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2a Guerra Mondiale 1942-5/A |
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Inno St. Kitts Nevis |
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La
riconquista della Cirenaica |
![]() I primi mesi del 1941 furono utilizzati da parte italiana in due grosse operazioni collegate: il blocco dell'isola di Malta e la riconquista della Cirenaica, perduta appena un mese e mezzo prima per la seconda offensiva britannica. La prima operazione era, ovviamente, una necessaria premessa alla seconda, nella quale i comandi dell'Asse riponevano grandi speranze. Infatti, solo neutralizzando la poderosa base aero-navale britannica, sarebbe stato possibile far giungere in Libia le truppe, le armi e i rifornimenti che Rommel e Bastico giudicavano indispensabili per una ripresa offensiva in grande stile contro le armate di Auckinleck. Nella cartina la zona delle operazioni per la riconquista della Cirenaica. |
| LA RICONQUISTA DELLA
CIRENAICA
Il sorprendente, fulmineo attacco che fra 11-22 gennaio e il 4 febbraio portò le truppe di
Rommel e di Bastico da Agedabia ad Ain-el-Gazala, aprendo la via ad impensabili sviluppi offensivi
di immenso rilievo strategico, è considerato dai critici militari come un autentico capolavoro di
audacia, di perizia tecnica e di abilità manovriera. Effettivamente, considerando che le armate
italo-tedesche si erano da poco fermate al confine fra Cirenaica e Tripolitania, dopo aver
arretrato per centinaia di chilometri sotto la spinta delle divisioni corazzate di Auckinleck, c'è ben
materia di stupore e di ammirazione. Da un esercito che, sia pure con perdite relativamente non
elevate, era appena uscito da una ritirata che ne aveva messo in crisi l'impalcatura logistica e
organizzativa, non ci si poteva attendere, nella migliore delle ipotesi, che deboli puntate
controffensive di alleggerimento. Questo fu, del resto, l'errore britannico. Il comando di Auckinleck,
all'annuncio dell'attacco sottovalutò le possibilità italo-tedesche. Ritenne cioè che ci saremmo
fermati da soli e non prese (o prese troppo tardi) le necessarie misure.
Il primo, strabiliante balzo portò Rommel in sette giorni a Bengasi. Furono giorni di
trepidazione. Se infatti al Cairo non s'erano ancora ben resi conto della situazione, anche al comando di
Misurata qualcuno temeva che « il pazzo tedesco » fosse andato a ficcarsi in una trappola
mortale e che le nostre forze mobili avrebbero duramente scontato l'incauta
penetrazione. Ma fu un momento assai breve di incertezza. Quando la temuta reazione inglese non venne, quando anzi
ci si accorse che i britannici avevano completamente perduto la testa e che solo in fretta e
furia avevano potuto sistemare a difesa una linea dinnanzi a Tobruk, anche coloro i quali avevano
tentato di trattenere le fanterie sulle posizioni di partenza per non comprometterle nella
manovra dei carri e delle divisioni celeri, si trasformarono in fautori dell'attacco ad oltranza.
E così, dopo la necessaria sosta sulle posizioni raggiunte col primo balzo, per consentire una
accurata organizzazione dei servizi logistici di retrovia, l'afflusso dei rifornimenti e dei rinforzi
dalla Madre Patria e lo stabilirsi di campi di aviazione avanzati, il 26 maggio ebbe inizio, col
consenso di tutti i comandi e fra l'entusiasmo delle truppe, l'attacco decisivo alle posizioni
britanniche. Il fulcro della difesa nemica era Bir Hacheim, una posizione che era stata poderosamente
munita e di fronte alla quale si infransero per molti giorni gli assalti delle nostre truppe. Anche
avvolta da tergo dai carri dell'« Ariete », la fortificazione, tenuta da reparti della Legione
Straniera francese, aveva continuato a resistere e a rendere impossibile, per la latente minaccia che
avrebbe rappresentato per le divisioni operanti nel sud cirenaico, ogni ulteriore
penetrazione. Durante la battaglia di Bir Hacheim si temette, anzi, che l'offensiva si fosse
definitivamente arenata o, quanto meno, che le nostre forze avrebbero subito un logoramento tale da non
essere poi in grado di proseguire nell'azione. Erano timori infondati. Il 10 giugno Bir
Hacheim, giunta all'estremo, capitola e nei quattro giorni successivi Rommel può sviluppare, senza
più il pericolo d'essere attaccato alle spalle, una magistrale manovra che lo porterà alla quasi
completa distruzione delle forze corazzate britanniche, cadute in una trappola infernale
creata con uno schieramento di semoventi e di panzer. E' il 14 giugno. Rommel ha via libera verso il
confine egiziano e si lancia all'inseguimento delle superstiti forze di Auckinleck, di un generale,
cioè, troppo mediocre per reggere alla prova contro un autentico genio militare. Contro chi fu
definito, dai suoi stessi avversari, « La volpe del deserto ». Si inizia così l'investimento di Tobruk, della
piazzaforte in cui s'erano asserragliati, come già l'anno precedente, oltre
trentacinquemila soldati britannici, ben armati e bene attestati su posizioni già collaudate in un lungo assedio.
Ma questa volta, malgrado gli sforzi della marina britannica, malgrado l'appoggio dell'aviazione, la resistenza viene stroncata in breve volgere
di giorni. Anzi, in meno di una giornata di effettiva battaglia. Il 19 Rommel ha ritirato dal
confine egiziano le sue tre divisioni corazzate per attaccare Tobruk. La sera del 20 la piazzaforte
ha già firmato la capitolazione. La campagna cirenaica è finita. Comincerà,
fra poco, quella egiziana che porterà le truppe italiane e tedesche quasi in vista di
Alessandria, la meta agognata dietro alla quale sorride la vittoria. |
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| 17 gennaio 1942. I britannici tentarono con convogli veloci, di rifornire Malta. I convogli
vennero intercettati dagli aerei italiani e da quelli del Corpo Aereo Tedesco. Su quattro navi inviate da Alessandria, soltanto due riuscirono a raggiungere La Valletta. Il 17 gennaio il cacciatorpediniere « Gurkha » fu silurato da un sommergibile e spaccato in due. Uguale sorte toccò ad opera di un bombardiere tedesco, ad un grosso mercantile. Più fortunati furono altri convogli inviati successivamente. Ma si trattava di gocce d'acqua date ad un assetato. Malta, per sopravvivere e per continuare ad essere una base aero-navale aveva bisogno di molto di più. Nella foto in alto a sinistra i caccia di scorta alle petroliere britanniche cercano di sottrarsi zigzagando al bombardamento aereo italo-tedesco. Nella foto al centro a sinistra inseguito dalle bombe il mercantile avanza a tutta forza, ma la sua sorte è segnata. In basso a sinistra la bomba è andata a segno. Il mercantile brucia, ormai abbandonato al suo destino dall'equipaggio. In alto a destra un trasporto carico di munizioni è saltato in aria. In basso a destra la rotta da Alessandria a Malta è segnata dalle bombe. Questa fotografia è stata scattata dopo che il carico è stato sganciato sull'obiettivo. |
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