2a Guerra Mondiale 1943-10


Inno Barbados 


Il ripiegamento Tedesco da Stalingrado a Rostov



Dopo la vittoria di Stalingrado, le armate sovietiche dilagarono per la
pianura ucraina, minacciando di far crollare tutto il fronte meridionale tedesco. Ma la Wehrmacht riuscì ad arrestare i russi sul Donetz e sulla testa di ponte del Kuban. Anche nel settore nord l'offensiva russa venne bloccata davanti ai caposaldi « ad istrice » di Staraja Russa e Velikie Luki.  Nella cartina gli epicentri della gigantesca battaglia invernale, e le zone riconquistate dalle truppe sovietiche. Le frecce indicano la riuscita contro manovra delle truppe germaniche che portò alla riconquista di Charkov.

I due protagonisti della battaglia sul fronte orientale durante l'offensiva invernale russa del 1942-43. A sinistra il maresciallo Zukov, comandante supremo del fronte ucraino dal gennaio 1943. Al suo comando le truppe sovietiche rifacevano verso occidente lo stesso cammino che avevano percorso durante la ritirata della stagione precedente e giungevano da Stalingrado all'ansa del Donetz costringendo le truppe germaniche a sgornberare la regione caucasica, ad eccezione della testa di ponte del Kuban. A destra il maresciallo von Manstein, comandante tedesco del fronte meridionale. A lui va il merito dì aver ricostituito un fronte unitario nel bacino del Donetz ed aver arrestato qui l'avanzata sovietica, impedendole di dilagare nella zona del settore del Dnjeper, difficilmente difendibile. Successo principale di questa battaglia di arresto fu la riconquista di Charkov.

