
Dal 23 ottobre al 3 novembre la battaglia infuriò tremenda su tutto il fronte. I britannici subirono perdite sanguinose ma continuarono
lentamente a penetrare nelle nostre linee, dove le divisioni erano ormai ridotte agli estremi, usando per la prima volta i « carri scorpione », mezzi
specialmente studiati per aprirsi il varco nei campi minati. Il 30 settembre si apri nel nostro schieramento (in un settore tenuto da truppe
tedesche) una breccia larga qualche chilometro, con una penetrazione di circa otto chilometri in profondità. Ma sui fianchi le altre divisioni resistevano e i reparti corazzati della «Littorio» e delle divisioni tedesche «15a» e «21a» poterono contrattaccare vigorosamente, respingendo il nemico. La «
Folgore », che combatteva al di là di ogni umana speranza, uomini contro
acciaio, fu di esempio a tutti. Per un giorno sembrò che l'offensiva fosse
arrestata, ma i britannici, con l'afflusso di forze ripresero ad attaccare e dalla breccia centrale dilagarono verso nord, pronunciando una grave minaccia di accerchiamento contro l'intero settore del fronte che si appoggiava al mare. Era la fine. I resti della divisione « Ariete » che aveva contrattaccato senza sosta con gravi perdite, furono circondati. L'«
Africa Korps» venne frazionato e seimidistrutto. Nella foto in
alto un ammasso di relitti testimonia l'eroico sacrificio della divisione « Ariete ». In
basso i relitti dei carri britannici distrutti dalla « Folgore», ammassati nel deserto egiziano.
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