2a Guerra Mondiale 1942-38


L'avanzata Inglese


Inno Nigeria 


 

Quando l'« 8 » Armata inglese iniziò il suo attacco alle tormentate posizioni dell'Halfaya che già avevano visto l'eroica resistenza degli italiani nel 
1940, noi potevamo opporre alle quattro divisioni motorizzate e alle due divisioni corazzate britanniche meno di tre divisioni, appoggiate da pochissimi carri italiani. L'apporto tedesco era appena di una debole divisione. Per giunta le nostre truppe erano in gran parte in via di riorganizzazione e per essersi ritirate dalle posizioni tenute in territorio egiziano e per essere affluite d'urgenza dalla Tripolitania. Rommel, malgrado le sollecitazioni che gli venivano da Roma, ritenne che irrigidirsi sul confine egiziano in quelle condizioni sarebbe stato un suicidio. Quindi, dato ordine al grosso delle sue truppe di ritirarsi ancora verso occidente, tenne le posizioni solo con un debole velo protettivo. Questa decisione significava l'abbandono della Cirenaica, poichè la possibilità di avanzare nel Gebel cirenaico e quindi di minacciare d'accerchiamento le truppe che si fossero eventualmente attardate nei centri costieri, da Tobruk a Bengasi, rendeva pericolosa e inutile la difesa della regione. Nella foto in alto durante la battaglia fanti britannici hanno trovato provvisorio riparo dietro il relitto di un carro armato tedesco. In basso a sinistra un bombardiere britannico martella senza tregua una colonna italiana in ritirata. In basso un carro armato germanico in fiamme, dopo una incursione avversaria.



Mentre le truppe italo-tedesche tenevano il ciglione dell'Halfaya, il grosso dell'armata si ritirava rapidamente sulla nuova linea di resistenza che era stata predisposta dai nostri comandi. Fu un ripiegamento ordinato, nel corso del quale fu possibile salvare il grosso dei magazzini e dei depositi. Purtroppo la deficenza di automezzi che travagliava le truppe italiane rendeva inutili gli sforzi di tutti. Vi furono anzi, come già, era avvenuto nella prima, fase del ripiegamento, degli incidenti con i germanici i quali invece abbondavano di mezzi motorizzati. Tuttavia, per le condizioni in cui si svolse, la ritirata fu abile e ben diretta. Se vi fossero stati ritardi, se vi fossero state incertezze e confusione, la campagna in Africa Settentrionale si sarebbe conclusa ben prima e in condizioni assai più disastrose. Anche l'aviazione, che pure era sotto l'incessante martellamento di un nemico infinitamente superiore, potè sgomberare i suoi campi avanzati con perdite relativamente modeste. In totale, però potevamo dispone, a pochi giorni dall'inizio dell'offensiva nemica, solo di una quarantina di aerei italiani e di una cinquantina di aerei tedeschi dei vari tipi, contro non meno di un migliaio di apparecchi nemici. La caccia compi prodigi di valore. Nella foto in alto i britannici hanno ammassato in un unico punto i relitti degli aerei tedeschi distrutti. In basso due manifestini disfattisti lanciati da aerei britannici alle spalle dei nostri schieramenti.


Dopo qualche giorno di lotta, al comando italo-tedesco apparve chiaro che le forze disponibili erano assolutamente insufficienti a tenere la linea sul confine egiziano. Perciò fu abbandonata ogni ulteriore velleità di resistere all'Halfaya e venne senz'altro ordinata la ritirata verso la Sirte, ove nel frattempo, con tutti i mezzi disponibili, era stata allestita una linea di difesa. I britannici dilagarono così ancora una volta e purtroppo senza speranza di rivincita da parte nostra, nella Cirenaica. Città care al cuore di tutti gli italiani, che erano costate sudore e sangue, furono abbandonate una dopo l'altra. Cadde Bardia (12 novembre) che era stata teatro di una epica resistenza nel dicembre 1940. Anche Tobruk fu abbandonata al nemico, dopo che i depositi più preziosi erano stati sgomberati e dopo che squadre di pionieri avevano completato le distruzioni di due anni di continui bombardamenti. Nella foto in alto gli inglesi entrano a Bardia. Nella foto al centro quadro di desolazione a Tobruk rioccupata dai britannici. In basso nella profonda rada di Tobruk, ove negli ultimi mesi avevano approdato numerosi convogli italiani, un cimitero di relitti. 


<< precedente 1942 successiva >>

1 1a 1b 2 2a 2b 3 3a 4 4a 5 5a 6 6a 7 7a 8 8a 9 9a 10 10a 11 11a 11b 12 12a 12b 13 13a 14 14a

15 15a 15b 16 16a 16b 17 17a 18 18a 19 19a 20 20a 20b 21 21a 21b 22 22a 23 23a 23b 24 24a 25 25a 25b 26 26a 27 27a

28 28a 28b 29 29a 30 30a 30b 31 31a 32 32a 33 33a 33b 34 34a 34b 35 35a 36 36a 37 37a 38 38a
                                                             
 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.