2a Guerra Mondiale 1942-6


Il dominio del cielo


Inno Jamaica 



Nei primi mesi del 1942 la flotta britannica, che dall'ardimento dei sommozzatori della « Decima Mas » era stata privata ad Alessandria delle due corazzate « Valiant » e « Queen Elizabeth », non usci in mare con formazioni importanti. Tuttavia, soprattutto lungo la costa libica, vi fu un intenso  pattugliamento di incrociatori e di cacciatorpediniere, a protezione dei convogli che rifornivano le truppe operanti in Cirenaica. Contro queste formazioni navali intervennero reiteratamente i nostri aero-siluranti, che andarono all'attacco con la consueta audacia. Le due foto di questa pagina illustrano una delle azioni in momenti particolarmente drammatici. In alto la pattuglia degli aerosiluranti è giunta nel cielo del convoglio e, inseguita dal tiro concentrato di tutte le armi di bordo, cerca di mettersi in posizione favorevole per l'attacco. In basso volando a poche diecine di metri sul mare, si va verso il nemico. Il capo pattuglia ha già sganciato (il siluro è visibile subito sotto l'aereo).


Il blocco di Malta in una cartina esplicativa. Due sono le direttrici dalle quali possono giungere all'isola i necessari rifornimenti: quella di Gibilterra e quella di Alessandria. I convogli in partenza dal Mediterraneo Orientale sono, nel primo tratto, sotto il controllo dei sommergibili dislocati di fronte ad Alessandria e degli aerei delle basi cirenaiche e cretesi. Nel secondo tratto, che è nel raggio d'azione delle navi di superficie, possono intervenire le nostre formazioni navali di Taranto e di Augusta. Infine, nelle acque dell'isola, sono ancora in agguato i sommergibili. Ancor più difficile e rischiosa, per i britannici, la rotta da Gibilterra. Per giungere a Malta, infatti, bisogna superare due strettoie, quella fra la Sardegna e la Tunisia e quella del Canale di Sicilia. Anche qui aerei, sommergibili e navi di superficie si alternano nell'attacco. Ad essi si aggiungono i MAS. Estesi campi minati riducono le possibilità di manovra dell'avversario. Il n. 1 contraddistingue la rotta delle nostre navi di superficie. Il n. 2 gli appostamenti dei sommergibili. Il n. 3 la zona di agguato dei MAS. Il n. 4 i campi di mine. Il n. 5 le zone degli attacchi aerei.


12 febbraio 1942. La situazione di Malta si è fatta critica. Nell'isola esistono riserve di carburante e di munizioni per poche settimane. Da Alessandria l'ammiraglio Cunningham organizza un grosso convoglio che tenterà di raggiungere Malta, mentre da La Valletta usciranno le unità dislocate nella base che, ormai localizzate dalla nostra aviazione, corrono il rischio di essere distrutte in porto, come era avvenuto al caccia a Maori, saltato in aria e affondato nel Grand Harbour. Lo scacco britannico è cocente. Malgrado la scorta di un incrociatore e di sette caccia partita da Alessandria e all'appoggio di un incrociatore e di sei caccia partiti da Malta, non uno dei tre grossi piroscafi riesce a giungere nell'isola bloccata, vengono affondati uno dopo l'altro dalla nostra aviazione e anche la scorta subisce gravi danni. Nella foto un incrociatore britannico si nasconde dietro ad una cortina fumogena per sfuggire all'attacco di un caccia-bombardiere italiano.

Ali infrante




Due drammatiche fotografie di fonte inglese sugli attacchi italiani ai convogli diretti a Malta. Nella foto in alto un incrociatore britannico colpito a poppa da una bomba d'aereo. La precisione del tiro dei nostri aerei fu più volte lodata dall'ammiraglio inglese Ounningham. Da notare l'intensità
del tiro contraereo. In basso la grande fumata di sinistra è quella di un nostro 8.79 abbattuto dalla contraerea ed esploso in mare.

Nelle due sequenze, la fine di due aerei italiani. A sinistra un 5.79 viene avvistato da un incrociatore contraereo inglese. Si avvicina, sorvola la
unità nemica (è visibile, sotto la fusoliera, il siluro), e punta direttamente sulla nave più grande del convoglio. Ma in questa fase dell'attacco la
contraerea lo colpisce e l'aereo si inabissa in mare. A destra l'ammaraggio di fortuna di un ricognitore. Dall'alto in basso l'aereo ha appena
toccato l'acqua; nell'impatto ha messo il muso in basso; rischia di capottane; la fine dell'avventura: un caccia inglese raccoglie i superstiti.

 

Il blocco di Malta, effettuato con notevoli forze aero-navali, non mancò di dare i suoi frutti. Le nostre perdite, per un lungo periodo di tempo, furono molto basse. In qualche caso, addirittura, mancò ogni iniziativa di attacco da parte britannica. Ad esempio, il 3 gennaio un grossissimo convoglio potè raggiungere Tripoli senza il minimo disturbo dell'aviazione inglese. L'ammiraglio Cunningham nota melanconicamente nel suo libro che fu « una triste storia », resa possibile dal fatto che in quel momento a Malta vi era un solo aereo adatto alla ricognizione. Così Rommel e Bastico poterono accumulare, fra Tripoli e El Agheila, le forze per l'imminente controffensiva. Nelle foto in alto a sinistra da un convoglio tedesco si sbarcano a Tripoli carri armati e cannoni per l'Afrika Korp. In basso a sinistra un grande convoglio con truppe tedesche a bordo in navigazione a sud est di Pantelleria. In alto a destra un carro armato tedesco viene deposto dalla gru sulla banchina di un porto libico. In basso a destra due grossi mercantili carichi di rifornimenti navigano in linea di fila scortati da presso da navi italiane.

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