2a Guerra Mondiale 1942-33


L'armata di Wlassow


Inno Maldive 





L'armata di liberazione che si schierò con i tedeschi fu un vero campionario di razze e di stirpi. Si può dire anzi che nessuno dei popoli dell'URSS mancò all'appello. Sia per favorire lo spirito di corpo, sia per accentuare le differenziazioni razziali a scopi politici, i tedeschi formarono reparti diversi a seconda che si trattasse di russi, di ucraini, di cosacchi, di georgiani ecc. In questa fila di fotografie, da sinistra a destra, ecco alcuni tipi di volontari. Il primo è il maggiore Dudanginsky, comandante dei volontari azerbaigiani; il secondo è un soldato russo, il terzo è un georgiano fieramente antistaliniano. I georgiani, popolo cattolico, lottarono contro la dominazione slava sin dal 1801, anno dell'annessione alla Russia. Il quarto è un giovane tartaro della Crimea. Questa piccola comunità, maomettana, duramente vessata dai sovietici, si arruolò nelle file tedesche.

Il primo personaggio della seconda fila è un volontario careliano. Etnicamente appartenenti al ceppo finnico, i careliani diedero molti uomini alle forze anticomuniste combattendo sia con l'esercito di Mannerheim sia con quello germanico; il secondo personaggio è un tartaro del Volga, passato dal campo di concentramento all'esercito di Wlassow. Le unità tartare conservarono anche nella Wermacht il caratteristico copricapo delle loro tribù. Al fianco, un cavaliere cosacco del Don. Alcuni nuclei di queste popolazioni, dal Don e dal Kuban, seguirono i tedeschi nella ritirata, combattendo fieramente contro il loro nemico di sempre. Quarto, un soldato del Turchestan sovietico. Da questa immensa regione, che comprende varie popolazioni fra le quali usbechi, chirghisi, calmucchi, ecc., i sovietici formarono parecchie divisioni che, portate al macello disertarono in massa.

A sinistra: un volontario caucasico, aggregatosi all'esercito tedesco nel corso della ritirata. Molte tribù, sopratutto del Caucaso settentrionale, vollero seguire i tedeschi quando, nell'inverno del 1942-43, dovettero abbandonare il territorio. Parteciparono prima alla difesa della Crimea poi a tutte le altre operazioni militari, fino alla distruzione completa. Un volontario ruteno, appartenente ad una minoranza etnica della Russia europea dai confini e dalle caratteristiche assai incerte. Un soldato della legione armena. Questo popolo sfortunato, fieramente cattolico malgrado le persecuzioni, diede numerosissimi volontari antibolscevici. Il quarto è un ucraino. Questo vasto territorio, occupato quasi per intero dai tedeschi nella prima fase della guerra, diede anch'esso molti volontari, poichè erano ancora forti gli odi antisovietici per una feroce campagna repressiva russa. Ma poi vari errori tedeschi di valutazione fecero perdere loro molte simpatie, tanto che l'Ucraina potè vantare anche il maggior numero di partigiani.

I tedeschi organizzarono e addestrarono con infinita cura i reparti tratti da vari contingenti di volontari o dai campi di concentramento. In un primo tempo, per ovvi motivi di sicurezza, le varie unità furono assegnate ad ufficiali superiori germanici, mentre gli ufficiali inferiori e i sottufficiali autoctoni tenevano il comando dei reparti più piccoli. Ma poi, collaudati gli uomini in combattimento e vista la buona prova fatta sotto il fuoco, fu data piena fiducia a tutti i volontari che quindi, con propri ufficiali e sotto le bandiere del loro paese, rimasero fedeli, nella grande maggioranza, fino alla fine. In alto uno squadrone di cavalleria cosacca parte per un'azione nelle retrovie del fronte. Le unità cosacche del Don, del Terek, del Kuban resero servizi preziosi nella lotta contro i partigiani. Al centro il generale tedesco Hellmich, comandante delle truppe dell'est passa in rassegna un battaglione di volontari tartari. In basso per le truppe volontarie dell'est i tedeschi stampavano alcuni giornali nelle lingue nazionali. Ecco due soldati che commentano le notizie sull'andamento della guerra. A destra cavalieri cosacchi.

L'Europa contro Mosca




Nel segno della solidarietà antibolscevica anche in Francia molti patrioti abbandonarono la posizione di diffidente attesa conservata nei riguardi dei tedeschi e si schierarono decisamente dalla loro parte. Così, se la Spagna franchista diede al fronte orientale la « Divisione Azzurra », la Francia diede i volontari di Doriot con le legioni « Carlo Magno» e «Giovanna d'Arco» che lottarono valorosamente in parecchi settori del fronte. In alto a sinistra un reparto di volontari francesi, reduci dal fronte sovietico, sfila per le vie di Parigi per rendere omaggio al Milite Ignoto all'Arco di Trionfo. In basso a sinistra un generale francese, nel cortile degli Invalidi, decora un gruppo di reduci dalla Russia. In alto a destra Jacques Doriot comandante dei volontari in Russia. In basso il maresciallo Petain, capo dello Stato francese, fotografato col simbolo da lui prescelto per la Francia: una bipenne, richiamo alla tradizione e alla virtù della stirpe. Il maresciallo Petain falvori l'invio di volontari sul fronte orientale.

I paesi baltici, che nel 1040 erano stati sacrificati dall'espansionismo sovietico ed avevano subito per un anno un duro trattamento da parte delle autorità comuniste, diedero un grande numero di volontari all'esercito tedesco, specialmente alle formazioni delle SS. Notevoli furono anche le formazioni belghe e olandesi, sorte per iniziativa dei nazisti onde combattere il bolscevismo a fianco dei germanici. In alto a sinistra il giuramento dei volontari finlandesi in un reparto delle SS. Al centro a sinistra volontari lituani. In basso a sinistra un generale tedesco appunta la Croce di Ferro sul petto di un volontario lettone. In alto a destra ispezione ad un reparto belga. In basso il giuramento delle reclute olandesi.

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