IL RIPIEGAMENTO TEDESCO DA STALINGRADO A ROSTOV

La prima fase dell'offensiva sovietica dell'inverno 1942-43, l'investimento dell'ARMIR e la sua ritirata e la distruzione della « 6° » Armata germanica a Stalingrado. Con queste operazioni l'Armata Rossa ruppe il fronte meridionale, dilagò per le pianure ucraine, e costrinse quindi le truppe tedesche e romene che operavano nella regione caucasica a ritirarsi velocemente, per evitare di essere tagliate fuori dallo schieramento. Tra il gennaio ed il febbraio 1943 tutto il fronte meridionale russo era in movimento. Mentre a nord, da Leningrado fino al settore Orel-Voronezh gli attacchi lanciati dai russi a scopo diversivo o locale non riuscivano ad intaccare lo schieramento tedesco, sul fronte meridionale, dal settore Liski-Voronezh a Novorossijsk, le unità della Wehrmacht non avevano ancora raggiunto una adeguata linea di resistenza. Tra il Don ed il Donetz, nei settori già tenuti dalle Armate ungherese, italiana e romena, le truppe del maresciallo Zukov avanzavano, benchè intralciate da frequenti battaglie ritardatrici, verso l'ansa del Donetz. Nelle steppe nordcaucasiche, a sud del basso corso del Don, le armate sovietiche avanzavano celermente verso le foci del fiume ed il porto di Rostov. Più a meridione, l'offensiva russa si andava invece sviluppando intorno alla valle del Kuban, via di ritirata delle unità germaniche (Armata corazzata di van Kleist) che si erano spinte verso il Caucaso fino a Grozni ed al monte Elbrus. Allo scopo di aggirare queste ultime forze tedesche ed impedirne il deflusso in Crimea, agli inizi di febbraio i russi compivano alcuni tentativi di sbarco a Novorossijsk, senza però riuscire ad allargare la testa di sbarco che, premuta da ogni lato veniva successivamente annientata dalle truppe del Reich. Nell'interno invece le unità germaniche e romene si ritiravano combattendo verso le coste del Mare d'Azov. Lungo il Kuban esse abbandonavano la zona di Maikop, ed a metà febbraio l'importante centro di comunicazioni di Krasnodar. Così lo schieramento veniva ad assumere, in quella che era ormai una semplice testa di ponte tedesca nel Kuban, un andamento parallelo alle coste del Mare d'Azov, a ridosso della penisola di Taman e del porto di Jejsk. Nell'ansa del Donetz la lotta infuriava senza quartiere davanti alle città di Rostov e Voroshilovgrad, cardini del bacino industriale e carbonifero del Donetz, dove l'Alto Comando della Wehrmacht aveva interesse a che l'offensiva russa si arrestasse, poichè in questo settore poteva stabilirsi un opportuno schieramento difensivo, che effettuato invece in posizione più arretrata, nella zona del Dnjeper, sarebbe venuto a trovarsi in un terreno disagevole alla difesa. Ma, come si era verificato nell'autunno del 1941, rispetto a questa linea la città di Rostov era venuta a trovarsi troppo avanzata, e troppo scoperta, per la sua posizione geografica, da attacchi provenienti da oriente. E come già era avvenuto allora, anche nel 1943, e precisamente il 14 febbraio, le truppe russe riconquistavano Rostov, nonostante la tenace resistenza tedesca. A metà febbraio, anche il settore di Voronezh, punto di contatto tra il fronte meridionale e quello centrale, si metteva in movimento. Dopo che i tedeschi, per evitare di essere aggirati da sud in seguito all'arretramento dello schieramento dell'Asse dal medio corso del Don, avevano abbandonato la testa di ponte di Voronezh ad oriente del fiume, i sovietici attraversavano il Don tra la stessa Voronezh e la città di Jelezt, puntando decisamente la direzione sud-est, verso il fiume Oskol e le regioni di Kursk e Bjelogorod. Questa manovra si accompagnava all'avanzata delle truppe che avevano superato il fronte della « 2a» Armata ungherese sul Don, e che dirigevano sul settore Bjelogorod Charkov. Mentre sul fronte meridionale si verificavano questi mutamenti, a nord riprendeva con rinnovato vigore l'azione offensiva russa. Gli scopi di questa azione erano tre: sbloccare Leningrado, superare la zona munitamente difesa tra il Lago Ilmen e la Duna, ed avanzare sulla linea Mosca-Smolensk, allontanando il fronte dalla capitale sovietica. Fulcro di tutto il fronte settentrionale era il settore a sud del Lago Ilmen, che consisteva in una immensa pianura coperta di neve, punteggiata da pochissimi centri abitati. Essi venivano ad assumere tutto l'aspetto delle oasi in mezzo al deserto. In questa situazione, non era possibile tenere una linea continua di fronte, e non restava altro, quindi, che fortificare i centri abitati e difenderli ad oltranza. Tali centri erano Staraja Russa, Velikie Luki, Rezhev e Vjazrna. Il Comando tedesco li aveva organizzati secondo il sistema «ad istrice», consistente in una serie di campi trincerati fortemente muniti, organizzati a caposaldo, per la difesa da ogni lato. Contro questi « istrici », dove già in precedenza si era esaurita la pressione russa, durante l'offensiva invernale 1942-43 si logoravano per lungo tempo le migliori unità sovietiche. Dopo lunghi ed aspri combattimenti i sovietici riuscirono finalmente ad eliminare gli «istrici» di Rezhev e Vjazma, ma la zona non veniva superata, poichè Staraja e Velikie Luki restavano ancora saldamente in mano tedesca. Così terminava a nord l'offensiva russa, senza aver raggiunto i propri obbiettivi, a parte il risultato di smantellare le posizioni avanzate del sistema germanico, ed allontanare solo di poco il fronte dalla capitale sovietica. Sul fronte meridionale, a metà febbraio i russi raggiungevano Charkov, ed il giorno 18 la riconquistavano. Durante questa operazione l'Armata corazzata sovietica del generale Popov si spingeva troppo avanti oltre il Donetz, avvicinandosi al Dnjepr. I tedeschi approfittavano di ciò, ed ai primi di marzo lanciavano una potente controffensiva nel settore di Jzhium, a sud di Charkov. L'Armata di. Popov veniva duramente battuta e si ritirava precipitosamente oltre il Donetz, mentre una parte restava imbottigliata in una sacca a sud di Charkov e successivamente eliminata. Il proseguimento della controffensiva germanica riportava il 19 marzo i soldati del Reich nella contesa città ucraina. Dopo la rioccupazione di Charkhov, la Wehrmacht spostava verso nord la propria azione controffensiva, investendo i settori di Bjelgorod e di Kursk (questa città era stata occupata dai russi l'8 febbraio), dove otteneva ancora qualche successo. Frattanto si andava esaurendo l'offensiva sovietica nei settori di Orel, dell'ansa del Donetz (qui, dopo Rostov, era caduta anche Voroshilovgrad), e nella testa di ponte del Kuban, allagata dal disgelo. Su tutto il fronte russo il fango formato dallo sciogliersi delle nevi dominava incontrastato e determinava la fine delle operazioni militari da ambo le parti. Il giorno 31 marzo 1943 il Comando sovietico annunciava infatti la sospensione dell'offensiva che riprenderà, come vedremo, in giugno. Nel frattempo, fin dai primi mesi del 1942 nei territori dell'ex regno iugoslavo, si era sviluppato un intenso movimento partigiano, ad opera soprattutto delle bande comuniste di Tito. Su questo fronte fu combattuta una tremenda guerriglia, caratterizzata da episodi di inaudita ferocia da parte dei partigiani slavi verso le truppe occupanti, che ebbe termine solo nel 1944 dopo il definitivo ritiro delle truppe germaniche dal settore balcanico. 

