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2a Guerra Mondiale 1942-32/A |
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La guerra del fango |
Inno Uzbekistan |
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I partigiani sovietici
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| Durante il primo anno di guerra sul fronte orientale i tedeschi furono
impegnati da bande partigiane sovietiche solo in pochissime occasioni. Si
trattava, in genere, di piccoli reparti dell'esercito rimasti isolati durante la
ritirata e poi datisi alla macchia per sfuggire alla prigionia. Mancava
invece, in modo quasi assoluto, una partecipazione attiva della popolazione
civile alla resistenza antitedesca. Tuttavia un anno dopo la situazione era
radicalmente mutata a causa degli errori politici commessi dai germanici
nei territori occupati e della tambureggiante propaganda patriottica con
la quale Mosca aveva sostituito quella ideologica. Fare il partigiano poteva quindi significare, per un sovietico, o una prova di patriottismo
coraggioso o, indifferentemente, un modo per sfuggire alla deportazione in
Germania. Nella foto in alto un reparto di guerriglieri sovietici radunato
al margine di un frutteto, ascolta dal comandante le istruzioni tattiche
prima di un'azione. Ognuno controlla sul foglietto che gli è stato dato
quello che deve fare personalmente. Si notino, a sinistra, le donne che fanno parte del distaccamento e, a destra, senza fucile, il commissario
politico. In alto a sinistra Nikita Krushev, attuale capo del Partito
Comunista Sovietico, che, durante il conflitto, fu a capo del movimento
partigiano nell'URSS. In basso a sinistra un manifesto sovietico di propaganda
partigiana. Dice: « Partigiano, contro il nemico senza pietà! ». In basso a
destra una giovane partigiana sovietica, Zoia Kosmodemianska, viene condotta sul luogo dell'esecuzione. La giovane, catturata dietro le linee
tedesche, per il suo comportamento eroico in tale circostanza, è considerata
uno dei simboli del valore sovietico durante l'ultimo conflitto mondiale. |
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| Molte volte, sopratutto nella seconda fase delle operazioni, i comandi
sovietici organizzarono i nuclei partigiani prima ancora di abbandonare le loro
posizioni. I partigiani, infatti, rendevano servizi preziosi non soltanto
come sabotatori ma anche e sopratutto come informatori. Molte brillanti azioni dell'esercito rosso furono rese possibili grazie alle tempestive
notizie fornite dalle radio clandestine disseminate dietro le linee tedesche.
Nella foto in alto a sinistra sotto il controllo di ufficiali e sottufficiali
dell'esercito, si procede alla consegna delle armi ad un nucleo di futuri
partigiani. I tedeschi sono ancora lontani. Al centro a sinistra una vignetta propagandistica occidentale sui partigiani sovietici: una vecchietta
giunge al quartier generale partigiano dopo aver catturato un gruppo di nazisti. In basso a
sinistra due sciatori partigiani, infiltratisi nelle lontane retrovie, tedesche stanno minando una linea ferroviaria. In alto a
destra tre partigiani russi impiccati dai tedeschi in pubblico. Quello di
centro reca un cartello bilingue: « io ero un partigiano ». In basso
carabinieri italiani bendano, prima della fucilazione, una spia sovietica. |
L'armata di Wlassow
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![]() Nell'Unione Sovietica i germanici non trovarono soltanto ostilità e odio irriducibile ma anche simpatia e amicizia. In molte zone, anzi, furono salutati come dei veri e propri liberatori, specialmente laddove vivevano piccole minoranze etniche conculcate nei loro diritti dai sovietici. Essi poterono quindi, con pochi sforzi, organizzare, facendo leva sui sentimenti anticomunisti di questa gente, una vera e propria armata ausiliaria che recitò una parte di rilievo sia sul fronte orientale che in Balcania e in Italia. A capo delle truppe russe anticomuniste schieratesi con loro, i tedeschi misero il generale Wlassow che proveniva, come la maggior parte dei suoi soldati, dai campi di prigionia. Wlassow era stato, nell'esercito sovietico, un ufficiale valoroso, distintosi particolarmente nei combattimenti per la difesa di Mosca. Una crisi di coscienza l'aveva portato, dopo la cattura, assieme a gran parte del suo stato maggiore, a fianco dei germanici contro quelli che definiva «i distruttori della patria russa », cioè i bolscevici. Il suo grande prestigio personale, le buone condizioni offerte dai tedeschi, cioè la parità di trattamento col soldato germanico, e la speranza di poter contribuire alla ricostruzione della Russia su nuove basi spinse molti ufficiali e soldati (circa ottocentomila) a seguirne l'esempio, Nella foto in alto il gagliardetto di una unità russa che combattè al fianco delle truppe germaniche. In alto a destra il generale Wlassow comandante dell'armata russa di liberazione, la « ROA ». Al centro a destra Delfi Kajum-Chan, presidente del comitato nazionale turchestano che durante la guerra svolse attiva propaganda anticomunista. In basso le decorazioni istituite dai tedeschi per premiare il valore dei volontari dell'est. |
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