2a Guerra Mondiale 1942-26/A


La controffensiva Inglese


Inno Svizzera 



Non appena Rommel, interrotta la spinta offensiva, accenna a ritirarsi sulle posizioni di partenza, i britannici lanciano all'attacco tutte le forze disponibili, nel tentativo di impedire il movimento avversario e di isolare le divisioni corazzate dal resto del fronte. Particolarmente violenti sono gli attacchi lanciati lateralmente dalla « 7a » divisione corazzata britannica e quelli che, al centro del fronte, conducono la « 2a » divisione neozelandese, la 10a corazzata britannica contro la gloriosa «90a» tedesca. Ma queste puntate inglesi vengono prontamente rintuzzate con gravi perdite. Montgomery deve limitarsi perciò a mantenere solo una limitata pressione sulle retroguardie di Rommel. Nella foto in alto fanteria britannica, avanza sotto la protezione dei carri armati, In basso l'equipaggio di un carro tedesco rimasto privo di carburante si arrende ad una pattuglia britannica.


Il 4 settembre, dopo una nuova serie di scontri sanguinosi, si ristabilisce, a un dipresso, la situazione precedente alla battaglia. Dinnanzi alla ferma resistenza italo-tedesca si infrangono gli ultimi attacchi controffensivi britannici. L'offensiva si chiude quindi senza che vi siano, almeno sul piano strategico, dei vinti e dei vincitori. Rommel è stato indotto a desistere non già dalla resistenza nemica, rivelatasi forte ma forse inferiore all'attesa, bensì dalla drammatica situazione dei rifornimenti. Egli, infatti, era partito confidando nell'arrivo regolare dei rifornimenti dall'Italia e invece, proprio nel momento culminante, l'intendenza gli aveva comunicato che non solo i piroscafi attesi erano stati affondati ma che gli stessi depositi in Africa erano appena sufficienti per il traffico ordinario di pochi giorni. In simili condizioni, quindi era impossibile procedere: anche nella migliore della ipotesi sarebbe stato impossibile quello sfruttamento radicale del successo che era alla base del piano d'attacco. Si è detto che Rommel, tra l'altro, fu impressionato dalla grande superiorità aerea nemica. Questo è vero e si rileva anche dai suoi rapporti. Ma va notato che, tra le cause del mancato successo, questo fattore è messo all'ultimo posto. Il disturbo causato dalla aviazione nemica fu ritenuto da Rommel meno grave di quello provocato dai campi minati. In quanto al bilancio delle perdite, gli stessi britannici confessano di essere stati provati assai più duramente dell'avversario. Ed essi, rioccupando il territorio perduto all'inizio dell'offensiva, poterono accuratamente controllare le perdite nemiche dal numero dei relitti abbandonati nel deserto. Nella foto in alto una batteria britannica batte le nostre linee. Al centro una camionetta inglese attrezzata con un cannoncino anticarro per la lotta nel deserto, passa dinnanzi al relitto di un carro armato germanico. Da notare l'effetto micidiale del tiro: la torretta è stata staccata di netto. In basso una eccezionale foto di fonte britannica: l'allucinante visione di un bombardamento notturno sulle linee tedesche.

Lo scacco di Tobruk




14 settembre 1942. La rada di Tobruk, che la nostra marina aveva rimesso in efficienza subito dopo la riconquista, era divenuta negli ultimi mesi la principale base di rifornimento delle nostre truppe di El Alamein. Su quel porto, infatti, venivano appoggiati quasi tutti i convogli che, con grande fatica e a prezzo di gravi perdite, riuscivano ad attraversare il Mediterraneo. Ciò del resto era logico: non soltanto la rotta dello Jonio e dell'Egeo era la più breve e più sicura, ma sbarcando i rifornimenti a Tobruk si abbreviava notevolmente anche il viaggio via terra. Da Tobruk, poi, grazie agli speciali mezzi che erano stati allestiti in previsione del mancato sbarco a Malta, era anche possibile avviare un intenso traffico di cabotaggio fino a ridosso delle prime linee. In considerazione dell'eccezionale importanza di Tobruk, i britannici decisero quindi, alla metà di settembre, di compiere una grande azione di commandos, tendente alla distruzione dei piroscafi presenti in porto, delle installazioni portuali e delle difese costiere. L'operazione, minuziosamente preparata e nella quale furono impiegati circa mille uomini di truppa imbarcati su due super caccia e su un gruppo di motosiluranti, protette a largo dall'incrociatore a Coventry e da altri sei caccia, s'imperniava sul bombardamento notturno della piazza forte, su un successivo sbarco e su azioni di disturbo di gruppi mobili provenienti da Cufra, i quali avrebbero dovuto prendere alle spalle le nostre difese. Nella foto in alto sulla spiaggia presso Tobruk, obiettivo del fallito attacco inglese, sono disseminati i relitti dei mezzi motorizzati sbarcati. Al centro una batteria della nostra marina che cooperò efficamente alla difesa della piazza. In basso uomini del glorioso « Btg. San Marco » che costituivano il nerbo della guarnigione di Tobruk e nella notte del 14 settembre 1942 reagirono con estrema decisione all'attacco britannico.

