2a Guerra Mondiale 1942-34/B


La resistenza Italiana


Inno Barbados 



L'ARMIR, che era comandato dal Generale Gariboldi, aveva già sostenuto, alla metà di novembre, una dura battaglia difensiva contro imponenti forze sovietiche. Aveva resistito con il consueto valore, malgrado la sproporzione numerica e respinto, a prezzo di gravi perdite, gli attacchi nemici. L'offensiva sovietica si ripetè il 12 dicembre, ancora più poderosa, nel quadro della grande battaglia iniziatasi a Stalingrado. I russi, nel momento in cui attaccarono le nostre divisioni, erano già riusciti ad isolare la «6' Armata » tedesca a Stalingrado, a respingere la «4' Armata» tedesca verso Rostov e a scardinare le resistenze della « 3' Armata» romena che teneva il fronte sulla destra dello schieramento dell'ARMIR. La situazione delle nostre divisioni era quindi quanto mai precaria poichè tutto il fronte era in movimento e le infiltrazioni sovietiche numerose. Nella foto in alto fanti della « Ravenna » al contrattacco. In basso lanciafiamme snidano i sovietici da un'isba occupata dopo dura lotta.

Tenacissima fu anche la resistenza del «35° Corpo d'Armata » composto dalla Divisione « Pasubio », dalla Divisione « Cosseria » e da un reggimento di fanteria germanico. Questa unità, egregiamente comandata (tal generale Zingales, tenne il fronte malgrado i massicci attacchi nemici, dall'11 al 18 dicembre, sopratutto grazie all'eroismo delle Camicie Nere del Raggruppamento « 3 gennaio » che si fecero quasi tutte uccidere sul posto e decise ripiegamento solo quando la situazione s'era fatta ormai drammatica per le infiltrazioni nemiche a tergo delle nostre posizioni. Non meno eroica la resistenza del «29° Corpo d'Armata », composto dalla Divisione « Torino », dalla Divisione « Celere » e dalla Divisione « Sforzesca ».  Questa unità si trovò, fin dall'inizio della battaglia, in una situazione assai difficile, poichè alla sua destra erano già state sfondate le linee della « 3° Armata » romena e quindi i sovietici dilagavano incontrastati verso le retrovie, minacciando le nostre truppe di accerchiamento, Anche il « 29° Corpo d'Armata », come il « 2° » e il « 35° », venne ben presto costretto a ritirarsi, onde evitare una totale distruzione. In alto a sinistra anche nell'era della meccanizzazione il mezzo più sicuro, specialmente per la penuria di carburante, è il carro a cavalli, che si dimostrerà prezioso durante la ritirata. Al centro a sinistra tra l'imperversare delle bufere di neve è necessario un continuo, duro lavoro per tenere sgombre le strade e consentire lo sgombero delle divisioni in ripiegamento. In basso a sinistra il caposaldo, accerchiato da ogni parte, resiste ancora. In alto a destra l'ordine è di non mollare per consentire al grosso delle truppe di ritirarsi. Questo mortaio sparerà sul nemico fino all'ultimo proiettile. In basso la lotta eroica delle retroguardie: accanto al camerata caduto una Camicia Nera continua a tener testa alle ondate offensive del nemico avanzante.



Le condizioni ambientali nei giorni della durissima e disperata battaglia erano proibitive. La temperatura oscillava fra i sedici e i trenta gradi sotto zero. Frequenti e terribili erano le bufere di neve. Durante la notte era pressoché impossibile vivere e combattere all'aperto. Bisognava appoggiarsi alle isbe sparse per la campagna, anche a rischio di cadere in un'imboscata nemica. Il freddo era così intenso che spesso le mitragliatrici si inceppavano perchè s'era congelato l'olio antigelo. Tuttavia le nostre truppe tennero la linea oltre ogni speranza, opponendosi per giorni e giorni alle ondate d'assalto nemiche. Nella foto in alto una mitragliatrice piazzata nella stalla di un'isba. In basso a sinistra si combatte nel recinto di una fattoria. In basso a destra la postazione sovietica è in fiamme. Ancora una volta la penetrazione nemica è stata contenuta.

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