2a Guerra Mondiale 1942-25/A


Il dramma dei convogli


Inno Ecuador 



Malgrado i grandi successi ottenuti sul mare nelle battaglie di mezzo luglio e di mezzo agosto, durante l'estate del 1942 la nostra marina mercantile, impegnata nei rifornimenti alle truppe operanti in Libia, subì gravissime falcidie. Le perdite furono particolarmente sensibili in agosto e in settembre, periodo nel quale furono affondati ad opera degli aero-siluranti dei sommergibili britannici numerosi piroscafi carichi di armi, munizioni e carburanti destinati alle truppe di El Alamein. Poi, nei mesi successivi, le perdite continuarono ad aumentare, fino a quando, nello ottobre, non vi fu praticamente un solo convoglio a giungere intatto sulla sponda Africana. Questo aggravarsi della situazione era dovuto al potenziamento della base aero-navale di Malta ad opera dell'avversario il quale vi aveva fatto affluire diecine e diecine di aerei ed aveva iniziato, da quella centralissima posizione, una serie ininterrotta di attacchi al nostro traffico mercantile. L'aviazione italo-tedesca, che nei mesi precedenti aveva ridotto quasi al silenzio l'isola, cercò di ripetere l'impresa ma non aveva forze sufficienti per ottenere risultati soddisfacenti. Le gravissime perdite subite nei primi attacchi (70 apparecchi su 150 furono abbattuti in un solo giorno dalla difesa britannica) la costrinsero ben presto a desistere e a limitarsi alla difesa ravvicinata dei convogli, ma con scarso costrutto. Non ebbe migliori risultati nemmeno il dirottamento di gran parte del traffico verso i porti dello Jonio e dell'Egeo, dai quali i convogli, sotto la protezione delle navie degli aerei dislocati a Creta, venivano avviati a Tobruk. Anche quella rotta, infatti, poteva essere facilmente intercettata dagli aerei britannici di base a Malta. Del resto i nostri comandi navali avevano ben poca libertà di scelta. Come si dimostra nella cartina i convogli per l'Africa Settentronale potevano seguire solo tre rotte obbligate, tutte nel raggio d'azione dell'aviazione nemica. Riusciva quindi facile ai britannici (anche con l'aiuto di un ben organizzato servizio di sabotaggio in Italia) conoscere l'entità, la rotta e la posizione dei nostri convogli. In basso un convoglio italo-tedesco, in navigazione.


Agosto fu un mese terribile, per la nostra marina mercantile, già falcidiata da due anni di guerra (ed anche dalla perdita secca subita all'inizio del conflitto, quando i milione e 300 mila tonnellate di naviglio erano rimaste bloccate in porti neutrali o nemici). Infatti, in previsione di una grande offensiva di Rommel verso Alessandria, i britannici intensificarono i loro attacchi contro i convogli, allo scopo di tagliare all'avversario l'unica e già insicura via di rifornimento, Particolare accanimento dimostrarono i britannici contro le petroliere, che trasportavano il carburante indispensabile all'armata corazzata italo-tedesca. Il comando inglese sapeva che le riserve in Africa Settentrionale erano ridotte al minimo e che il mancato arrivo di qualche petroliera ci avrebbe messi automaticamente in crisi. Nelle due foto in alto uno sciame di aerosiluranti britannici « Bristol Beaufighter » si avventa contro un convoglio italiano in navigazione a sud di Creta. Nella foto di centro è visibile il siluro sganciato a distanza ravvicinata. Nella foto in basso il risultato dell'attacco: un piroscafo carico di munizioni, centrato in pieno affonda nei pressi della costa.



Le nostre perdite alla fine d'agosto erano gravi. Il 21 era stato affondato il Posariga; il 27 aveva subito la stessa fine il Camperio; il giorno dopo erano affondati l'Istria e il Dielpi. Poi, il 30 agosto, proprio nel momento in cui (senza avere notizia del disastro) Rommel decideva di iniziare l'offensiva, era andato a fondo il a S. Andrea, con un prezioso carico di benzina. Il primo settembre, infine, era stata la volta della petroliera a Passio che però, dopo molti sforzi, aveva potuto essere rimorchiata. Si perdeva però, per abbandono da parte dell'equipaggio, il piroscafo a Abruzzi. La nostra marina mercantile non era assolutamente in grado di reggere ad un simile ritmo di affondamenti. Dopo aver tentato ogni via possibile, il nostro comando fu quindi costretto, per non compromettere le poche navi disponibili in un'operazione senza speranza, a ricorrere al ripiego di sommergibili rifornitori e ad istituire un ponte aereo fra la Sicilia, la Grecia e l'Africa. Mai materiali cosi trasportati erano evidentemente insufficienti ai fabbisogni di un grande esercito motorizzato. L'armata africana, già in crisi per le difficoltà obiettive dell'ambiente in cui operava e per l'aumentato potenziale bellico nemico, fu quindi uno sfruttamento totale del successo iniziale. Nella foto in alto a sinistra l'apocalittica visione di un bombardamento notturno degli inglesi contro le navi di un convoglio appena arrivato a Tobruk. Nella foto in alto a destra una Medaglia d'Oro della Marina Mercantile, il Capitano Zotti, che in comando su un trasporto di munizioni in navigazione verso l'Africa Settentrionale, attaccato di notte da unità di supercfice britanniche, aveva posto in salvo l'equipaggio prima di sacrificare la propria vita affondando insieme alla sua unità, esplosa in seguito all'incendio del prezioso carico. Nella foto in basso una aerea di fonte britannica del piroscafo « Larici », incendiato dai bombardieri di Malta. Portava un carico di nafta per i panzer di Rommel.

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