La formazione navale britannica riuscì a giungere inosservata dimanzi a Tobruk (pare per l'insufficienza di una ricognizione aerea notturna) e ad effettuare, sia pure con scarsi risultati, il previsto bombardamento, ma la operazione falli clamorosamente. Infatti le truppe sbarcate, invece della debole reazione di pochi reparti di copertura, trovò nella piazzaforte gli agguerriti fanti di marina della Btg. San Marco i quali al comando del tenente di vascello Colotto, le ributtarono a mare in poche ore di combattimento. Un ottimo lavoro fu svolto, in quella notte, anche dalle batterie costiere che distrussero i caccia « Sikh » e « Zulù » e affondarono numerosi mezzi da sbarco. All'alba, mentre gli inglesi, reimbarcatisi in fretta e furia, cercavano di riguadagnare le loro basi, l'aviazione tedesca compì l'opera affondando anche l'incrociatore « Coventry ». Circa cinquecento superstiti furono poi salvati dalle nostre motozattere. Su una silurante abbandonata sulla costa fu trovato il piano d'operazione nemico: esso prevedeva la presa di Gialo ed una serie dí arditissime operazioni, tra cui un'incursione di commandos a Bengasi. Inutile dire che tali azioni non furono più compiute: il prezzo pagato a Tobruk era stato troppo elevato. Solo a Gialo vi fu un tentativo di blocco, subito rintuzzato dai Giovani Fascisti del presidio e da una colonna motorizzata partita da Agedabia. Nella foto in alto a sinistra mezzi da sbarco abbandonati dagli inglesi dopo l'insuccesso di Tobruk. Al centro a sinistra diecine di cadaveri sui mezzi da sbarco abbandonati ai britannici. In basso a sinistra a Tobruk come a Dieppe, i britannici rimangono a terra solo come prigionieri. A destra in alto una Medaglia d'Oro del « Btg. San Marco », il capitano Berardini che, al comando di un reparto di sabotatori fece saltare un ponte, un treno di munizioni ed un acquedotto dietro le linee inglesi di El Alamein. L'eroico ufficiale dopo 5 tentativi di fuga, raggiunse le nostre posizioni attraversando a nuoto una baia piena di squali. In basso il Tenente di Vascello Colotto.

Coraggio contro acciaio




23 ottobre 1942. Alle ore 21,30 l'artiglieria britannica, schierata con 450 pezzi di tutti i calibri su un'ampiezza di dodici chilometri (e quindi con un cannone ogni venti metri), apre il fuoco contro le linee italo-tedesche. Questo micidiale bombardamento segna l'inizio di una delle più grandi e decisive battaglie della seconda guerra mondiale. Gli inglesi, che hanno messo in campo forze ingentissime, tendono a distruggere l'esercito dell'Asse e a conquistare la costa settentrionale dell'Africa. Tra qualche giorno, infatti, in Marocco e in Algeria sbarcheranno le forze d'invasione anglo-americane destinate a serrare, da occidente, la morsa preparata contro di noi. La superiorità avversaria è schiacciante: 1050 carri armati contro 530 italo-tedeschi, 411 autoblinde contro 30, 1200 cannoni contro 540, 104 battaglioni di fanteria contro 69, 2500 aerei contro 700. La sproporzione delle forze, poi, è aggravata a danno dell'Asse, da una netta inferiorità qualitativa e da una pesante situazione logistica dovuta alla crisi dei trasporti marittimi. Malgrado tutto, però, la resistenza delle truppe italo-tedesche si dimostra fin dal primo momento tenacissima, soprattutto grazie all'eroico comportamento di alcune divisioni che, come la Folgore e l'a Ariete, si faranno distruggere sul posto, senza retrocedere di un passo, fedeli alla consegna ricevuta, fino all'estremo sacrificio. In alto i paracadutisti della Folgore si attestano sul fronte . In basso lo schieramento dell'Ariete.


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