2a Guerra Mondiale 1942-28/A


La controffensiva sovietica


Inno  Afghanistan 



20 agosto 1942. Mentre i tedeschi avanzano verso Stalingrado e più a sud, fra la penisola di Taman e il porto di Novorossijsk, e la resistenza delle truppe sovietiche accerchiate va affievolendosi, il comando di Mosca lancia sul fianco settentrionale dello schieramento dell'Asse un furibondo attacco. Lo scopo di questa improvvisa controffensiva è evidente: compromettere con una penetrazione in profondità il proseguimento dell'azione su Stalingrado e se possibile, pronunciare una manovra di avvolgimento del cuneo corazzato tedesco che si è spinto fin quasi al Volga. L'offensiva, condotta da forze numerose e agguerrite, si svolge in diversi settori, lungo la linea del Don. Il principale punto di attacco, tuttavia, interessa proprio due nostre divisioni, la « Sforzesca » e la « Pasubio ». Nella foto in alto fanterie sovietiche all'attacco, appoggiate dai carri armati. Il tiro di sbarramento dell'artiglieria italo-tedesca tenta invano di fermarle. Al centro carri armati russi nei pressi di Voronej. In basso carri sovietici in azione oltre il Don.


La controffensiva sovietica sul Don registrò, fin dai primissimi giorni, alcuni successi. A Rijev era in pericolo il caposaldo tedesco, che era considerato il pilastro di una vasta zona del fronte. A Voronej i sovietici avevano raggiunto i sobborghi della città, A Korotojak v'era stata una pericolosa infiltrazione in un settore tenuto dagli ungheresi. Non meno grave, soprattutto per le nostre truppe, la costituzione di altre due teste di ponte realizzate vincendo la pur tenace resistenza tedesca, a Bobrowski e a Kremenskaja, cioè nei pressi del settore tenuto dalle divisioni « Sforzesca» e « Pasubio ». Nella foto in alto i sovietici entrano a Kremenskaia. In basso la fanteria russa combatte fra le case di un villaggio sulla sponda destra del Don.

 

 


Forze imponenti furono messe in campo dai sovietici per operare lo sfondamento della linea del Don. Solo nel settore tenuto dalla Divisione « Sforzesca », appena giunta dall'Italia e non ancora abituata alle particolarità della lotta sul fronte sovietico, si lanciarono ventisette battaglioni sovietici (noi ne avevamo in linea sette!). Quindi, malgrado l'eroica resistenza dei reparti italiani, vi fu qualche cedimento che mise in pericolo, fra il 20 e il 23 agosto, tutto il nostro schieramento. Ma l'afflusso di forze fresche ristabilì ben presto la situazione. Nella foto in alto a sinistra reparti di moto-mitraglieri sovietici schierati nella steppa. Al centro a sinistra fuciloni anticarro russi adoperati come armi antiaerei. In basso riappaiono in linea i cavalieri cosacchi. In alto a destra un bimotore tedesco abbattuto dalla contraerea sovietica. Al centro a destra un « panzer » è stato immobilizzato dal tiro dell'artiglieria anticarro sovietica. Un soldato sovietico, col « parabellum » imbracciato attende che esca l'equipaggio per fulminarlo.


Durante la battaglia difensiva del Don i tedeschi dovettero constatare che l'ardore combattivo dei sovietici era molto aumentato. I reparti freschi messi in linea dal comando di Mosca (spesso con soldati giovanissimi, tratti dalle ultime leve) combattevano bene, con tenacia e spesso con eroismo, senza quegli sbandamenti soprattutto morali che avevano contraddistinto le battaglie precedenti. Era il frutto di un'abile e tambureggiante propaganda che aveva sostituito gli slogan comunisti, ormai senza presa, con una rinnovata esaltazione della Patria senza aggettivi. A questo scopo i sovietici avevano mobilitato anche i sacerdoti della Chiesa ortodossa, fino a quel momento perseguitati come reazionari. Nella foto in alto una strana colonna corazzata sovietica costituita da carri armati catturati ai tedeschi. In basso i superstiti di una compagnia tedesca si arrendono.


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