2a Guerra Mondiale 1943-11


L'offensiva Sovietica


Inno Dominica 



A metą febbraio veniva intensificata l'offensiva sovietica nel settore di Voronezh. Le truppe russe, passato il Don tra Voronezh e Jeletz, attaccavano nelle zone della cittą di Livni e del fiume Oskol con l'intento di accerchiare le prime due cittą ed avvolgere da nord l'intero settore di Charkov. La pressione contro questa cittą veniva esercitata anche pił a sud, dalle forze sovietiche che avanzavano, nonostante la tenace resistenza tedesca, dalla zona di Rossosc, presso il Don, in direzione di Jzium e di Charkov. Nella foto in alto formazioni di fanteria sovietica attaccano in massa le posizioni tedesche. Nella foto in basso reparti corazzati russi entrano a Millerovo. A destra un sermovente leggero tedesco distrutto.


Per evitare di essere aggirate da sud in seguito al ripiegamento del fronte meridionale, le unitą germaniche dislocate nel settore di Voronezh, che avevano tentato una controffensiva per liberare il generale von Paulus a Stalingrado, furono costrette a ritirarsi anch'esse su posizioni arretrate, violentemente premute da presso dall'offensiva sovietica. Anche qui, come sul Donetz e nel Caucaso, le incursioni russe, pur causando numerose perdite, non riuscivano ad ostacolare seriamente la ritirata ed a trasformarla in rotta. Nella foto in alto l'ordinato ripiegamento dei reparti della Wehrmacht. Nella foto in basso una colonna di motocarrozzette cingolate germaniche attraversa un centro abitato.


La battaglia nell'ansa del Donetz si accendeva furiosa specie di fronte alla cittą di Voroscilovgrad, sul medio corso del fiume, e di Rostov, alle foci del Don. I violenti attacchi che il maresciallo Zukov conduceva incessantemente per riconquistare i ricchi territori minerari ed agricoli dell'Ucraina, avevano ragione della tenace resistenza e della dura reazione dei tedeschi, e portavano le truppe sovietiche nei sobborghi stessi delle due cittą„ cardini dello schieramento nell'ansa del Donetz. Nella seconda settimana di febbraio dopo qualche giorno di rallentamento, l'offensiva russa riprendeva pił violenta che mai. Nella foto in alto guastatori russi espugnano un caposaldo germanico. Al centro la eccezionale ripresa di un combattimento. I fanti sovietici scattano all'assalto in mezzo al fumo ed alle esplosioni della battaglia. In basso mitraglieri mongoli aprono il fuoco su un reparto tedesco avanzante.


Nella testa di ponte del Kuban, le truppe tedesche e romene contendevano metro per metro il terreno all'offensiva sovietica. Dopo aspri combattimenti cadeva nelle mani dei russi Krasnodar, importante nodo ferroviario e stradale sul fiume Kuban, e la linea di resistenza germanica si stabiliva cosi a ridosso immediato dei porti sul Mare d'Azov e sul Mar Nero. Frattanto, a nord dell'ansa del Donetz, le truppe sovietiche provenienti da Jelezt e Voronezh superavano la zona dell'Oskol e raggiungevano i sobborghi di Kursk e di Bjelgorod. Nella foto in alto un gruppo di semoventi anticarro tedeschi da 78 mm. messi fuori combattimento nel tentativo di arrestare l'avanzata delle punte corazzate nemiche. Al centro artiglierie e semoventi germanici rastrellati sul campo di battaglia. In basso una colonna di prigionieri della Wehrmacht e degli eserciti alleati, in un centro di raccolta russo.

