2a Guerra Mondiale 1942-20/B


La battaglia dei convogli


Inno Malawi 



Se gli angloamericani avevano intensificato il ritmo delle costruzioni navali, i tedeschi non erano rimasti indietro. Anch'essi, malgrado le perdite crescenti riuscirono gradatamente ad aumentare il numero degli «U Bootes » sguinzagliati in tutti i mari del globo. Da dati di fonte sicura, risulta che la marina germanica, nel corso del secondo conflitto mondiale, mise in mare ben 1.175 sommergibili. La maggior parte di queste unità venne costruita durante la guerra. Infatti, mentre all'inizio del conflitto i germanici disponevano in totale di un'ottantina di sommergibili, nell'aprile del 1942 (malgrado le perdite) ne avevano 288, dei quali 125 in zona di operazioni. In settembre i sommergibili dell'Asse diventavano 485 (di cui 65 italiani). La cifra salì sempre più, in particolare nel 1943, quando i tedeschi sospesero i programmi di costruzione relativi a unità di superfice per dedicare ogni loro risorsa alla costruzione di sommergibili. Nella foto in alto il varo contemporaneo di due sommergibili ai cantieri navali di Kiel.  Nella foto in basso un quadrimotore germanico a larga autonomia, usato dal comando tedesco per la scoperta a grande distanza dei convogli nemici. In base ai rilevamenti del ricognitore, veniva dato l'allarme ai sommergibili della zona i quali si riunivano per attaccare la formazione nemica.


Con l'entrata in servizio dei nuovi sommergibili germanici da 1000 T. e italiani da 3000 T. di dislocamento, con maggiore autonomia e migliori qualità nautiche, la lotta contro il traffico marittimo anglo-americano venne notevolmente incrementata anche in settori lontanissimi dalle basi dell'Atlantico. Ad esempio alcuni sommergibili furono inviati nella zona del Capo di Buona Speranza, ove fecero molte prede. Si trattava di un punto obbligato di traffico che assumeva particolare importanza poichè Città del Capo era il porto di sosta e di rifornimento per i convogli di rifornimenti verso l'Oceano Indiano e il Pacifico. L'azione degli «U Bootes » si ricollegava quindi a quella dei sommergibili giapponesi operanti nell'Oceano Indiano fin quasi al Canale di Mozambico. Per poter svolgere più a lungo le proprie missioni senza rifornirsi a terra, i germanici organizzarono anche basi mobili per il rifornimento dei sommergibili con unità di superficie, che in gran parte riuscirono a sfuggire al blocco anglo-americano e con rifornitori. Nella foto in alto rifornimento di siluri a bordo di un « U boot ». Al centro il siluro magnetico, realizzato dalle marina italiana e tedesca sin dai primi mesi del 1942. La differenza tra la nuova arma od i precedenti modelli consisteva essenzialmente fatto che, mentre i vecchi siluri esplodevano per urto contro il bersaglio le nuove armi entravano in azione a distanza ravvicinatissima dall'unità. Infatti la massa metallica del bersaglio provocava, per il suo magnetismo, una corrente elettrica che, dalla bobina A, attraverso l'amplificatore B (alimentato dalla batteria C), provocava l'esplosione dell'acciarino D e quindi della carica esplosiva. In basso un sommergibile in navigazione nell'Atlantico.


Tranne che nelle acque dell'Atlantico Meridionale e in quelle dell'Oceano Indiano, il ritmo vertiginoso degli affondamenti indusse gli anglo-americani ad evitare di far navigare navi isolate. Unica salvezza contro i sommergibili erano infatti i convogli che furono poderosamente scartati, non soltanto da navi da superficie ma anche da aerei. Anzi per evitare che fuori del raggio di autonomia degli aerei terrestri i convogli restassero senza protezione, gli alleati cominciarono sistematicamente a far scortare i piroscafi anche da navi portaerei. Poichè, per le perdite subite nel Pacifico e in Mediterraneo, tale tipo di nave scarseggiava, furono allestite le « portaerei di scorta », realizzate trasformando con ponti di volo alcuni piroscafi particolarmente adatti. Nella foto in alto un convoglio, avvistato da un ricognitore germanico, manovra per sfuggire alla caccia dei sommergibili che si scatenerà sulle navi in base ai dati forniti al comando dello ammiraglio Doenitz e subito ritrasmessi agli a U Bootes. In basso la fine di una petroliera, centrata dal siluro di un sommergibile tedesco.


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