2a Guerra Mondiale 1942-24


Sbarco a Guadalcanal


Inno Benin 






La distruzione della flotta degli incrociatori e il successivo abbandono da parte del convoglio mise gli americani sbarcati nell'isola di Guadalcanal in una situazione quanto mai difficile. I Marinas, infatti, rimasero senza rifornimenti e senza un efficiente appoggio aereo, sottoposti giorno e notte al martellamento dell'aviazione nipponica, agli attacchi delle truppe appostate, nella jungla ed anche a frequenti bombardamenti da parte di cacciatorpediniere. Essi poterono tuttavia mantenere quasi dovunque le loro posizioni,, sia pure a prezzo di gravissime perdite, poichè i giapponesi, pur avendo conquistato almeno provvisoriamente la superiorità navale, non erano pronti per far affluire a Guadalcanal i necessari rinforzi. Nella foto in alto a sinistra un guastatore americano fra i cadaveri di soldati giapponesi che avevano difeso fino all'ultimo uomo un fortino. In alto a destra un ferito americano trasportato dai compagni nelle retrovie. In basso a sinistra l'amm. Yamamoto, comandante delle forze navali giapponesi. Al centro artiglierie americane in azione nella jungla. A destra l'amm. Nimitz, comandante delle forze navali U.S.A. nel Pacifico.


Mentre la lotta continuava accanita a Guadalcanal e gli americani difendevano disperatamente l'aeroporto, centro degli attacchi nipponici, sul mare si combattè, fra il 23 e il 25 agosto, una nuova grande battaglia. Protagoniste, questa volta, una squadra navale giapponese composta da tre portaerei, otto corazzate, tre grandi incrociatori alcuni incrociatori leggeri e una flottiglia di caccia e, da parte americana, due grandi portaerei; (« Saratoga » e « Enterprise »), una corazzata (la « North Carolina »), due grandi incrociatori e undici caccia. L'azione si svolse, come quelle che la avevano preceduta (battaglia nel mar dei Coralli e battaglia di Midway) senza che le corazzate giungessero a contatto balistico. I giapponesi persero la piccola portaerei da settemila tonnellate « Ryujo », colpita da bombe e siluri. Però gli americani ebbero fuori combattimento, per gravissimi danni ai ponti di volo e bombe scoppiate nei depositi di nafta, la « Enterprise », che fu salvata solo a fatica. La battaglia, comunque, va considerata come un successo americano, in quanto gli statunitensi, pur inferiori di numero, riuscirono ad impedire l'arrivo a Guadalcanal del convoglio giapponese scortato dall'imponente formazione navale. Ma, due giorni dopo, anche la « Saratoga » fu messa fuori combattimento dai siluri di un sommergibile, mentre la portaerei « Wasp » fu affondata il 15 settembre da un altro sommergibile, sempre nei pressi 'di Guadalcanal, e la « North Carolina » incassò anch'essa un siluro. Nella foto in alto la « Enterprise », nella battaglia delle Salomone orientali, si difende dall'attacco degli aerei nipponici. Tra breve sarà colpita. In basso la terrificante esplosione della portaerei « Wasp », centrata dai siluri di un sommergibile.


Dopo le furibonde battaglie che abbiamo descritto, la flotta americana del Pacifico Meridionale si ridusse, per quanto riguarda le navi efficenti e di pronto impiego, ad una sola portaerei, la « Hornet », e ad una sola nave da battaglia, la nuova corazzata « Washington », appena entrata in squadra. I giapponesi approfittarono di questa situazione per sbarcare a Guadalcanal una divisione di fanteria che, unitasi alle truppe avviate nella isola a bordo di incrociatori e cacciatorpediniere, mise a dura prova gli americani. Questi però, per parte loro, continuarono ad alimentare, sia pure saltuariamente e con gravi perdite, lo sforzo dei valorosi marines. Nella foto in alto il trasporto americano di truppe «Presidente Coolidge» affonda per urto contro mine giapponesi nei pressi della spiaggia di Guadalcanal con 4000 marines a bordo. Dalle murate del piroscafo i soldati si calano in mare, aiutati dalle scialuppe di altre navi. In basso un convoglio americano sotto bombardamento aereo si difende con tutte le armi di bordo.

La furibonda lotta per il possesso di Guadalcanal doveva continuare ancora per parecchi mesi, così nella jungla dell'isola tormentata come sul mare, fra Malaita, S. Isabel, Bounganville e Russel per concludersi, dopo le battaglie navali di Capo Esperance e di Santa Cruz, con la vittoria americana. Ma, nel momento in cui chiudiamo questo nostra cronistoria, i giapponesi erano ancora saldamente attestati sulle loro posizioni e, anzi, potevano minacciare da vicino quell'aeroporto di Henderson Field che era il centro della disperata battaglia. Le foto di questa pagina, scattate nella boscaglia di Guadalcanal testimoniano dell'asprezza della lotta, in cui rifulse l'eroismo e il patriottismo dei combattenti dell'una e dell'altra parte. In alto a sinistra una pattuglia avanza nella jungla. In alto a destra attacco con le bombe a mano contro un caposaldo nipponico. Al centro a sinistra si combatte vicino al relitto di un carro armato. Al centro a destra una sezione di lanciafiamme al guado di un fiume. In basso a sinistra lanciafiamme in azione contro un nido di mitragliatrici. In basso a destra si avanza sotto la protezione di un carro armato.

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