| I SOMMERGIBILI PERDONO LA BATTAGLIA DELL'ATLANTICO
Con la perdita dell'Africa settentrionale cessava per l'Italia la guerra delle
comunicazioni marittime tra il territorio nazionale e la « Quarta sponda ». Prima di chiudere questo doloroso
capitolo, è necessario e doveroso ricordare il sacrificio delle nostre « navi bianche », le
navi-ospedale, delle quali non avevamo ancora fatto menzione. L'opera, di queste
unità risultò in tutta la sua imponenza dalle cifre che le riguardano. In tre anni di guerra esse
effettuarono ben 596 missioni, percorrendo complessivamente 310,524 miglia
marine, e rimpatriarono 250.000 feriti e malati. Questa opera si è svolta in mezzo ai pericoli della guerra, che non
sempre ha rispettato le navi bianche garantite dalle convenzioni internazionali. Dal 1940
al 1943, infatti, esse venivano spesso fatte segno ad azioni belliche da parte di aerei e sommergibili
nemici, molte volte venivano colpite e 9 di esse, su un totale di 19 unità impiegate, venivano
affondate. Analogamente alle navi-ospedale, gli apparecchi del Soccorso Aereo della Croce Rossa
Italiana si prodigavano senza soste per il salvataggio di naufraghi e dispersi in mare. E spesso
anche questi venivano attaccati ed abbattuti dall'aviazione anglo-americana benché muniti di
tutti i segni di riconoscimento. Agli equipaggi di questi apparecchi, ed a quelli delle navi-ospedale,
ai caduti ed ai dispersi del personale sanitario su tutti i fronti, va la memore riconoscenza degli
italiani. L'anno 1943 era contraddistinto da una intensa attività politica e da numerosi incontri dei
Capi delle principali potenze belligeranti. Nel campo dell'Asse avveniva, nella prima metà dell'anno,
il convegno di Salisburgo, dove si incontravanoMussolini ed Hitler per discutere della
situazione politica e militare. Da parte degli Alleati, si avevano la conferenza
di Algeri, dove veniva decisa l'invasione della Sicilia, e l'incontro tra
Churchill e Roosevelt a Washington. Nello stesso periodo si andava facendo sempre
più accentuata la preponderanza aerea degli anglo-americani. Sopratutto nel Mediterraneo, lo
scacchiere di massimo impegno in quel momento per gli Alleati. Infatti le incursioni in massa
sulle città italiane divenivano quotidiane, giovandosi delle nuove basi dell'Africa
settentrionale, e tendenti a fiaccare l'Italia per il giorno dell'invasione della Sicilia. Particolare, impegno
veniva messo negli attacchi alle basi navali, allo scopo di mettere fuori combattimento la ancora
potente e temibile flotta italiana. Nello stesso quadro della intensificata guerra
aerea degli Alleati rientra l'operazione compiuta da 19 quadrimotori da bombardamento
britannici tipo «Lancaster» contro le dighe di Mòhne e di Eder nella Ruhr. Con questo attacco,
studiato nei minimi particolari e condotto con speciali accorgimenti, venivano colpite le due dighe, con
conseguente allagamento di una vasta zona e sopratutto con una forte diminuizione della
produzione industriale germanica nel bacino industriale della Ruhr. Il mese di maggio del 1942 segnava inoltre il
capovolgersi della situazione, fino allora favorevole ai tedeschi, nella battaglia dell'Atlantico.
Con questo mese le cifre del naviglio affondato sono definitivamente superate da quelle che
indicano il naviglio mercantile costruito. Ciò vaattribuito anzitutto ai primi frutti del
gigantesco programma di costruzioni navali iniziato, e condotto in un crescendo continuo, dagli Stati
Uniti, non a caso denominati « l'arsenale delle democrazie ». Contemporaneamente all'aumento delle
costruzioni navali, gli anglo-americani iniziavano una offensiva contro , gli U-Boote che diveniva
sempre più violenta e totale. Ben presto le conseguenze a questa offensiva, condotta con le
navi e con gli aerei, si facevano sentire. La cifra di 800.000 tonnellate, mensili di naviglio mercantile
Alleato colato a picco e che era stata superata nel giugno e nel novembre del 1942, nel marzo
del 1943 scendeva a 514.744 tonnellate, ed in aprile dello stesso anno a 241.687. Le perdite dei
sommergibili dell'Asse in Atlantico, salirono a 19 unità nel febbraio 1943, 15 in marzo e 16 in aprile,
nel mese di maggio l'offensiva aeronavale contro i sommergibili raggiungeva una intensità mai
conosciuta prima d'allora. Essa era portata direttamente nel Golfo di Biscaglia, cioè al largo
delle basi medesime dei sommergibili operanti in Atlantico. Cosi venivano distrutti, nel maggio
1943, ben 37 U-Boote, cioè il 30% circa di tutti quelli in servizio in quel periodo. Anche le cifre dei
successi dell'Arma sottomarina germanica calavano sensibilmente, segnando a 199,409 il
tonnellaggio delle navi nemiche affondate. Nel mese seguente questo diminuiva ancora raggiungendo
la esigua cifra di 21.759 tonnellate. Ciò avveniva anche perchè l'ammiraglio
Donitz, visti i risultati del mese precedente, aveva ordinato alle sue unità una sosta nella battaglia dell'Atlantico. Ma
questo provvedimento non impediva agli anglo-americani di affondare egualmente, nel mese di
giugno, 17 U-Bootes. In questa sosta nella battaglia, Dònitz studiava rimedi per operare malgrado l'azione Alleata.
Anzitutto un più forte armamento contraereo, che passava dalle 2 o 3 mitragliere ordinarie a 6
pezzi contraerei, ed a volte fino ad 8 mitragliere pesanti da 20 mm., eliminando il cannone da 88
o 105. Poi una accelerazione negli studi dei sommergibili con motore tipo « Walther » a
perossido d'idrogeno, che avrebbe consentito una più elevata velocità in immersione. Ma questi mezzi
non furono impiegati prima del 1944, quando le sorti della guerra erano già irrimediabilmente
decise. Infine veniva stabilito l'aumento della produzione mensile di sommergibili, da 30 a 40
unità. Anche questa decisione venne messa in pratica con una certa relatività, date le
peggiorate condizioni dell'Industria germanica. In ogni modo, alla ripresa degli attacchi, la
Arma Sottomarina del Reich poté segnare al suo attivo nuovi successi, ma non raggiunse mai
quella situazione di dominio dei mari che aveva avuto sia nella guerra 1914-'18 che nella seconda
guerra mondiale fino al 1942.
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