2a Guerra Mondiale 1942-6/A


La guerra dei convogli


Inno Ghana 



La cartina mostra le possibilità offensive di Malta nei confronti del nostro traffico marittimo. Con aerei, sommergibili e navi di superficie i britannici possono battere, dall'isola, le rotte obbligate degli italiani. Alla minaccia di Malta s'aggiunge quella delle basi cirenaiche ed egiziane. I numeri 1, 2 e 5 indicano il raggio di azione degli aerei. Il n. 3 quello delle navi di superficie e il n. 4 le zone di agguato del sommergibili.

Con 1960 attacchi aerei in un solo mese (dal 21 gennaio al 24 febbraio) la nostra aviazione e il CAT misero Malta in condizioni critiche. I campi 
di aviazione dell'isola furono resi quasi impraticabili, perché il ritmo delle incursioni era tale che mancava il tempo di riempire i crateri formati 
dalle bombe. Il 23 febbraio, ad esempio, non un solo aereo potè decollare dai campi di Malta, mentre era in mare un formidabile convoglio italiano. 
Il 3 gennaio il vice ammiraglio Ford aveva scritto a Cunningham: « Ho rinunciato a contare il numero delle incursioni aeree. Il nemico intende 
proprio annientare il potenziale di Malta e mio malgrado debbo dire che vi riesce ». Questo spiega come la Marina potè portare in Africa diecine 
di convogli con perdite minime, quasi tutte dovute alle mine e ai sommergibili. Nelle foto convogli italiani in navigazione e sbarco di materiali.


23 gennaio 1942. Il ripiegamento delle truppe tedesche in Africa settentrionale, sotto la spinta delle armate del generale Auckinleck, si era appena concluso (il 17 gennaio aveva cessato la sua eroica resistenza il presidio dell'Halfaya al confine egiziano) quando improvvisamente i bollettini di guerra diffusero una strabiliante notizia: l'Asse aveva attaccato da El Agheila verso Agedabia. Sembrava una semplice azione locale, destinata a restare senza seguito. Infatti al Cairo il corrispondente dei « Times» scriveva: «Qui non si è disposti a concedere molta importanza a questa avanzata nemica ». Era invece l'inizio della quinta campagna libica, che ci avrebbe portato alla fulminea riconquista della Cirenaica. Nella foto in alto i comandanti dell'Asse: gen. Bastico e gen. Rommel. Nella foto in basso il generale britannico Auckinleck attorniato dal suo stato maggiore.

Ritorno a Bengasi



 

L'offensiva è nata da una geniale intuizione di Rommel. Il comandante dell'Afrika Korp ha compreso che il nemico è in crisi. Sa che le sue forze sono scaglionate in profondità e disorganizzate. Una puntata decisa, appoggiata dai carri italo-tedeschi può metterlo in rotta. Rommel, quindi, attacca. Il 23 gennaio gli inglesi, dopo una tenace resistenza, abbandonano Agedabia. Tre giorni dopo l'« Ariete » è a Msus. Il 28 viene raggiunta er Regima. Il 29 Bengasi è liberata per la seconda volta. I britannici, in fuga disordinata, abbandonano le officine mobili avanzate predisposte per loro carri, depositi di materiali d'ogni genere e numerosi prigionieri. Nella foto in alto Bengasi come apparve alle nostre avanguardie. In basso a sinistra prigionieri britannici catturati dai bersaglieri del 7°. In basso a destra un brigadiere dei carabinieri perquisisce un gruppo di prigionieri della 4a divisione indiana. Due brigate di questa unità scelta furono completamente annientate nei primi giorni di combattimento dai carri dell'« Ariete ».

1 febbraio 1942. Widkun Quisling assume la carica di capo dello stato norvegese, sotto l'egida germanica. Quisling, fondatore del partito « Nasional Samling », affine al nazismo, era stato ministro della difesa nazionale dal 1931 al 1933. Dopo lo sbarco tedesco s'era dichiarato disposto a collaborare con gli occupatori contro l'Inghilterra, da lui ritenuta la causa della rovina norvegese. Nella foto a sinistra Quisling (il secondo da destra) passa in rassegna un reparto di SS costituito da volontari norvegesi. Nella foto a destra la bandiera della legione SS Norge.


