2a Guerra Mondiale 1942-9/A


La resa di Corregidor


Inno Seychells 



Prima di attaccare Corregidor, i giapponesi la sottoposero a intense e continue azioni di bombardamento, destinate a fiaccare la potente difesa dell'isola e a demoralizzare i difensori, già depressi dalla continua serie di sconfitte e di ritirate che avevano dovuto subire dall'inizio delle ostilità. Intanto, sotto la direzione del generale Yamashita, il conquistatore dì Singapore, si andavano preparando le truppe d'assalto destinate a sbarcare sull'isola fortificata. L'ordine dell'attacco venne dato dai giapponesi nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1942, dopo cinque giorni di bombardamento terrestre ed aereo ininterrotto. Le perdite nipponiche, in questa prima fase, furono gravissime. I giapponesi dovettero infatti superare il ristretto braccio di mare che divide Corregidor dalla terra ferma sotto un vero uragano di fuoco: sparavano sulla flotta da sbarco tutti i pezzi della fortezza americana. Nelle foto le postazioni dell'artiglieria statunitense in azione a Corregidor. Si tratta di cannoni da fortezza del calibro di 305 mm.

I nipponici, malgrado le perdite, continuarono nello sforzo e alla fine, rirnuovendo gli sbarramenti di mine grazie al sacrificio dei « volontari della morte », riuscirono a metter piede sull'isola. Le postazioni costiere furono superate di slancio e la testa di ponte venne rapidamente organizzata. Di qui, dopo qualche ora, malgrado l'incessante martellamento dell'artiglieria americana, i giapponesi si inoltrarono nell'isola, dividendosi in due colonne. Nella foto in alto a sinistra truppe americane si attestano nelle retrovie del fronte. Al centro un gruppo di prigionieri giapponesi catturati durante i primi combattimenti sull'isola di Corregidor. In basso un carro d'assalto nipponico centrato dal tiro degli anticarro americani. In alto a destra unlanciafiamme statunitense in azione contro nuclei avanzati giapponesi. In basso il generale Wainwright, comandante la fortezza di Corregidor.


6 maggio 1942. La collina di Malinto, investita da ogni parte dalle truppe giapponesi, capitola a mezzogiorno. I suoi forti sono caduti uno ad uno sotto i colpi di maglio nipponici. Le truppe del Tenno seppero annientare i caposaldi avversari con l'impiego combinato dell'aviazione, dei guastatori e dei lanciafiamme. Nella foto in alto la fase finale di un attacco alle torri corazzate di Malinto. I nipponici, da una posizione defilata, indirizzano contro la posizione nemica, già semi diroccata dall'aviazione, il getto infuocato di un lanciafiamme. Nella foto in basso l'assalto finale alla baionetta.

Le ultime ore di Corregidor stanno per scoccare. Dopo la conquista della collina di Malinto, perno della resistenza, nuove truppe nipponiche sbarcano sull'isola e occupano altri punti importanti, magazzini, caserme, depositi, ecc. A sinistra soldati nipponici a cavalcioni su un grosso calibro americano catturato. A destra come furono ridotti i fortini di Corregidor dal tiro giapponese. Le tre grotte che si scorgono alla base della collina, facenti parte del sistema difensivo di Malinto, avevano, prima del bombardamento, la protezione di massicci muri di cemento armato.

Due eccezionali foto sulla sconfitta americana a Corregidor. A sinistra i difensori di un fortino sotterraneo sono saliti alla superficie e si arrendono ai giapponesi. A destra truppe d'assalto nipponiche sono giunte all'imboccatura di un grande deposito sotterraneo. La guarnigione, per sfuggire all'annientamento, ha alzato bandiera bianca ed ora si affolla all'ingresso del tunnel per passare ai cambi di concentramento.


Ore 23 del 6 maggio 1942. Il comando americano di Corregidor, vista l'impossibilità di continuare la resistenza, alza bandiera bianca. Il giorno successivo, a Manila il gen. Wainwright che aveva diretto le operazioni firma l'atto ufficiale di resa per le truppe di Corregidor e per tutte le unità americane ancora operanti nelle Filippine. Nella foto in alto la firma dell'atto di resa a Manila. Il gen. Wainwright è il secondo da sinistra. Il secondo da destra è il gen. Maseharu Hmima plenipotenziario nipponico. In basso soldati giapponesi ammainano l'ultima bandiera americana delle Filippine.

E' il grande momento del Giappone. Distrutte le flotte nemiche, conquistate le Indie Olandesi, le Filippine, il Borneo, invasa la Birmania, minacciata l'India, sembra che il sogno di un « Nuovo Ordine » nell'Asia Orientale debba avverarsi. Al grido di risveglio lanciato dai nipponici rispondono i nazionalisti di tutti i paesi asiatici. La Thailandia si è già schierata col Giappone e coopera alle operazioni militari contro la Birmania. Nelle Indie Olandesi si organizza in breve un governo filo-nipponico che proclama l'indipendenza dell'antica colonia. Nelle Filippine elementi antiamericani affiancano i generali nipponici. Anche dall'India, sempre più ostile al dominio britannico si alza una bandiera di rivolta: è quella di Chandra Bose. In Cina, intanto, un governo nazionalista organizza un esercito per combattere, a fianco dei nipponici, contro Ciang Kai Scek, giudicato una pedina straniera. Nella foto in alto a sinistra Chandra Bose, il patriota nazionalista indiano che si affiancò ai giapponesi tentando di sollevare l'India contro i britannici. Nella foto in alto a destra un reparto di volontari indiani organizzato dai giapponesi. In basso a sinistra Wang Cing Wei, capo del governo filo-nipponico di Nanchino. In basso a destra truppe del governo nazionalista di Nanchino, comandate da ufficiali giapponesi, operano contro le forze di Ciang Kai Scek.

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