2a Guerra Mondiale 1942-35


La resistenza Italiana


Inno Siria 






Alcuni generali dell'ARMIR. A sinistra il Generale Gariboldi, comandante dell'Armata fu un valoroso e colto ufficiale che ebbe la sfortuna di dover subire le conseguenze di errori dì valutazione non suoi. Il Gen. Zingales, che aveva sostituito il Gen. Messe al comando del glorioso CSIR, impegnato duramente dai russi seppe resistere oltre ogni speranza e salvare buona parte delle sue truppe. Il Gen. Reverberi, decorato di Medaglia d'Oro al V. M., convalidante della « Tridentina » che a Nikolajevka, dall'alto di un carro armato guidò personalmente i superstiti della sua divisione, rompendo di slancio l'accerchiamento delle truppe russe. Il Generale Battisti, comandante della « Cunense », caduto prigioniero dei sovietici, dopo  una disperata lotta e il Gen. Ricagno, comandante della « Julia », anch'esso prigioniero in Russia fino al 1954, insieme ad altri ufficiali.

Alcune immagini della battaglia invernale in Russia. In alto a sinistra uno degli alianti tedeschi, con i quali saltuariamente furono rifornite le nostre truppe, sorpassato dalle colonne in marcia. In alto a destra da una colonna di autoambulanze i feriti vengono trasbordati su un treno ospedale e di qui riportati in patria. In basso a sinistra solo con le slitte sono possibili i trasporti di viveri e munizioni. In basso a destra uno dei MAS italiani operanti sul Ladoga, nella morsa dei ghiacci. Le unità furono cedute alla Finlandia, dopo il crollo del nostro fronte in Russia.


Il più forte attacco fu sferrato dai sovietici nel settore del fronte tenuto dal « 2° Corpo di Armata ». Questa unità era costituita dalla Divisione « Cosseria » e dalla Divisione « Ravenna », rinforzate dal 318° » reggimento germanico. Era schierata, pressocchè senza riserve, su ben 52 chilometri di fronte. Più che di una linea difensiva si trattava quindi di un leggero velo di truppe, con battaglioni distesi a tenere fino a dieci chilometri. Contro di noi, invece, i sovietici avevano ammassato 7 divisioni di fanteria e un corpo corazzato di 6 brigate. In totale 79 battaglioni russi contro 19. In queste condizioni, data anche la superiorità dei sovietici in fatto di armamento, l'esito della lotta non poteva essere dubbio. Eppure il « 2° Corpo d'Armata » tenne dure per oltre una settimana, compiendo prodigi di valore. Nella foto in alto i nostri fanti hanno costituito, fra le rovine di un'isba, un caposaldo di resistenza. Di fronte i reticolati sono uno schermo irrisorio per gli attacchi dei carri armati sovietici. Al centro nella neve ghiacciata e compatta sono state scavate le trincee. Ma combattere in tali condizioni è un supplizio. I congelati si conteranno a migliaia. In basso la nostra artiglieria spara con tutti i suoi mezzi contro le preponderanti divisioni corazzate sovietiche che avanzano a ondate successive.

L'opera dell'aviazione




Il comportamento dell'aviazione durante la battaglia invernale e la ritirata fu superiore ad ogni elogio. I pochi apparecchi che formavano il corpo aereo italiano in Russia si alzarono in volo anche in condizioni meteoreologiche proibitive, cooperando con le truppe di terra nella disperata difesa della linea del Don. La ricognizione fu onnipresente, e rese possibile il ricongiungimento e la salvezza di molti reparti rimasti isolati nella steppa durante la ritirata. La caccia impegnò in dure battaglie il nemico, abbattendo numerosi apparecchi. Essa, trasformandosi in aviazione da combattimento riuscì anche a neutralizzare in molti casi gli attacchi dei carri armati sovietici alle nostre colonne. L'aviazione da bombardamento, per parte sua, effettuò numerose missioni contro il nemico, rallentandone notevolmente l'avanzata. Nella foto in alto un apparecchio da bombardamento parte in missione dal campo di Woroscilovgrad. Nella foto in basso aerei su un campo di fortuna per evitare i danni dell'intensissimo gelo, i motori si incappucciavano con numerose coperte imbottite. a di avviarli in missione era però necessario ugualmente riscaldarli.


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