

19 novembre 1942. Sul fronte di Stalingrado ha inizio la massiccia offensiva sovietica. I russi, mentre tenevano impegnate tra le macerie
della città, le unità della « 6` Armata » tedesca, avevano ammassate dietro il
Volga in gran segreto, nuove divisioni fresche, giunte dai campi di
addestramento degli Urali e della Siberia. Si trattava di una massa
imponente, equipaggiata con carri armati di tipo nuovo e fortemente dotata
di artiglierie e automezzi, con massicce aliquote di quei lanciarazzi «
Katiuscia » che già nei mesi precedenti avevano dimostrato la loro efficacia
bellica e il loro effetto psicologico. Il comando di Mosca, pur sapendo di correre un rischio mortale, non aveva voluto impegnare queste
truppe nemmeno nelle condizioni più critiche, quando la resistenza era
affidata ai resti di armate provatissime. Aveva quindi negato ostinatamente
ai comandanti di armata e di divisione i rincalzi richiesti, aveva emanato ordini severissimi contro chi cedesse terreno senza combattere, aveva
disposto che ogni Unità in linea reggesse fino all'ultimo uomo e all'ultima
cartuccia ma non aveva mollato. Quelle truppe erano la sua riserva
strategica, la sua arma segreta per combattere il nemico. Occorreva usarle in
massa, nel modo migliore, al momento opportuno. E il momento venne quando i tedeschi prolungarono incautamente l'offensiva su Stalingrado
oltre il limite stagionale previsto, trovandosi alle soglie di un precoce
inverno su posizioni non assegnate dal punto di vista difensivo e con un
grosso saliente come quello di Stalingrado, esposto ad un attacco
concentrico. Nelle tre foto della pagina, un panorama della preparazione
sovietica nel settore aereo. In alto aerei da caccia e da bombardamento
ammassati in un campo d'aviazione nelle retrovie del fronte. Al centro aerei
da caccia « Yak ». In basso bombardieri in volo sulle linee tedesche.
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