2a Guerra Mondiale 1942-21/B


Siluri Italiani


Inno Perù 



Nel 1942 i sommergibili italiani operanti in Atlantico dalla base di Betasom, cioè da Bordeaux, erano ridotti a undici dei 27 iniziali. Infatti otto unità erano rientrate in Italia assieme ai sommergibili reduci dal Mar Rosso che si erano appoggiati a quella base, per le aumentate esigenze della guerra nel Mediterraneo, mentre altri dieci erano andati perduti nelle varie missioni. Eppure, malgrado questa ridotta consistenza (non più di quattro unità, per volta potevano trovarsi contemporaneamente in missione offensiva), i nostri sommergibili oceanici ottennero notevoli successi, totalizzando una forte media di affondamenti. Nella foto in alto sinistra al C.C. Grossi, comandante del « Barbarigo » viene offerto a Vedette Atlantiche, il giornale dei sommergibilisti italiani in Atlantico. In alto a destra un sommergibile italiano esce da Bordeaux, trasformata dal nostro genio navale in una munitissima base autonoma. Al centro a destra il « Giuliani » alle foci della Gironda, parte per una delle numerose missioni di guerra. Il « Giuliani », assieme al « Cappellini » e al « Torcili », venne successivamente trasformato e adibito al collegamento con l'Estremo Oriente da dove tornò con preziosi carichi di materiali bellici. In basso a sinistra la strana cattura di un sommergibilista italiano nei mari dei tropici: un pesce volante. In basso a destra riunione al comando di Betasom dinnanzi alla carta dell'Atlantico. Da destra a sinistra l'ammiraglio Polachini, comandante di Betasom nel 1942; il com.te Anfossi Capo dell'ufficio operazioni ; il corn.te Caridi, Capo di Stato Maggiore della Base.


I sommergibili italiani per le loro caratteristiche costruttive non erano adatti ad essere impiegati assieme a quelli tedeschi (anche per le difficoltà derivanti dall'uso di due diversi cifrari) nelle azioni in gruppo che man mano andavano sostituendosi agli agguati solitari di un tempo. Perciò fu deciso di impiegarli particolarmente nelle zone ove il traffico mercantile si svolgeva ancora isolato o in piccoli gruppi. La loro notevole autonomia (aumentata con particolari accorgimenti tecnici) e la possibilità di imbarcare numerosi siluri di riserva suggerì inoltre di assegnare loro missioni largo raggio, in particolare nell'Atlantico Meridionale e lungo la costa del Capo di Buona Speranza. Non erano le zone maggiormente frequentate ma, se pure parecchie missioni si conclusero con la formula amara del « nessun avvistamento », i successi non mancarono. Molti nomi vanno ricordati ma, fra tutti, uno si staglia per eroismo e dedizione al dovere: quello del Comandante Carlo Fecia di Cossato che operò col magnifico equipaggio del sommergibile « Tazzoli ». Nella foto in alto una nave nemica inquadrata dall'occhio infallibile del periscopio. Al centro il siluro del « Da Vinci » è giunto a segno. In basso il comandante Fecia di Cossato ha aggiunto una nuova vittoria alla leggenda gloriosa del suo nome.

 

 



Nelle foto in alto alcuni tra i più valorosi comandanti di sommergibili italiani in Atlantico, tutti decorati di Medaglia d'Oro al V. M. 1) Il com.te Carlo
Pecia di Cossato che, al comando del smg. « Tazzoli », affondò 89499 T. di naviglio nemico. 2) Il com.te Gianfranco Gazzana, caduto al comando del smg. « Bianchi », che affondò 97717 T. di naviglio nemico. 3) Il com.te Livio Piomarta, già distintosi in Mar Rosso, caduto al comando del smg. « Marconi » dopo numerose vittorie. 4) Il com.te Primo Longobardo caduto al comando del smg. « Calvi » dopo un eroico combattimento in superfice contro unità' britanniche. 5) Il com.te Giuliano Prini caduto, al comando del smg. « Malaspina », dopo aver affondato 32978 T. di naviglio nemico. Nella foto al centro un nostro sommergibile affonda col cannone una petroliera britannica. In basso il dramma di una petroliera statunitense, colpita da siluri italiani.


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