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2a Guerra Mondiale 1942-37 |
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Inno Monaco |
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La perdita dell'Africa |
![]() La battaglia di El Alamein segnò la fine della potenza militare italiana in Africa Settentrionale. Da allora, infatti, malgrado alcuni generosi tentativi di resistenza, le truppe dell'Asse dovettero ripiegare continuamente, in una ritirata durata quasi tre mesi, prima dalla fatale stretta egiziana al confine cirenaico, poi da quello cirenaico a quello tripolino. Infine, persa la Libia, gli italo-tedeschi passarono in Tunisia dove organizzarono, contro le forze anglo-americane riunite, l'ultima disperata battaglia. Nella cartina è segnata la via della ritirata in Africa Settentrionale. |
| LA PERDITA DELL'AFRICA
Quando, il 4 novembre 1942, le truppe italo-tedesche iniziarono il ripiegamento da El Alamein,
comandi sapevano che ben difficilmente sarebbe stato possibile ricostituire una linea efficente,
capace di fermare le divisioni corazzate britanniche. Infatti i corpi d'annata che avevano
sostenuto la durissima battaglia erano stati pressoché annientati. Fino all'ultimo avevano resistito sul
posto, malgrado i massicci bombardamenti aerei, l'ossessionante martellamento dell'artiglieria
nemica, le ondate di carri armati che si succedevano una dopo l'altra. Perciò quando Rommel
diede l'ordine di ritirata, a muoversi furono non già divisioni ma, brandelli di divisioni. E
mancavano all'appello la « Folgore », che si era sacrificata al completo, la « Trieste » che aveva tenuto
la linea fino all'estremo, l'« Ariete », che con gli |
La disperata resistenza Italiana
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| Il 5 novembre nel tentativo di sottrarre alla morsa nemica i resti dello
« Africa Korps » e della « 90a » divisione leggera che avevano
valorosamente combattuto ad El Alamein, Rommel diede alle sue truppe l'ordine di
ritirarsi sulle posizioni arretrate di Fuka. Si sperava, in quella zona, di
poter riorganizzare le forze italo-tedesche prima che il nemico fosse in
grado di sfruttare il successo di El Alamein. Ma ben presto tale piano si
rivelò illusorio. I brandelli di divisioni che erano riusciti a salvarsi ad El
Alamein non erano assolutamente in grado di resistere alla formidabile pressione nemica che, lungi dall'esaurirsi, s'andava facendo ogni giorno
più violenta. In alto a sinistra lo stato maggiore italo-tedesco che diresse
la ritirata da El Alamein. A sinistra il maresciallo Bastico, a destra il
maresciallo Rommel. Al centro a sinistra artiglierie e semoventi della
Africa Korps schierati davanti a Fuka. In basso un fortino nel deserto
tenuto da soldati tedeschi. In alto a destra carri armati germanici
affluiscono verso la linea del fuoco. Sullo sfondo, l'arco dei Filerai sulla via
Balbia. In basso a destra un bombardiere inglese abbattuto dalla nostra caccia. |
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| Due giorni dopo l'inizio della ritirata da El Alamein e dopo i primi
combattimenti a Puka, apparve chiaro che non solo era persa ogni speranza di fermare il nemico su posizioni arretrate in Egitto ma che sarebbe stato anche assai difficile bloccarne l'avanzata sulla linea Sollurn-Sidi Omar-Halfaya, ove i nostri comandi andavano ammassando tutte le truppe
disponibili. Perciò in fretta e furia si decise di organizzare una seconda
linea di resistenza ad El Agheila, ove già una volta si era esaurita la spinta offensiva nemica. Intanto, però, le retroguardie italo tedesche
continuavano a combattere valorosamente, contrastando passo passo l'avanzata della « 8a » Armata britannica. In alto a
sinistra nelle loro postazioni scavate fra la sabbia e la roccia desertica, gli italiani attendono l'attacco. Al
centro a sinistra una sentinella di guardia ad un campo d'aviazione
italiano. Da notare la zanzeriera che protegge il soldato. In basso a
sinistra aerei da trasporto e da bombardamento tedeschi in un campo di fortuna nei pressi di Bengasi. In alto a
destra Rommel, accompagnato da un generale italiano, durante un'ispezione alle truppe combattenti. Al centro a
destra guastatori in azione. In basso un ospedaletto da campo è stato mitragliato dall'aviazione nemica. Gli ufficiali constatano i danni. |
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