2a Guerra Mondiale 1943-12


La controffensiva Tedesca


Inno Grenada 



31 marzo 1943. Negli ultimi giorni del mese, l'Alto Coniando tedesco spostava l'epicentro della controffensiva dal settore di Charkov a quello di Melagorod, immediatamente piú a nord, ed in quello successivo di Kursk, ottenendo ancora qualche successo, sebbene di carattere limitato. Frattanto anche l'offensiva russa si andava lentamente spegnendo su tutto il fronte. Ultimi combattimenti a Leningrado, Staraja Russa tra Kursk e Charkov, nel Kuban e poi il periodo della rasputiza i (fango di primavera) bloccava del tutto le operazioni militari. Il 31 marzo 1943 il Comando sovietico annunciava la fine della grande offensiva invernale 1942-43. Iniziava cosi sul fronte russo la stasi della stagione del disgelo. Nella foto in alto carri germanici avanzano a stento attraverso le pianure allagate. Nella foto in basso un cannone tedesco di grosso calibro paralizzato in un mare di. fango.



Allo stesso modo con cui si era dissolto l'esercito regolare jugoslavo, con altrettanta rapidità e facilità si era andato formando in Jugoslavia un esercito irregolare di partigiani. Nel 1941 la Jugoslavia era stata suddivisa in Croazia (che comprendeva anche la Bosnia e l'Erzegovina), Serbia e Montenegro, secondo logiche differenze etniche, linguistiche, storiche e culturali, assecondando inoltre i sentimenti autonomistici dei croati, sfavorevoli al predominio serbo. Ma una siffatta spartizione, sebbene logica e giustificata, offriva ai partigiani la facile arma polemica dello « smembramento della patria » anche se in effetti una patria unitaria non esisteva. Altro facile motivo propagandistico era costituito dalla annessione ad altri Stati di terre che contenevano una minoranza jugoslava (Stiria meridionale alla Germania, Dalmazia all'Italia, Backa all'Ungheria e Macedonia alla Bulgaria ed all'Albania) e specialmente della Slovenia (all'Italia ed alla Germania) prevalentemente abitata da popolazioni slave. Per questi motivi la causa partigiana era molto popolare fra gli abitanti del vecchio stato Jugoslavo. Nelle foto in alto da sinistra Tito, capo dei partigiani comunisti; il generale Mihailovic capo dei partigiani monarchici; Ante Pavelich, Capo del nuovo governo croato; Alinone di Savoia, re designato di Croazia. Al centro Tito ed il suo Stato Maggiore. In basso partigiane e partigiani slavi in marcia sulle montagne.

La guerriglia nei Balcani




I partigiani slavi operavano avvantaggiandosi del terreno prevalentemente montuoso della Jugoslavia, e compivano numerose azioni di sabotaggio, imboscate ed agguati, attaccando soldati isolati e massacrandoli, o seviziandoli se catturati. Contro questi irregolari reagivano i reparti tedeschi e, con maggiore efficacia, quelli italiani e croati, compiendo rastrellamenti ed azioni di rappresaglia. Le truppe croate erano inquadrate in alcune unità dell'esercito regolare croato, in divisioni miste tedesco-croate, in formazioni della Milizia italiana, e nei reparti « Ustascia », e cioè formazioni paramilitari dei fascisti croati. Specie questi ultimi, dipendenti direttamente dal governo del « Poglavnik » Ante Pavelich, svolgevano una azione di repressione della guerriglia con risultati particolarmente favorevoli. A volte collaboravano con le forze di repressione, contro i guerrieglieri comunisti, perfino le formazioni di « cetnici », irregolari fedeli alla monarchia, comandati dal generale Mihailovic. Nelle foto a sinistra dall'alto in basso un volontario croato inquadrato nelle formazioni germaniche; un milite dei reparti Ustascia; un irregolare delle bande del colonnello David fedeli all'Italia; un « cetnico » di Mihailovic. In alto a destra un reparto della MVSN in azione di rastrellamento. Al centro a destra legionari della Milizia, in trincea, durante la guerriglia. In basso a destra un villaggio partigiano incendiato durante un rastrellamento.


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