Lo sbarco di Novorossijsk





1 febbraio 1943. Allo scopo di prendere alle spalle le forze tedesche che si ritiravano dalla regione caucasica, e di impedirne il deflusso in Crimea, i sovietici effettuavano un tentativo dì sbarco nei pressi di Novorossijsk, con l'intento di impadronirsi di quel porto. Ma la pronta reazione germanica faceva fallire l'operazione. Nuovi sbarchi venivano ripetuti a metà febbraio, ma non ottenevano altro risultato se non la creazione di una minuscola testa di ponte lontana dal porto e dalla città, e premuta da ogni lato dalle unità tedesche. Nella foto in alto mezzi navali sovietici si avvicinano a Novorossijsk. A sinistra in basso reparti tedeschi in azione contro le forze da sbarco. A destra in basso carri russi distrutti sulla spiaggia.

Lo sganciamento Tedesco




La resistenza della « 6a» Armata del generale von Paulus nell'abitato di Stalingrado, oltre a difendere il prestigio della Wehrmacht, otteneva il risultato di permettere la ritirata delle ingenti forze tedesche ed alleate dislocate nel settore caucasico. Queste forze, attaccate continuamente da unità celeri russe, minacciate di accerchiamento, riuscivano nella loro stragrande maggioranza a raggiungere la linea di resistenza che l'Alto Comando tedesco aveva predisposto ad est ed a sud di Rostov e, nella zona del Kuban, nel triangolo formato dai tre importanti centri di Orasnodar, Novorossijsk e Tuapse. Su questa linea veniva imbrigliata la travolgente avanzata sovietica tra il Caucaso e l'ansa del Don. Nella foto in alto le salmerie di una colonna germanica sfilano accanto ad un carro russo distrutto durante una delle tante incursioni sul fianchi delle truppe in ritirata. Al centro uomini e cavalli lottano per la salvezza, semisepolti fra la neve. In basso un pezzo anticarro sovietico messo fuori combattimento.


Mentre si svolgeva il rapido ripiegamento tedesco dalla regione caucasica alle coste del Mare d'Azov, poco più a nord, tra il Don e il Donetz, le truppe germaniche impegnavano violenti combattimenti difensivi allo scopo di permettere la ritirata del grosso e l'apprestamento di una più solida linea difensiva nell'ansa del Donetz. Ciò nonostante, le punte delle colonne sovietiche si incupeavano nel dispositivo tedesco e tentavano di intercettare ed agganciare le truppe in marcia verso occidente. I reparti russi si appoggiavano alla intensa azione di numerosi gruppi di partigiani, in continuo aumento, che portavano la guerra e la distruzione nelle retrovie nemiche. Nella foto in alto reparti tedeschi in ritirata sulle strade sconvolte dell'Ucraina. In basso armi e cadaveri russi sulla neve testimoniano il fallimento di una delle frequenti puntate offensive condotte dai sovietici.


Per evitare di essere aggirate da sud, in seguito al ripiegamento del fronte meridionale, le unità germaniche dislocate nei settore di Voronezh, che avevano tentato una controffensiva per liberare il generale von Paulus a Stalingrado, furono costrette a ritirarsi anch'esse su posizioni arretrate, violentemente premute da presso dall'offensiva sovietica. Anche qui, come sul Donetz e nel Caucaso, le incursioni russe, pur causando numerose perdite, non riuscivano ad ostacolare seriamente la ritirata ed a trasformarla in rotta. Nella foto in alto l'ordinato ripiegamento dei reparti della Wehrmacht. Nella foto in basso una colonna di motocarrozzette cingolate germaniche attraversa un centro abitato.


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