2a Guerra Mondiale 1943-13/A


La strage di Katin


Inno Seychells 





A metà aprile del 1943, nella foresta di Katyn, presso Smolensk, i tedeschi scoprivano fosse comuni contenenti i resti di circa 12.000 ufficiali polacchi, quasi tutti uccisi con un colpo di pistola alla nuca. La stampa ed i portavoce del governo germanico, e perfino quelli del governo polacco esiliato a Londra, indicavano nei sovietici i responsabili del terribile massacro, avvenuto nel cuore del territorio russo, e chiedevano l'intervento di una commissione d'inchiesta del Comitato della Croce Rossa Internazionale. La richiesta fu respinta, specie per le pressioni dei governi anglo-americani per evitare il riconoscimento ufficiale della responsabilità dei sovietici, loro alleati. La polemica russo-polacca, intanto portava alla rottura delle relazioni diplomatiche tra il governo di Mosca e quello del generale Sikoraky in esilio a Londra, cioè tra due potenze alleate di fatto e che conducevano la stessa guerra contro gli stessi nemici. Nella foto in alto a sinistra si provvede alla riesumazione dei corpi. In alto a destra un gruppo di alti ufficiali della Wermacht osserva le tragiche fosse. In basso l'agghiacciante visione dei cadaveri ammucchiati nelle fosse comuni.

In seguito al rifiuto della Croce Rossa Internazionale di prendere atto dell'immane carneficina, le autorità germaniche formavano una commissione che comprendeva anche ufficiali britannici ed americani prigionieri; commissione che riconosceva pienamente i sovietici negli autori del massacro. In seguito le propagande Alleate cercavano di addossare ai tedeschi la responsabilità delle fosse di Katyn, ma con risultati discutibili. Dopo la guerra, apertosi il dissidio tra Oriente ed Occidente, una commissione internazionale della Nazioni Unite riconoscerà definitivamente responsabili dell'atroce massacro i russi e non i tedeschi. Nella foto in alto a sinistra la commissione costituita dalle autorità germanicihe esamina le fosse. Al centro della foto il colonnello americano Van Vliet, presidente della commissione di prigionieri di guerra nominata dai tedeschi, mentre parla con un ufficiale germanico. A sinistra in basso si osservano gli oggetti personali degli uccisi per tentarne l'identificazione. In alto a destra un'altra visione dei cadaveri gettati alla rinfusa. In basso a destra la raccapricciante immagine dei resti di un ufficiale della Marina polacca.


Dopo il tragico ripiegamento dalla linea del Don, le unità dell'« 8a Armata » italiana in Russia, riordinate nelle retrovie, venivano rimpatriate. I gloriosi reparti venivano salutati all'arrivo in Italia, ed al rientro nelle proprie sedi, dalle autorità e dalla popolazione, con commossa riconoscenza per il sacrificio ed il valore di cui avevano dato prova in terra di Russia. Nella foto in alto a Pescara rientra la divisione alpina «Julia», copertasi di gloria, prima ancora che in Russia, in terra greca. In basso Brescia accoglie un valoroso reparto di Camicie Nere reduce dal fronte russo.

Le dighe della Ruhr




16-17 maggio 1943. Nella notte tre il 18 ed il 17 maggio 19 bombardieri inglesi, al comando elci colonnello (Gibson, attaccavano con successo le due dighe che sbarravano i fiumi Eder e Mohne, nella Germania settentrionale. Si trattava di due enormi complessi (la diga dell'Eder era la più grande d'Europa) destinati a fornire energia elettrica ai bacini industriali della Ruhr e del Weser, A causa della forte difesa antiaerea e delle reti i parasiluri che proteggevano le dighe furono ideate delle speciali bombe che, lanciate a distanza e quota rigorosamente determinata, rimbalzando sull'acqua colpirono le dighe nel punto centrale, liberando l'enorme massa d'acqua trattenuta. In alto un documento della ricognizione britannica. E' visibile la diga di Mohne, squarciata al centro. In basso una foto di fonte tedesca la diga del fiume Mohne dopo l'attacco inglese.


Il colpo inferto dalla R.A.F. all'industria germanica fu gravissimo, visto che i due bacini idrici fornivano l'energia elettrica essenziale per il funzionamento degli impianti industriali della Ruhr e del Weser e che le dighe rimasero inutilizzate durante tutto il conflitto. Inoltre 134.000.000 di tonnellate d'acqua invasero la vallata della Ruhr, travolgendo fabbriche, impianti militari e centri abitati, mentre la città di Kassel fu completamente allagata dalle acque dell'Eder. L'impresa costò ai britannici perdite irrilevanti. Infatti durante l'azione condotta a quota bassissima (gli ordigni dovevano essere lanciati da un'altezza di 30 metri) furono abbattuti 9 quadrimotori inglesi. Nelle foto due eccezionali riprese aeree britanniche. In alto la vallata della Ruhr allagata dall'immane fiumana. In basso la valle dell'Eder completamente sommersa dall'enorme massa d'acqua.


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