Churchill, malgrado i rovesci che si abbattono sull'Inghilterra é instancabile nell'organizzare la resistenza. Da Londra dirige con polso fermissimo la nazione in guerra, sovraintende al lavoro di organizzazione industriale, imposta un abile gioco politico sui neutri e interviene anche nelle questioni militari. Poi, in caso di necessità, si allontana dall'Inghilterra per una serie di contatti politici con gli alleati. Eccolo, nella foto, mentre pronuncia un discorso dinanzi al parlamento delle Bermuda, durante una visita nell'arcipelago per incontrarsi con Roosevelt.


3 marzo 1942. A Nairobi, prigioniero degli inglesi, muore il Duca d'Aosta. La fibra dell'Eroe dell'Amba Alagi era stata duramente intaccata dalle fatiche e dai disagi della guerra, stoicamente sopportati. In prigionia il male si aggravò rapidamente, anche per il pessimo clima della località ove il Vicerè era stato confinato dai britannici. Il Duca si spense serenamente, rivolgendo il suo ultimo pensiero alla Patria e ai suoi soldati. Nella foto ufficiali italiani danno al loro comandante l'ultimo saluto nel piccolo cimitero di Nyeri.


6 marzo 1942. Bombe inglesi su Parigi. La capitale francese, che era stata risparmiata dai tedeschi durante la loro rapida avanzata del maggio 1940, fu sottoposta, soprattutto nei quartieri industriali periferici, a forti bombardamenti da parte della RAF. Quello del 6 marzo 1942, che causò numerose vittime fra la popolazione civile e che colpi soltanto quartieri di abitazione, fu il primo di una lunga serie.

Lo scontro della Sirte




20 marzo 1942. Da Alessandria parte per Malta un convoglio di quattro piroscafi, richiesto con grande urgenza dall'isola bloccata.. Lo scortano due
formazioni navali composte di quattro incrociatori leggeri e dieci cacciatorpediniere al comando dell'ammiraglio Vian. Da Malta è uscito incontro al gruppo un altro incrociatore con un caccia. Dopo un giorno di navigazione un nostro sommergibile avvista la formazione. Esce allora da Taranto la « Littorio » (insegna del comandante in capo Jachino) con quattro caccia, mentre da Messina muovono incontro al nemico gli incrociatori « Gorizia », « Trento» e « Bande Nere » con altri quattro caccia. Scopo dell'operazione: tagliare agli inglesi la via di Malta. Fu uno scontro confuso, sia per le pessime condizioni del mare che rendeva ardui i movimenti delle navi e aleatorio l'effetto del tiro, sia per l'indubbia abilità con cui gli inglesi, inferiori per numero e potenza di navi, seppero manovrare con ampio uso di cortine fumogene, proteggendo il convoglio loro affidato. Mancò dunque il pieno successo che la nostra Marina si attendeva e quando, per il sopravvenire dell'oscurità, le nostre navi ruppero il contatto balistico, le navi britanniche poterono continuare la rotta verso Malta. Gli inglesi ebbero danneggiati dal nostro tiro un incrociatore (il «Cleopatra ») e i caccia «Havock », « Sikh », « Kingston » e « Lively ». Sulle nostre navi riuscirono a piazzare un solo colpo, che fece danni insignificanti a poppa della « Littorio ». Sulla rotta del ritorno, però, noi perdemmo i due caccia « Lanciere » e « Scirocco », affondati da un vero e proprio ciclone scatenatosi nella zona. Gli aerei, tuttavia, poterono colpire l'obiettivo mancato dalla Marina e in reiterati attacchi distrussero tutti i mercantili del convoglio, compresi i due ormai giunti a Malta. Del carico di 25 mila tonnellate solo 5.000 poterono essere scaricate. Nella foto in alto l'attacco di un aero-silurante britannico alla « Littorio ». In basso un trasporto britannico affondato dall'aviazione.


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