| RISCOSSA U.S.A. A GUADALCANAL
Nell'agosto del 1942, con l'occupazione di Guadalcanal, nelle Salomone, e con la conquista di
alcune isole dell'arcipelago delle Aleutine, i giapponesi raggiunsero il culmine della loro potenza
nel Pacifico. Ma, proprio in quel momento, quando sembrava, che più nulla potesse opporsi alla
loro espansione, cominciò la crisi nipponica. Il primo segno della ripresa offensiva americana si
ebbe nella battaglia di Midway, quando i nipponici, nel giro di poche ore, persero tutte e
quattro le portaerei impiegate nell'azione e furono costretti a rinunciare al tentativo di sbarco nella
isola. Fino ad allora è importante rilevarlo le loro perdite erano state pressoché
insignificanti: tre cacciatorpediniere silurati da sommergibili e due affondati dalle batterie di Wake, oltre
alla portaerei « Soho » affondata nella battaglia del Mar dei Coralli. Maì, quindi, nella storia,
successi tanto importanti, su un così vasto fronte, erano stati ottenuti ad un prezzo così basso.
Ma, con la battaglia di Midway la situazione cambiò radicalmente. Cambiò, soprattutto, il
rapporto delle forze in campo, poiche mentre i giapponesi cominciavano a risentire delle perdite
sempre più elevate di aerei e dei piloti sperimentatissimi, che costituivano il nerbo della sua
aviazione navale, gli americani si andavano risollevando dal colpo a sorpresa di Pearl Harbour e le
loro squadre venivano raggiunte sia dalle navi sottratte allo scacchiere atlantico, sia da quelle
uscite dai cantieri. Della battaglia di Midway riferiamo ampiamente nelle didascalie. E' però il caso
di rilevare anche qui che, nell'azione, l'elemento sfruttato dagli americani fu la sorpresa tattica
e strategica. I nipponici, infatti, credevano di poter operare a colpo sicuro, in assenza del
grosso della flotta avversaria, da loro ritenuta all'ancora a Pearl Harbour. Invece l'amm. Nlmitz,
decifrati alcuni messaggi radio nipponici, potè predisporre tutte le misure difensive e lanciare gli
apparecchi delle sue portaerei al momento opportuno, cogliendo in crisi il nemico che aveva
già inviato i suoi bombardieri a martellare le basi terrestri di Midway. La fortuna fece il resto e,
una volta privi di protezione aerea, per la perdita delle loro basi galleggianti, i nipponici non
ebbero altra scelta che la ritirata verso le basi metropolitane. Molto più complessa, nel suo sviluppo, nelle
sue premesse strategiche e nelle sue conseguenze nel quadro generale del conflitto nel Pacifico,
la lotta per la conquista di Guadalcanal. Quest'isola, come Midway, aveva un'evidentissima
importanza per ambedue le parti contendenti. In mano ai giapponesi (che al momento dell'attacco
americano stavano completando la costruzione di una importante base aerea) sarebbe stata la
piattaforma di lancio per una serie di pericolose incursioni verso le basi australiane e per nuove
operazioni offensive verso le isole Ebridi e la Nuova Caledonia. Cioè verso, il dominio totale e
incontrastato del Mar dei Coralli. In mano agli americani, invece, avrebbe alleggerito il duro servizio
delle portaerei, costrette ad operare lontanissime dalle loro basi di armamento, e sarebbe
servita a neutralizzare la grande base nipponica di Itabaul. Ben si comprende, quindi, l'accanimento con
cui fu combattuta la battaglia di Guadalcanal che, iniziatasi il 7 agosto 1942 con lo sbarco di
una divisione di Marines, continuò fino al febbraio del 1943 senza tregua nè in mare nè a terra
nè in cielo. Migliaia e migliaia di uomini furono condotti a combattere e a morire su quell'isola
inospitale. Centinaia di navi operarono nelle sue acque, trovandovi spesso la loro liquida tomba.
Migliaia e migliaia di aerei volteggiarono nel cielo di Guadalcanal, di Tulagi, di Savo, di Santa
Cruz bombardando, mitragliando, silurando. Sul mare le battaglie più
importanti furono quelle di Savo e delle Salomone Orientali. La prima si concluse con una strepitosa
vittoria nipponica. Infatti gli incrociatori giapponesi che, nella notte dell'8 agosto, entrarono nello
stretto di Savo, ebbero la fortuna di non essere avvistati e poterono distruggere tutta la squadra
di incrociatori che era rimasta in rada per proteggere il convoglio di sbarco. Solo un errore di
valutazione del comandante giapponese salvò il convoglio da una fine drammatica che avrebbe
avuto incalcolabili conseguenze e forse avrebbe determinato l'abbandono
di Guadalcanal da parte degli americani. La battaglia delle Salomone Orientali, invece, combattuta ancora una volta
dalle sole portaerei, fu un insuccesso giapponese. I nipponici vi persero una delle poche portaerei
disponibili in quel settore. Ma, oltre a queste azioni di massa, vanno
segnalati anche altri attacchi fortunati, come quelli dei sommergibili nipponici che affondarono, fra
l'agosto e le metà di settembre, la portaerei « Wasp », danneggiando gravemente la portaerei
« Saratoga » e silurando la nave da battaglia « North Carolina ». Questi successi portarono gli
americani sull'orlo dell'abisso. Vi fu infatti un momento in cui, in tutto il Pacifico meridionale,
essi potevano disporre solo di due navi efficienti: una portaerei e una Corazzata. Ma la grande
occasione non fu sfruttata dai nipponici o per insufficienza di informazioni o, come molti
pensano, per lo stato di esaurimento in cui si trovavano dopo un ciclo operativo tanto lungo.
Certo è che, dopo il colpo fortunato di Savo, la situazione andò sempre più aggravandosi per
i giapponesi ai quali, dopo qualche mese sfuggi per sempre l'iniziativa delle operazioni. Infatti
anche le operazioni offensive nella Nuova Guinea, iniziate quasi contemporaneamente all'azione contro Guadalcanal, nei primi mesi del 1943
volsero decisamente a favore delle forze angloamericane. Cominciò invece la marcia
ascendente americana verso il lontano trionfo di Tokio. La via fu lunga, dura e sanguinosa. Lo dimostrano
le dodicimila croci che, nell'isola selvaggia e impervia di Guadalcanal ne segnano la prima
pietra miliare.
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