2a Guerra Mondiale 1943-1


La caduta di Tripoli


Inno Pakistan 



23 gennaio 1943. Un giorno doloroso di un anno fatale per l'Italia. Tripoli non è più nostra. Il tricolore innalzato dai marinai di Cagni nel 1911 viene ammainato e al suo posto sale l'Union Jack con i colori britannici. Nella città provata dai bombardamenti, seminata di distruzioni dalle squadre dei guastatori, entrano le colonne corazzate nemiche che subito si avviano verso il confine tunisino, ove l'Armata italiana tenterà l'estrema resistenza in terra africana. Nella foto in alto la folla assiste muta al passaggio dei primi tanks. Sembra quasi una parata. C'é anche l'agente della Military Police a dirigere il traffico sotto le mura del Castello. Nella foto in basso la cerimonia dell'alza bandiera sugli spalti del castello dal quale si è appena allontanato il governatore italiano della Libia. Nelle sale che furono di Volpi e di Balbo, risuonano ormai gutturali voci britanniche.

Gli inglesi salutarono l'occupazione di Tripoli come un grande avvenimento. Essi chiudevano così una lunga, dura, sanguinosa campagna che li aveva portati sull'orlo del disastro: una campagna che aveva minacciato di cacciarli per sempre dal Mediterraneo e che avrebbe dovuto risolversi vittoriosamente per noi senza gli errori e i tradimenti che pugnalarono alle spalle i combattenti della Marmarica e di El Alamein. Nella foto in alto a sinistra le cornamuse scozzesi aprono la parata militare con cui i britannici celebrarono l'occupazione di Tripoli. Al centro a sinistra tra gli arabi che applaudono c'è anche qualche italiano indegno di questo nome che ha dimenticato la Patria e che ride sul sacrificio dei propri fratelli. Uno spettacolo che purtroppo si ripeterà anche in territorio nazionale. In basso a sinistra le truppe britanniche schierate davanti al Castello per la cerimonia dell'insediamento del governatore militare. In alto a destra all'aeroporto di Castel Benito le squadre dei pionieri hanno lavorato bene: tutti gli apparecchi inefficienti che non è stato possibile portare in Tunisia sono stati distrutti con cariche di esplosivo. Uguale fine hanno fatto tutte le attrezzature del campo. In basso a destra carristi britannici salutano la bandiera inglese levata su Tripoli.

La battaglia di Tunisia





Abbandonata la Libia, l'Armata italiana, con i pochi residui delle unità tedesche, si porta in Tunisia ove in pochi giorni, con un'operazione audacissima e tecnicamente perfetta, la Marina ha trasportato un intero corpo di spedizione. Qui, sulla linea del Mareth, si appresta la prima linea di resistenza. La consegna è di tenere il fronte il più a lungo possibile onde evitare il congiungimento tra l'armata del gen. Montgomery e quella del gen. Clark che avanza dall'Algeria. Le truppe sono al comando del Generale Messe, già comandante del CSIR in Russia. Lo schieramento viene completato in pochissimi giorni. Il 28 gennaio, a cinque giorni dallo sgombero di Tripoli, le nostre truppe sono nuovamente pronte a combattere. Nella foto in alto sulla linea del Mareth, il generale Messe, circondato dal suo stato maggiore, segue l'andamento delle operazioni. In basso, da sinistra a destra il Generale Messe, comandante delle truppe operanti in Tunisia. Il generale von Arnim, comandante delle truppe tedesche in Tunisia. Il gen. Clark, comandante della « 5* » Armata americana in Africa. Il generale Montgomery, comandante dell'« 8' » armata britannica.

Bombe sull'Italia




Con lo sgombero della Libia, i britannici si trovarono a disporre di una catena di basi aeree assai vicine al nostro territorio metropolitano e poterono iniziare quella serie di bombardamenti terroristici che ebbe fine solo nel 1945. Salvo rarissimi casi, i bombardamenti, in genere effettuati da quadrimotori americani di giorno e da bimotori britannici la notte, non avevano come obiettivo istallazioni di interesse militare. Lo scopo di questo martellamento dall'aria era di fiaccare la resistenza morale degli italiani, di provocare la paralisi della vita produttiva del paese, di disorganizzare le comunicazioni, l'amministrazione, insomma l'esistenza stessa degli italiani. Nella foto in alto a sinistra distruzioni nel porto di Genova. Al centro a sinistra i portici di Torino semidistrutti dalle bombe. In basso a sinistra una incursione su Taranto. Questa volta non sono state colpite le navi. In alto a destra una foto di fonte inglese sul bombardamento di Genova del 13-14 Novembre 1942. In basso una via di Savona colpita.


La nostra aviazione, che pure era stata gravemente provata nella furiosa battaglia per il controllo del Mediterraneo e per la difesa della Libia, contrastò con la solita bravura le incursioni nemiche. In diecine e diecine di duelli, i nostri cacciatori affrontarono il nemico, infliggendogli gravi perdite. Contro gli incursori entrò in azione anche l'artiglieria contraerea. Purtroppo disponeva di armi insufficienti e invecchiate, inefficaci contro bombardieri che volavano ad altissima quota lanciando il più delle volte a casaccio il loro carico esplosivo. Nella foto in alto le fotoelettriche hanno inquadrato la formazione nemica. Nella foto in basso una batteria contraerea apre il fuoco contro le formazioni di bombardieri americani.


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