I Russi a Rostov




14 febbraio 1943. La battaglia che si conduceva per il possesso di Rostov era una delle pił aspre della campagna invernale 1942-43. La cittą, per la sua particolare posizione, era il pernio di tutto il sistema difensivo nell'ansa del Donetz, ed il punto d'unione con la testa di ponte del Kuban. Per questa posizione essa aveva in passato cambiato pił volte occupante: il 21 novembre 1941 conquistata dai tedeschi, dopo qualche settimana veniva perduta poichč troppo avanzata per lo schieramento tedesco non ancora sfociato nel Caucaso; poi rioccupata dalle truppe del Reich il 24 luglio 1942. Ora, arretrato nuovamente il fronte germanico nell'ansa del Donetz e ridotto nella regione caucasica alla sola testa di ponte del Kuban, Rostov, nonostante la strenua resistenza tedesca, veniva riconquistata per la seconda volta dai sovietici, il 14 febbraio 1943. Riportiamo qui sopra due eccezionali foto che testimoniano della estrema violenza dei combattimenti per le strade e tra le macerie della cittą. Nella foto in alto partigiani russi rastrellano le armi dei caduti germanici. In basso fanti sovietici, con le tipiche tute bianche invernali, avanzano faticosamente tra le macerie di Rostov.


18 febbraio 1943.A prezzo di elevate perdite, i sovietici riuscivano a penetrare entro le mura di Charkov, dando inizio ad una serie di furiosi combattimenti per le strade. Questi si protraevano per alcuni giorni, flnchč i tedeschi, dopo aver conteso casa per casa il terreno al nemico, il 18 febbraio, distrutti tutti gli impianti militari, sgomberavano la cittą. L'abbandono di Oharkov significava per i tedeschi, oltre la perdita della seconda cittą ucraina, il costituirsi di un grosso saliente sovietico proteso verso il Dnjeper. Pił a nord, quasi nel medesimo tempo i sovietici, riuscivano ad occupare Kursk e Voroscilovgrad. Nella foto in alto le truppe sovietiche entrano a Chezkov. Nella foto in basso il desolato aspetto della cittą dopo la battaglia.


Nel settore settentrionale del fronte russo, gią dalla metą di gennaio le forze sovietiche conducevano violenti attacchi a sud del Lago Ladoga per sbloccare Leningrado, assediata da quindici mesi. La guarnigione della cittą cooperava attivamente al tentativo di sblocco, lanciando continue sortite appoggiate da forti gruppi corazzati. Durante la seconda settimana di febbraio queste operazioni offensive russe subivano un rallentamento che durava pochi giorni. Dopo di che riprendevano con rinnovato vigore e si estendevano a tutto il fronte tedesco del nord, nei settori del Lago Ilmen e di Rezhev. Particolarmente accanita era la lotta per Rezhev, che costituiva un profondo saliente nello schieramento sovietico. Ad onta dei massicci attacchi e della sfavorevole posizione strategica, il caposaldo continuava a resistere ancora, impedendo ai sovietici di superare il territorio a sud del Lago Ilmen ed avvicinarsi al confine lettone. Nella foto in alto russi all'attacco fra le foreste di abeti. Al centro soldati sovietici si avvicinano strisciando alle posizioni germaniche. In basso nelle retrovie russe le colonne dei rifornimenti procedono a fatica sul terreno coperto di neve e di ghiaccio.



Ai primi di marzo l'Alto Comando tedesco era costretto ad evacuare Rezhev e spostare la difesa sulla linea Vjasma Velikie Luki-Starala Russa. contro gli ultimi due caposaldi, in particolare contro quello centrale, si infranse a lungo l'offensiva sovietica. Nella seconda metą di marzo essendo sempre meno praticabili i territori della Russia meridionale a causa. del fango, tutto il peso dell'offensiva invernale sovietica si spostava sul fronte nord. Nel corso di questa fase della battaglia, i tedeschi perdevano anche Vjasma, importante nodo ferroviario sulla linea Mosca.Smolensk, e caposaldo « ad istrice » potentemente fortificato. Con la perdita di Rezhev e di Vjasma la linea del fronte si allontanava per la prima volta, a partire dall'autunno 1941, dalla capitale sovietica. Nella foto in alto artiglieri germanici mettono in posizione un pezzo. A sinistra in basso accanto al suo cannone anticarro un soldato tedesco in vigile attesa. A destra in basso nella breve sosta tra una battaglia e l'altra, una sentinella tedesca vigila ai margini di un bosco.

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