| LA RESA DI CORREGIDOR
Abbiamo seguito lo sviluppo della manovra
nipponica contro le posizioni continentali e insulari anglo-americane.
Abbiamo seguito i nipponici in Malesia fino alla presa di Singapore, in Birmania fino alla caduta di
Rangoon (avvenuta il 16 febbraio), nelle Filippina fino alla capitolazione di Manila (2 gennaio) e poi
nei numerosi sbarchi nelle isole della Sonda, nelle Palau, nelle Molucche, nelle Marianne, a Borneo,
Celebes, ecc. Altre clamorose imprese giapponesi: lo sbarco a Giava e l'investimento delle ultime
posizioni americane a Bataan e all'isola fortificata di Corregidor. Giava era difesa da settantamila soldati
indoolandesi e da circa quindicimila americani e britannici. A sostegno della grande isola, che per
popolazione e risorse è senz'altro la più importante dell'Indonesia, v'era anche una grossa formazione
navale, composta da incrociatori e caccia appartenenti a tutte le marine alleate. Fu questa
squadra, fra il 27 febbraio e il 1 marzo, a sostenere il primo urto con i giapponesi. Prima ancora, una
portaerei americana da 10 mila tonnellate, la « Langley », che trasportava velivoli da caccia e
da bombardamento a Giava, era stata affondata da aerei giapponesi. La battaglia navale del Mare di Giava ebbe
inizio il 27 febbraio 1941 quando, avvistata la forza nemica d'invasione,
composta da due grandi incrociatori, due incrociatori leggeri e quattordici
caccia, i quali scortavano un convoglio di oltre cento trasporti, la squadra
anglo-americana-olandese uscì da Surabaya per tentare di intercettare l'avversario. La prima nave ad essere colpita fu
l'« Exeter », un incrociatore britannico che aveva vittoriosamente combattuto nel 1939 contro la
corazzata tascabile tedesca « von Spee ». Poche ore dopo, colò a picco un caccia olandese, mentre
altri colpi andavano a segno sulle altri navi maggiori. Al calar della sera la situazione poteva
considerarsi disperata per la flotta alleata. Era stato distrutto un altro cacciatorpediniere (l'inglese
« Electra ») e quasi tutte le navi, assai malconce, avevano dovuto ridurre la velocità. Eppure,
mentre l'« Exeter » ripiegava su Surabaya, i quattro incrociatori superstiti, quasi senza protezione di
caccia, continuarono ad avanzare sul convoglio giapponese. Ma era in quelle condizioni, una vera
e propria corsa alla morte. Affondò un caccia inglese, poi fu la volta degli incrociatori « Java » e
« Ruyter », entrambi olandesi. Il giorno dopo le navi superstiti, che si erano
rifugiate nelle acque di Giava, venirono a loro volta colpite. L'« Houston » e il « Perth affondarono in
una mischia nello stretto della Sonda, mentre ancora cercavano di contrastare lo sbarco
giapponese. L'« Exeter », che tentava di salvarsi a Ceylon, fu affondato da navi ed aerei il 1 maggio.
Il disastro era stato grave: nulla più poteva opporsi alla conquista di Giava che avvenne in una
settimana, dal I marzo al 9 marzo, data della capitolazione senza condizioni delle forze olandesi.
Solo qualche reparto isolato, riuscì a resistere fino al 15 aprile nella zona centrale dell'isola.
Caduta Giava, i nipponici, che nel frattempo avevano ancor più allargato il raggio d'azione
delle loro truppe da sbarco occupando sistematicamente isole grandi e piccole in tutte le direzioni,
intensificarono gli sforzi per porre fine alla tenace resistenza americana nelle Filippine.
Com'è noto, gli americani, respinti dalle truppe da sbarco giapponesi, erano stati costretti ad
abbandonare Manila e Cavite e a restringersi nella penisola di Bataan, a nord della capitale. Qui si
erano apprestati ad una difesa ad oltranza, allestendo rapidamente un forte campo trincerato.
I giapponesi, con l'appoggio di poderose batterie piazzate fra le macerie di Cavite e di reparti
corazzati sopraggiunti dal Giappone, non ebbero difficoltà a rompere la prima linea americana.
Anche la resistenza degli uomini del generale Wainwright sulle posizioni arretrate non ebbe
miglior successo e, dopo sei giorni di disperata battaglia, gli americani, fiaccati anche da una grave
epidemia di scorbuto, dovettero chiedere la resa. Restava ancora Corregidor, un'isoletta
fortificata posta all'ingresso della Baia di Manila, che era la posizione più munita di tutte le Filippine.
Nell'isola, infatti, il genio americano aveva da anni stabilito una base formidabile, con casematte
blindate e un dispositivo di caposaldi in cemento armato collegati per via
sotterranea. Sbarramenti di mine, poi, rendevano particolarmente difficile
uno sbarco. Ma i nipponici, così come erano riusciti ad espugnare Singapore e Hong Kong, seppero
investire Corregidor che, in due giorni di combattimenti, fu costretta a chiedere la resa. L'attacco
fu un modello di audacia e di capacità combattiva. Lo stesso generale sconfitto, Wainwright, ebbe
per i nipponici parole di altissima ammirazione. Basti dire che per neutralizzare i campi minati i
giapponesi avevano costituito speciali reparti di 'uomini votati alla morte che si sacrificarono
tutti nell'impresa. A Corregidor e a Bataan, gli americani lasciarono nelle mani dei giapponesi oltre sessantamila
prigionieri e tutto il loro equipaggiamento. Alla cattura sfuggì invece Mac Arthur, col suo stato
maggiore. Egli aveva tempestivamente lasciato Luzon, onde assumere in Australia il comando
delle forze americane operanti nel Pacifico. Caduta Corregidor, sembrò che nulla più
potesse contrastare la espansione nipponica, anche perchè nel frattempo la flotta britannica aveva
subito altre dure perdite di fronte a Ceylon. Ma il bombardamento di Tokio, effettuato dagli aerei
lanciati dalle navi americane di stanza alle Haway, fu un campanello di allarme. L'impresa fece
comprendere allo stato maggiore del Tenno che il nemico, anche se gravemente colpito, non era
sconfitto. Dalla preoccupazione di accelerare i tempi e di sfruttare un'aleatoria superiorità
aeronavale tanto faticosamente ottenuta, nacque la battaglia del Mar dei Coralli, che vide di fronte,
per la prima volta nella storia, non già corazzate e incrociatori, ma navi portaerei. Lo scontro, se
non fu decisivo per le sorti della guerra segnò una svolta nella strategia navale, dimostrando l'importanza risolutiva delle portaerei, che da allora
divennero le protagoniste del conflitto nel Pacifico. Agli effetti immediati, la battaglia del Mar
dei Coralli provocò, con la rinuncia giapponese all'occupazione di Port Moresby, la prima battuta
di arresto nella travolgente espansione delle forze del Sole Levante, preludio all'anabasi che si
sarebbe conclusa con la capitolazione firmata tre anni dopo nella baia di Tokio.
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