2a Guerra Mondiale 1942-8/A


La battaglia del mare di Giava


Inno Svezia 



7 marzo 1942. Vinta la battaglia navale di Giava, i nipponici poterono sbarcare indisturbati nell'isola. La prima operazione anfibia fu effettuata il 1 marzo in tre diversi punti della costa settentrionale: cioè a occidente e a oriente di Batavia, nonchè nei pressi di Rembang. Gli attacchi nipponici tendevano ad interrompere la ferrovia che attraversa in senso longitudinale la grande isola e a scardinare, con il sistema dei rifornimenti, l'intero sistema di difesa indo-olandese. Il colpo riuscì in pieno. Dopo due giorni di aspri combattimenti Batavia venne isolata ccmpletamente, mentre il 3 marzo veniva conquistata l'importante posizione di Bandoeng. Il giorno successivo era la volta dell'importantissima base aerea di Soerabaja, nella parte meridionale dell'isola, che venne occupata con l'ausilio di truppe paracadutate. Il 5 marzo, finalmente, cadeva Batavia. Ogni ulteriore resistenza sull'Asola sarebbe stata ormai impossibile. Sul mezzogiorno del 7 marzo infatti il gen. olandese Pregsmann, inviava parlamentari con bandiera bianca agli avamposti giapponesi e chiedeva un armistizio. I nipponici ribattevano imponendo la resa a discrezione e così la capitolazione di tutte le truppe olandesi della Sonda veniva firmata dal vice governatore Starkenborg. In una settimana s'era compiuto il destino di uno dei più grandi e più antichi imperi coloniali della storia, crollato come un castello di carta di fronte alla decisione dei soldati nipponici. Nella foto in alto i nipponici a Batavia, salutano le loto navi da guerra che entrano nel porto appena occupato. In basso una colonna giapponese in marcia nell'interno dell'isola.


Anche nella battaglia per la conquista delle Isole della Sonda, così come era avvenuto nella rapida marcia in Malesia, i nipponici dovettero affrontare disagi e difficoltà di ogni genere. Le asperità del terreno, la mancanza di strade, la temperatura tropicale e sovente l'inclemenza del tempo diedero molto filo da torcere alle colonne nipponiche che però superarono ogni ostacolo e seppero far valere, nei confronti degli indo-olandesi, non soltanto una netta superiorità di armamenti e di tecnica militare, ma anche un maggiore spirito combattivo. Nella foto in alto una colonna di artiglieria nipponica avanza sul terreno accidentato dell'isola di Giava. Nella foto in basso un mitragliere nipponico punta la sua arma su una postazione olandese.

La guerra sui mari




Nei primi mesi di guerra, come abbiamo visto, la situazione navale degli anglo-americani divenne quanto mai precaria, a causa delle gravissime perdite subite a Pearl Harbour, in Malesia e nel mare di Giava. Tuttavia gli americani reagirono con decisione, utilizzando al massimo la sola arma efficace di cui in quel momento disponevano: quella sottomarina. Sommergibili americani (e in un secondo tempo anche inglesi) furono sguinzagliati in tutto il Pacifico a caccia di navi e di trasporti giapponesi. Fu realizzato qualche successo, contro il traffico di rifornimento nipponico senza peraltro mettere in gravi difficoltà i convogli giapponesi che in quei giorni, solcavano i mari della Sonda. Nella foto in alto la base americana di sommergibili di Pearl Harbour. In basso una foto presa dal periscopio di un sommergibile americano: un trasporto nipponico centrato dai siluri, affonda.


8 aprile 1942. Nella foto in alto la fine di una portaerei inglese sorpresa dagli aerei giapponesi nel Golfo del Bengala. Si tratta della « Hermes », da 10.000 tonn., che era uscita da Ceylon, con due cacciatorpediniere di scorta, per contrastare l'azione della seconda flotta giapponese, comandata dall'amm. Kondo, la quale operava in forze nell'Oceano Indiano. Tre giorni prima la flotta inglese aveva perduto, sempre ad opera dell'aviazione avversaria, altre due navi, gli incrociatori « Cornwall e « Dorsetedre » da 10.000 tonnellate. Nella foto in basso un bel colpo del sommergibile americano « Wahu »: un cacciatorpediniere giapponese, centrato da un siluro, affonda in pochi minuti. E' da notare che, nei primi tre mesi di guerra, oltre ad un certo numero di trasporti, i giapponesi persero soltanto cinque cacciatorpediniere, due affondati dalle batterie dell'isola di Wake e tre dai sommergibili.


I giapponesi erano sbarcati nelle Filippine, chiave di volta dell'intero sistema difensivo americano nel Pacifico, il 13 dicembre. La loro offensiva aveva avuto fino dai primissimi giorni grandi successi. Da Lingayen, Batangas, Le gaspi, ecc. essi avevano infatti iniziato quell'azione concentrica che il 2 gennaio  li aveva portati alla conquista di Manila, capitale dell'arcipelago, e all'occupazione della baia di Cavite, sede della flotta americana nelle Filippine. Il comando delle truppe statunitensi si era cosi ridotto all'isola fortificata di Corregidor, posta all'imboccatura della baia di Manila, mentre le forze sfuggite all'accerchiamento si erano attestate nella penisola di Bataan e là tentavano una disperata resistenza. La cartina illustra lo sviluppo delle operazioni nipponiche nell'Isola di Luzon e nel resto dell'arcipelago filippino. Perchè il lettore possa apprezzare nel suo giusto valore la importanza delle conquiste giapponesi, è il caso di fargli rilevare che l'intero arcipelago misura 296.000 chilometri quadrati e che la distanza in linea d'aria dall'estremità settentrionale dell'arcipelago a quella meridionale è di circa 1500 chilometri. 


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