corazzati (600 carri nella sola prima ondata) e 4.000 aerei.
Il giorno 10 luglio trasportate da circa 3.000 navi, sbarcarono in Sicilia la « 74a
» Armata americana (gen. Patton) e l'« 88a » Armata britannica (gen. Montgomery), mentre nella notte
precedente erano scese all'interno due divisioni di paracadutisti. Per tutto il giorno 10 infuriavano i
combattimenti sul fronte della « 206a » divisione italiana e della « XVIII » brigata costiera. Se pure ebbero a
verificarsi dei casi di panico e di resa, i combattenti italiani in Sicilia si comportarono
generalmente bene. Le due unità investite venivano quasi completamente distrutte sul posto dalle 11
divisioni e dai 14 gruppi minori anglo-americani. Efficaci anche i contrattacchi dei gruppi mobili e
tattici italiani, ma troppo esigue erano le nostre forze per poter arrecare gravi danni alle
operazioni nemiche. Un tragico momento passava il generale Patton il giorno 11, allorché la controffensiva
gagliardamente condotta dalla divisione italiana «Livorno» e dalla divisione corazzata germanica « Goring »
nella zona di Gela raggiungeva quasi la spiaggia di sbarco, e
costringeva il comandante della Armata americana a dare l'ordine alla « 18 »
divisione di fanteria USA di prepararsi al reimbarco. Poi, il fuoco delle corazzate e la pesante azione
aerea arrestavano l'operazione delle due divisioni dell'Asse e l'iniziativa tornava nelle mani del
nemico. Altri episodi che dimostravano il valore delle truppe che difendevano la Sicilia, valore delle
truppe anche italiane, sono la resistenza degli ultimi reparti della « Napoli » a Palazzolo Acreide,
quella dei resi della «207 » costiera e del 10° Bersaglieri ad Agrigento, ed il comportamento
veramente superbo della divisione « Livorno » durante tutta la campagna di Sicilia.
Il 12 veniva occupata Augusta, le cui difese costiere erano state auto-sabotate quando il
nemico era ancora lontano. Il 14 luglio, a Primosole, in un altro bell'episodio, gli Arditi italiani ed i
diavoli verdi germanici sbaragliavano i « berretti rossi » britannici. Poi iniziava, come
vedremo, la battaglia per la Piana di Catania, difesa valorosamente dalla
Goring, dai « diavoli verdi » e dalle truppe italiane. Il giorno 16 veniva deciso l'abbandono
della Sicilia occidentale, per evitare che le forze ivi dislocate (fra cui le divisioni di fanteria,
« Aosta » ed « Assietta ») venissero tagliate fuori. Il nuovo fronte,
nella regione nord orientale dell'isola, si costituiva il 21 luglio. Due giorni
dopo gli americani entravano in Palermo. |
L'Italia sotto le bombe
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| Mentre le forze terrestri e navali inglesi ed americane raccoglievano
sulle zone costiere dell'Africa settentrionale e mettevano a punto la
propria preparazione per effettuare l'imminente sbarco sulle spiagge d'Italia,
l'aviazione alleata iniziava una poderosa offensiva aerea contro i maggiori
centri della penisola. A lato delle azioni particolari intese a rendere
inadatta al combattimento la ancora temuta flotta italiana, si registrava una operazione di portata anche più ampia,
poiche si poneva per obbiettivo di fiaccare il morale del popolo italiano, di
spezzare il « fronte interno » che, già scosso per i rovesci militari e per i
lunghi disagi della guerra, tuttavia reggeva ancora e permetteva alle nostre Forze Armate di continuare a combattere con altissimo spirito.
