2a Guerra Mondiale 1942-32/A


La guerra del fango


Inno Uzbekistan 



Mentre a Stalingrado le truppe della « 6° Armata » germanica si logorano nei combattimenti di strada, in un apocalittico scenario di rovine sanguinose, su tutto il resto del fronte cominciano a farsi sentire i disagi dei precoce autunno russo. La temperatura si abbassa di parecchi gradi e, mentre a settentrione cade la prima neve, sul fronte meridionale piogge torrenziali riducono strade, sentieri, campagne, in un immenso pantano. E' una delle fasi cicliche in cui passa la Russia: una volta all'anno il gelo, da novembre a marzo; due volte il fango, da ottobre a novembre e da marzo ad aprile, una volta la polvere. Nella foto in alto i fanti sono costretti a lanciare sui giganteschi pantani passerelle di tronchi d'albero lunghe chilometri e chilometri. Su tali passerelle, come su una rudimentale ferrovia, passeranno poi i carri dei rifornimenti ai quali sono state applicate ruote d'acciaio. Nella foto in basso un reparto germanico, appoggiato da un carro armato, snida un nucleo di pionieri sovietici infiltratosi in un villaggio.



Gli italiani durante la stasi autunnale del fronte. La vita dell'ARMIR fu molto dura poichè lo schieramento imposto dalla situazione topografica costringeva le nostre truppe a mantenersi lontane dai centri abitati e perpetuamente in allarme contro eventuali, possibili infiltrazioni nemiche. Nella grande ansa del Don, poi, il clima autunnale era, se possibile, peggiore che altrove: piogge continue, alluvioni, impantanamenti erano gli inconvenienti più comuni contro i quali dovevano lottare i soldati. A ciò si aggiungano l'equipaggiamento disadatto e le condizioni critiche di buona parte del materiale rotabile, logorata da mesi e mesi di supersfruttamento su terreno difficile. Nella foto in alto soldati italiani riattano una strada sconvolta da un'alluvione. In basso gli autocarri non bastano, le marce di trasferimento si fanno a piedi per centinaia e centinaia di chilometri.

I partigiani sovietici



 

Durante il primo anno di guerra sul fronte orientale i tedeschi furono impegnati da bande partigiane sovietiche solo in pochissime occasioni. Si trattava, in genere, di piccoli reparti dell'esercito rimasti isolati durante la ritirata e poi datisi alla macchia per sfuggire alla prigionia. Mancava invece, in modo quasi assoluto, una partecipazione attiva della popolazione civile alla resistenza antitedesca. Tuttavia un anno dopo la situazione era radicalmente mutata a causa degli errori politici commessi dai germanici nei territori occupati e della tambureggiante propaganda patriottica con la quale Mosca aveva sostituito quella ideologica. Fare il partigiano poteva quindi significare, per un sovietico, o una prova di patriottismo coraggioso o, indifferentemente, un modo per sfuggire alla deportazione in Germania. Nella foto in alto un reparto di guerriglieri sovietici radunato al margine di un frutteto, ascolta dal comandante le istruzioni tattiche prima di un'azione. Ognuno controlla sul foglietto che gli è stato dato quello che deve fare personalmente. Si notino, a sinistra, le donne che fanno parte del distaccamento e, a destra, senza fucile, il commissario politico. In alto a sinistra Nikita Krushev, attuale capo del Partito Comunista Sovietico, che, durante il conflitto, fu a capo del movimento partigiano nell'URSS. In basso a sinistra un manifesto sovietico di propaganda partigiana. Dice: « Partigiano, contro il nemico senza pietà! ». In basso a destra una giovane partigiana sovietica, Zoia Kosmodemianska, viene condotta sul luogo dell'esecuzione. La giovane, catturata dietro le linee tedesche, per il suo comportamento eroico in tale circostanza, è considerata uno dei simboli del valore sovietico durante l'ultimo conflitto mondiale.

Molte volte, sopratutto nella seconda fase delle operazioni, i comandi sovietici organizzarono i nuclei partigiani prima ancora di abbandonare le loro posizioni. I partigiani, infatti, rendevano servizi preziosi non soltanto come sabotatori ma anche e sopratutto come informatori. Molte brillanti azioni dell'esercito rosso furono rese possibili grazie alle tempestive notizie fornite dalle radio clandestine disseminate dietro le linee tedesche. Nella foto in alto a sinistra sotto il controllo di ufficiali e sottufficiali dell'esercito, si procede alla consegna delle armi ad un nucleo di futuri partigiani. I tedeschi sono ancora lontani. Al centro a sinistra una vignetta propagandistica occidentale sui partigiani sovietici: una vecchietta giunge al quartier generale partigiano dopo aver catturato un gruppo di nazisti. In basso a sinistra due sciatori partigiani, infiltratisi nelle lontane retrovie, tedesche stanno minando una linea ferroviaria. In alto a destra tre partigiani russi impiccati dai tedeschi in pubblico. Quello di centro reca un cartello bilingue: « io ero un partigiano ». In basso carabinieri italiani bendano, prima della fucilazione, una spia sovietica.

L'armata di Wlassow





Nell'Unione Sovietica i germanici non trovarono soltanto ostilità e odio irriducibile ma anche simpatia e amicizia. In molte zone, anzi, furono salutati come dei veri e propri liberatori, specialmente laddove vivevano piccole minoranze etniche conculcate nei loro diritti dai sovietici. Essi poterono quindi, con pochi sforzi, organizzare, facendo leva sui sentimenti anticomunisti di questa gente, una vera e propria armata ausiliaria che recitò una parte di rilievo sia sul fronte orientale che in Balcania e in Italia. A capo delle truppe russe anticomuniste schieratesi con loro, i tedeschi misero il generale Wlassow che proveniva, come la maggior parte dei suoi soldati, dai campi di prigionia. Wlassow era stato, nell'esercito sovietico, un ufficiale valoroso, distintosi particolarmente nei combattimenti per la difesa di Mosca. Una crisi di coscienza l'aveva portato, dopo la cattura, assieme a gran parte del suo stato maggiore, a fianco dei germanici contro quelli che definiva «i distruttori della patria russa », cioè i bolscevici. Il suo grande prestigio personale, le buone condizioni offerte dai tedeschi, cioè la parità di trattamento col soldato germanico, e la speranza di poter contribuire alla ricostruzione della Russia su nuove basi spinse molti ufficiali e soldati (circa ottocentomila) a seguirne l'esempio, Nella foto in alto il gagliardetto di una unità russa che combattè al fianco delle truppe germaniche. In alto a destra il generale Wlassow comandante dell'armata russa di liberazione, la « ROA ». Al centro a destra Delfi Kajum-Chan, presidente del comitato nazionale turchestano che durante la guerra svolse attiva propaganda anticomunista. In basso le decorazioni istituite dai tedeschi per premiare il valore dei volontari dell'est.


<< precedente 1942 successiva >>

1 1a 1b 2 2a 2b 3 3a 4 4a 5 5a 6 6a 7 7a 8 8a 9 9a 10 10a 11 11a 11b 12 12a 12b 13 13a 14 14a

15 15a 15b 16 16a 16b 17 17a 18 18a 19 19a 20 20a 20b 21 21a 21b 22 22a 23 23a 23b 24 24a 25 25a 25b 26 26a 27 27a

28 28a 28b 29 29a 30 30a 30b 31 31a 32 32a 33 33a 33b 34 34a 34b 35 35a 36 36a 37 37a 38 38a
                                                             
 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.