2a Guerra Mondiale 1942-33/A


La riscossa Sovietica


Inno Honduras 



19 novembre 1942. Sul fronte di Stalingrado ha inizio la massiccia offensiva sovietica. I russi, mentre tenevano impegnate tra le macerie della città, le unità della « 6` Armata » tedesca, avevano ammassate dietro il Volga in gran segreto, nuove divisioni fresche, giunte dai campi di addestramento degli Urali e della Siberia. Si trattava di una massa imponente, equipaggiata con carri armati di tipo nuovo e fortemente dotata di artiglierie e automezzi, con massicce aliquote di quei lanciarazzi « Katiuscia » che già nei mesi precedenti avevano dimostrato la loro efficacia bellica e il loro effetto psicologico. Il comando di Mosca, pur sapendo di correre un rischio mortale, non aveva voluto impegnare queste truppe nemmeno nelle condizioni più critiche, quando la resistenza era affidata ai resti di armate provatissime. Aveva quindi negato ostinatamente ai comandanti di armata e di divisione i rincalzi richiesti, aveva emanato ordini severissimi contro chi cedesse terreno senza combattere, aveva disposto che ogni Unità in linea reggesse fino all'ultimo uomo e all'ultima cartuccia ma non aveva mollato. Quelle truppe erano la sua riserva strategica, la sua arma segreta per combattere il nemico. Occorreva usarle in massa, nel modo migliore, al momento opportuno. E il momento venne quando i tedeschi prolungarono incautamente l'offensiva su Stalingrado oltre il limite stagionale previsto, trovandosi alle soglie di un precoce inverno su posizioni non assegnate dal punto di vista difensivo e con un grosso saliente come quello di Stalingrado, esposto ad un attacco concentrico. Nelle tre foto della pagina, un panorama della preparazione sovietica nel settore aereo. In alto aerei da caccia e da bombardamento ammassati in un campo d'aviazione nelle retrovie del fronte. Al centro aerei da caccia « Yak ». In basso bombardieri in volo sulle linee tedesche.


Il primo attacco sovietico si sviluppò nel settore a sud-est di Stalingrado, tenuto dalla quarta armata corazzata tedesca. Si trattò di un vero uragano di ferro e di fuoco scatenato da imponenti masse carri armati con il massiccio appoggio dell'artiglieria. I tedeschi, pur logorati dalle precedenti battaglie, pur sistemati su posizioni difficilmente sostenibili, tennero duro per qualche giorno ma poi cedettero di schianto, ritirandosi precipitosamente verso ovest. La situazione apparve subito gravissima, poiché veniva così ad essere scoperto il fianco destro della « 6° Armata » inchiodata a Stalingrado. Molti generali consigliarono Hitler di ordinare la ritirata generale, per salvare l'armata, ma il Fuhrer si oppose, era certo di poter ristabilire le sorti della battaglia con l'afflusso di qualche divisione sottratta dai settori più tranquilli del fronte. Nella foto in alto "Katiusce" russe in azione. Al centro i nuovi carri armati sovietici tipo « Stalin » avanzano nella steppa portando a bordo nuclei di assaltatori. In basso fanterie sovietiche attaccano, nonostante la pronta reazione germanica, un nido di resistenza tedesco in una boscaglia nei pressi di Kalach.


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