Nella foto in alto a sinistra una chiesa sventrata dai bombardamenti
nemici a Bologna. A sinistra in basso una < fortezza volante > americana nel
cielo di Messina durante un attacco aereo alla città. A destra in alto una
strada di Palermo dopo una incursione. A destra al centro le macerie del
Brefotrofio di Reggio Calabria: si cerca di salvare il salvabile. A destra in
basso nel centro di Genova, colpito dal bombardamento anglo-americano, intervengono i Vigili del Fuoco sui palazzi diroccati dalle bombe. |
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| L' offensiva aerea condotta contro
l'Italia, rivestiva carattere totale. Anzitutto perchè copriva tutta l'estensione della penisola, poi perchè
realizzava la formula, in ogni singolo attacco, del < bombardamento a
tappeto >. Esso, come è noto, non faceva distinzioni di sorta tra obbiettivi
militari e centri abitati dalla popolazione civile e veniva effettuato con
grosse masse di < fortezze volanti > (cosi venivano chiamati i quadrimotori
di una serie di apparecchi da bombardamento americani) che sganciavano, restando in formazioni compatte, tonnellate di bombe esplosive ed
incendiarie sul terreno sottostante. Sul luogo dell'incursione si veniva cosi
a determinare una vasta area colpita, che non conosceva soluzione di continuità. Nella foto in alto a
sinistra Marcella Regina, una delle vittime degli attacchi aerei a Civitavecchia. A sinistra al
centro un desolato aspetto di Terni dopo un bombardamento. A sinistra in
basso le strade di Marsala letteralmente < inondate > dalle macerie dei palazzi crollati. In alto
a destra bambini feriti in una incursione su Grosseto. Non è ancora
spento il ricordo degli aerei americani scesi a mitragliare da bassa quota la
giostra di questa città gremita di pubblico. A destra al centro una
chiesa di Napoli. A destra in basso un quartiere di Livorno dopo un'azione. |
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| Agli sganci <
ciechi > di bombe negli attacchi a < tappeto > si aggiungeva il lancio di ordigni a scoppio ritardato, costruiti espressamente non per danneggiare installazioni militari, ma per uccidere i singoli italiani che inavvertitamente li avessero toccati. Per ingannare le vittime, detti
ordigni avevano minuscole dimensioni ed erano contenuti in involucri che riproducevano fedelmente oggetti d'uso comune. Fra i più impiegati
erano le penne e le matite esplosive. Esse venivano facilmente raccolte ed esplodevano non appena toccate. In seguito, altri oggetti esplosivi di
forme diverse ma di eguale impiego vennero sganciati su tutta Italia fino all'aprile 1945. Tali ad esempio i piccoli ordigni lanciati nei campi di
grano, in modo da colpire i singoli contadini che li urtassero durante il
lavoro. Nella foto in alto a sinistra una bimba di Napoli ferita da una
< penna esplosiva >. Sopra, nella foto, uno degli ordigni esplosivi. In basso a
sinistra bombardieri inglesi su Alghero. Sono visibili gli scoppi delle bombe. In alto a
destra attacco aereo su Milazzo. Al centro a destra a Torino, fra le macerie del Cottolengo, alcune religiose cercano di
recuperare gli oggetti ancora utilizzabili. In basso a destra Catania nascosta alla vista dall'alto per il fumo degli incendi provocati dall'attacco aereo. |
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| Fra i centri più martellati dalle formazioni aeree anglo-americane erano
le città ed i paesi della Sicilia. Ma proprio in Sicilia la reazione della
contraerea della caccia italiana e dei reparti della Luftwaffe era più forte
che altrove ed otteneva i risultati più brillanti. Nei giorni
immediatamente precedenti l'invasione dell'isola, i nostri cacciatori e la nostra
contraerea giunsero ad abbattere oltre cinquanta apparecchi nemici. Sia nei
difensori che negli attaccanti era la convinzione di combattere una
battaglia preliminare per il possesso dell'isola, una battaglia aerea che
preludeva ad una prossima battaglia terrestre. In alto a sinistra Tre Medaglie
d'Oro al V. M. 1) l'amm. Lorenzo Gasparri, caduto a Napoli nel tentativo
di allontanare dal porto un carico di munizioni, incendiato dal bombardamento anglo-americano; 2) Il maresciallo pil. Antonio Lo Schiavo caduto
eroicamente nel cielo di Napoli mentre contrastava una formazione
americana; 3) Il Tenente pil. Bruno Serotini sacrificatosi nel cielo di Roma, durante
il bombardamento del 19 luglio 1943. Al centro a sinistra riflettori in azione durante una incursione notturna. A sinistra in
basso durante il bombardamento notturno il cielo è rischiarato dalle esplosioni dei nostri
pezzi contraerei. A destra in alto il fuoco di un nostro cannone contro aerei nemici. A destra al
centro un pezzo della MILMART in azione. A destra in basso le mitragliere di un caccia notturno italiano in azione. |
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