
Uno dei momenti più tragici della ritirata dal Don fu la marcia su Nikitowka delle divisioni alpine. Quei magnifici reparti dovettero aprirsi la via
combattendo quasi di continuo contro grosse formazioni sovietiche appoggiate da numerosi carri armati e contro insidiosi nuclei di partigiani.
Però solo la « Tridentina » ebbe fortuna e riuscì a raggiungere la nuova
linea, portandosi dietro quasi quarantamila ungheresi e tedeschi che ad
essa s'erano aggregati. Le altre divisioni, uno dopo l'altra, furono
accerchiate , dopo durissimi combattimenti, pressoché annientate. Dopo il
combattimento prima ancora di iniziare le terribili, spesso mortali marce verso
i campi di prigionia, le brutalità delle truppe sovietiche si accanì contro
uomini inermi. Un solo esempio vale per i numerosi casi identici. Il 21
gennaio 1943, circa 400 alpini, tutti feriti, del «9° Rgt. », Divisione «Julia »,
furono passati per le armi nel « Kolkoz Stanno », un gruppo di fattorie nelle
quali i nostri eroici soldati avevano opposto una leggendaria resistenza ai
sovietici. I superstiti, salvo rarissime eccezioni, finirono nei famigerati
campi di concentramento sovietici. Le battaglie più sanguinose furono
combattute a Nikolajewska, fortemente tenuta dai russi, ove il « 5° » e il « 6° »
reggimento alpini si aprirono un varco con le sole bombe a mano e con incessanti assalti alla baionetta, poiché le munizioni erano finite. Nella
foto in alto le colonne in ritirata procedono lentamente nella neve. Sui
fianchi hanno preso posizione dei pezzi anticarro. In basso si cammina nella
tormenta. Sopra le divise, stracci di ogni genere per proteggersi dal freddo.
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