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2a Guerra Mondiale 1942-23 |
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Il conflitto Cino - Giapponese |
Inno Antigua |
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![]() Nell'estate del 1942, interrotta la strada fra la Birmania e la Cina, lungo la quale gli anglo-americani facevano affluire i rifornimenti per le armate di Ciang Kai Scek, i giapponesi si attestarono alla frontiera dell'India. Intuito il pericolo gravissimo in cui si sarebbero trovati se alla minaccia nipponica, faticosamente fronteggiata con tutte le forze disponibili, si fosse aggiunta una ribellione all'interno, i britannici cercarono di neutralizzare la propaganda condotta, attraverso i microfoni di Radio Tokio, dal patriota indiano Chandra Bose. Essi infatti, oltre a promettere all'India, a guerra finita, il riconoscimento dell'indipendenza, sia pure con un vago legame con il Commonwealt britannico, agitarono dinnanzi agli occhi degli indiani il fantasma di un colonialismo nippo-tedesco, dipingendolo come più feroce di quello inglese. Il più grande patriota indiano, il Mahatma Ghandi, continuò tuttavia l'offensiva della non collaborazione da lui drammaticamente condotta per anni ed anni contro il dominio britannico. Gli inglesi dovettero nuovamente arrestarlo e confinarlo. Nella foto in alto a sinistra donne indiane firmano un manifesto anti-nazista affisso dai britannici in un villaggio. A destra in alto Ghandi. In basso il maresciallo Wawell ispeziona un reparto di soldati indiani. Il generale inglese, dopo aver comandato le forze britanniche sul fronte egiziano, era stato destinato al comando supremo delle truppe alleate in India. |
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| 3 giugno 1942. Attacco giapponese alle isole Aleutine. Questo arcipelago,
che per la sua posizione geografica rappresenta un vero e proprio ponte di
passaggio fra America ed Asia, era stato prescelto dai nipponici come testa
di ponte per ulteriori operazioni offensive contro il traffico americano
nelleacque metropolitane. Ma anche un'altra considerazione spingeva il comando
di Tokio alla rischiosa operazione: la preoccupazione, cioè, che dagli ottimi
ancoraggi delle isole Attu e Kiska (all'estremità occidentale dell'arcipelago)
gli americani potessero realizzare un attacco di sorpresa contro il Giappone.
Lo sbarco nelle Aleutine venne realizzato con un spiegamento di forze
notevolissimo e precisamente con una flotta composta da due portaerei, la «
Ryujo » e la «Junjo » (cui s'aggiunse successivamente la « Zulho »), tre grandi
incrociatori e tre cacciatorpediniere, oltre a numerosi trasporti di truppe.
Mentre dalle navi sbarcavano numerose unità di fanteria ad Attu a Kiska,
gli aerei lanciati dalle portaerei bombardavano la principale base navale
dell'arcipelago, Ducht Harbour. In alto a sinistra una vedetta della portaerei
giapponese « Junjo » durante la sosta in un ancoraggio delle Aleutine. In
basso a sinistra fanti giapponesi avanzano sulla neve nell'interno dell'isola
di Attu. In alto a destra sciatori nipponici all'attacco delle posizioni
americane. Al centro apparecchi « Catalina » dell'aviazione americana in
volo di perlustrazione sulle coste dell'Alaska. In basso un eccezionale
fotografia di fonte americana. L'attacco aereo condotto dai giapponesi sulla
base di Ducht Harbour contemporaneamente allo sbarco ad Attu e Kiska. |
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| La difesa americana delle Aleutine occidentali fu piuttosto debole. In quelle inospitali isole, infatti, il comando statunitense manteneva soltanto piccoli contingenti di truppa destinati a proteggere alcune stazioni meteorologiche e il personale necessario a mantenere in efficienza le basi d'appoggio della marina. Inoltre, contro la flotta da sbarco nipponica, gli americani non erano in grado di dirottare alcuna nave di una certa importanza. Tuttavia, sia perle continue operazioni di disturbo dell'aviazione americana dell'Alaska, sia per le difficile condizioni climatiche, le operazioni nipponiche
richiesero notevoli sforzi, tanto che una terza nave portaerei fu dirottata sulle
Aleutine. Ma già alle metà di giugno la conquista delle isole era un fatto compiuto. Nella foto in alto fanterie nipponiche all'attacco di una
postazione americana di Kiska. In basso a sinistra bivacco nipponico nella neve durante la
penetrazione all'interno dell'isola. In basso a destra la baia di Kiska dopo un attacco dell'aviazione navale americana. |
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