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2a Guerra Mondiale 1942-9 |
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La guerra sui mari |
Inno Andorra |
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| Sfondata la prima linea, i nipponici continuarono nell'offensiva contro le posizioni di Bataan, mettendo in gravissime difficoltà gli americani, i quali dovettero ripiegare in disordine su linee arretrate. Ma anche su questo nuovo dispositivo di difesa non riuscirono a mantenersi, premuti com'erano da ogni parte dai nipponici. Cosi, il 7 aprile, il generale Wainwright fu costretto a chiedere un armistizio. Le trattative, però, non approdarono a nulla poichè i giapponesi chiedevano non soltanto la resa di Bataan ma anche quella di Corregidor che gli americani si ostinavano a negare. Cosi le
ostilità ripresero con maggiore accanimento e durarono fino al giorno 9, quando vi fu, da parte americana, una nuova richiesta di armistizio. Nella foto in alto a sinistra artiglieria ippotrainata americana si avvia al galoppo in postazione. Nella foto al centro a
sinistra un cannoncino anticarro americano appostato fra la vegetazione tropicale nella contesa penisola di Bataan. In basso a
sinistra le perdite americane furono gravissime. Oltre che dai feriti, gli ospedaletti da campo furono affollati dai malati di dissenteria e scorbuto. In alto a
destra una colonna motorizzata americana ripiega verso la costa. In basso a destra il gen. Mac Arthur, comandante superiore americano nelle Filippine, assieme al presidente filippino
Osmena. |
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Il bombardamento di Tokio
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| 18 aprile 1942. Una grossa formazione di bombardieri americani apparì di sorpresa nel cielo della capitale giapponese e scaricò sulla
città il suo micidiale carico di bombe. Fu un'impresa eccezionale, solo
che si pensi che le basi americane erano tutte, fuori del raggio di autonomia degli apparecchi e che
alle portaerei non era possibile avvicinarsi a meno di 600 miglia di distanza dalle
isole giapponesi. Infatti, per rendere possibile l'operazione, cui Washington
ammetteva una grande importanza morale, gli americani avevano dovuto imbarcare sulle portaerei (la « Hornet » e la « Enterprise ») i nuovi
apparecchi « B 25 » dell'Esercito, attrezzandoli perchè potessero decollare dai ristretti ponti di volo delle navi. E non basta:
l'ordine di operazione prevedeva che le portaerei, una volta lanciati gli apparecchi, si allontanassero a tutta velocità, senza attenderli di ritorno. I bombardieri, effettuato il
bombardamento su Tokio, dovevano tentare di raggiungere gli aeroporti della Cina di Ciang Kai Scek. Questa difficile operazione ebbe pieno successo. Le
portaerei, pur essendo state avvistate dai ricognitori giapponesi, non vennero attaccate poichè ritenute troppo distanti da terra per essere pericolose.
Sulla città, anzi, non fu nemmeno dato l'allarme. Qualche apparecchio, tuttavia, fu distrutto dalla caccia e dalla contraerea nipponica, mentre altri
andarono distrutti nel tentativo di atterrare fuori campo in Cina. In alto a
sinistra un bombardiere viene imbarcato sulla « Hornet » a Pearl Harbour.
In alto a destra il difficile decollo dei bombardieri per l'incursione su Tokio. Al
centro i « B 25 » sono sull'obiettivo e sganciano, al comando del col.
Doolittle. In basso due visioni delle distruzioni arrecate a Tokio. A sinistra, una foto di fonte americana. A
destra una foto di fonte nipponica. |
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